Archivio storico dell'arte — 1.1888

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DI PIETRO LOMBARDO ARCHITETTO E SCULTORE VENEZIANO

tempi quando occorreva qualche sinistro, primo se advertiva se ne poteva essere alcuna causa per
la qual i Dei potessero esser irati. La S.ria v.ra è sapientissima, et in questo non mi extenderò
piui oltra, ma dessenderò a le promesse a me facte per le qual sempre ho sperato non solurn per
quanto meritasse cum le opere e fatiche mie, ma quando nulla in me fusse per la clementia e bontà
de la S.ria v.ra non me havesse mai a manchar : l'opera è quasi al line per quanto apartien a me,
per quanto apartien a la S.ria v.ra, quela sa come mi trovo. Io per non manchar de fede e per far
cossa de perpetua gloria e fama de la S.ria v.ra non mi ho sparagnato in alcuna cossa aspetando
el tempo sereno et la facilità et el tempo mio è impegnato che è contra quello sperava. Et se
puoi judicare per chadauno che el servo sia in pegno per el signor e tanto più quanto el signor
in ogni sua opera et andamento sempre sia stato et sia pieno de liberalità: per la qual cossa prego
la S.ria V.ra se degni prima a le mercede mie o de danari o de grano o de vini o come a quella
par, perchè la necessità mi caza. Io sum parato se la S.ria v.ra mi manda uno over do boni burchi
de qui de mandarli de li cargi de lavori cum honor e fama de la S.ria v.ra et el lavor etiam sarà
meglio collochato de lì cha de qui apresso de mi al deschoverto dove non avanza niente e mandan-
dosi de li apreso ognuno sarà ferma imprensione et notitia che la 111.ma S.ria v.ra non mancha
de la promessa et data fede sua si apreso messer Domenedio come de mi al qual concorendo molti
come fano, me dano a fianchi digando buto via l'opera et el tempo per la S.ria vostra. Il che etiam
che a me sia de amaritudine è de molto mazor incargo de la S.ria v.ra la qual prego ge provedi
et a me soccori come de le fatiche mie, nò vegli manchar per alcun modo, nec alia.

v< Venetiis die (5 mensis januarii 1449.

« Servitor 111.me D. v.re Petrus Lombardo sculptor.

(foris) « Ill.mo ac Ex.mo D.no D. Francisco de Gonzaga Mantue marchioni ac D.no suo Col-
lend.mo, Mantue ».

A commento di queste lettere noi aggiungeremo alcune poche osservazioni.

E noto come la più segnalata impresa guerresca per cui andò celebre il nome di Fran-
cesco Gonzaga fosse quella battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495, in cui egli, capitano generale
dell'esercito veneziano, tentò sbarrare la strada a Carlo Vili, che volea tornarsene in Francia
dall'Italia conquistata col gesso. In quella sanguinosa giornata Francesco corse grave pericolo della
vita, onde, religioso com'era nonostante difetti e vizi piccoli e grandi, 1 ebbe ad invocare l'aiuto
della Adergine, promettendole, se l'avesse salvato, la erezione di una chiesa in Mantova. Francesco
rimase incolume, ed egli attenne la promessa. Quando fu compiuto il primo anniversario della bat-
taglia, si inaugurò in Mantova la chiesa di Santa Maria della Vittoria, architettata da Bernardino Ghi-
solfi, di cui era splendido ornamento quel bellissimo e conosciutissimo quadro della Madonna in
trono di Andrea Mantegna, che nel secolo passato doveva, con tanti altri capolavori nostri, varcare
le Alpi per sempre.2 Se non che non sembra che quello fosse l'unico voto del marchese Francesco
in quel torno. Le lettere pubblicate qui addietro ci attestano esplicitamente che alla fine del 1495
o nel principio del 1496 il marchese aveva ordinata un'altra cappella votiva, la quale, secondo
plausibile ipotesi espressa da altri, non è improbabile dovesse far parte del palazzo di corte. Se
questo secondo voto del marchese avesse relazione col primo o se si riferisse ad alcun altro dei
travagli da lui sofferti in quel tempo, a noi non è dato di stabilire. È certo peraltro che se anche
in seguito parve raffreddarsi nel proposito di costruire quella tal cappella, tanto da provocare con-
tinui e giustificati lamenti da parte del povero artefice cui ne aveva commesso la cura, in sulle
prime egli dovette dare a quel lavoro importanza non piccola, perchè, non contento degli artisti
locali, si rivolgeva ad un architetto e scultore che doveva ormai godere di non mediocre nomi-
nanza, Pietro Lombardo.

1 La sua morte estesamente descritta dal Donesmondi, Istor. ecclesiastica di Mantova, Mantova, 1613-16, li, 126-129,
somiglia a quella di un santo. 11 Donesmondi certo colorisce, com'è nelle sue abitudini; ma i fatti principali da lui narrati
sono veri, giacché concordano con le attestazioni degli altri storici.

2 Cfr. Portioli, La Chiesa e la Madonna della Vittoria di A. Mantegna in Mantova. Mantova, 1883.
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