Archivio storico dell'arte — 1.1888

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A. LUZIO, R. RENIER

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Gloriosa famiglia di artisti naturalizzati veneziani, questi Lombardo, che traevano l'origine
da una piccola terra della valle di Lugano, particolarmente ferace di buoni maestri di muro. 1
Lasciando il ramo di Ferrara, che a noi non interessa, dei Lombardo veneziani era Pietro il
capo. Miglior architetto che scultore, « giunse a tramutare l'architettura dal gotico al romano,
serbando elegante originalità di pensiero congiunta a somma squisitezza di esecuzione ». 2 Già
poco dopo la metà del xv secolo cominciò egli ad aver qualche fama, e questa doveva essere di
molto cresciuta in appresso, giacché nel 1482 messer Bernardo Bembo, governatore in Ravenna,

10 eleggeva a ristorare colà il sepolcro di Dante, cioè a racchiudervi l'antica arca in una cappella
e a decorarla di sculture. 3 Né solo quest'opera (del resto mediocre, come tutti sanno che ebbero
occasione di vederla) avea compiuta Pietro prima che gli giungesse la commissione dal marchese
di Mantova. Dal 1481 al 1481) egli aveva eseguito, se non interamente ideato, quel gioiello d'arte
del Rinascimento che è la chiesa veneziana di Santa Maria dei Miracoli, 4 ora acconciamente
restaurata. Improbabile non ci parrebbe che appunto quella elegantissima chiesa, coi suoi fregi
cosi originali e leggiadri e quella ricchezza di disegno che v' è profusa, invogliasse il marchese
Francesco, il quale ebbe più volte occasione di recarsi a Venezia dopo il 1489, d'avere egli pure
nel suo palazzo qualche opera di quell'insigne Lombardo.

Questi dovette venire a Mantova, come accennammo, verso la fine del 1495 o poco dopo,
giacché, in una sua lettera del 23 febbraio 1490, che qui non si pubblica, dice di non aver più ri
cevuto denari dopo la sua partenza dalla corte dei Gonzaga. Pare infatti che per cominciar l'opera,
di cui Pietro doveva lavorar i marmi in Venezia, il marchese gli desse solo quei 200 ducati di cui
parla nella lettera I qui prodotta. Per condurre innanzi il lavoro egli aveva tirato fuori di tasca sua
molto altro denaro, ed ora non sapeva come soddisfare agli impegni contratti. Nel gennaio del 1497,

11 Lombardo si recò a Mantova un'altra volta, perchè nella lettera II (che è del 10 marzo), dice di
esserne partito da più di un mese e mezzo. Fino allora non aveva avuto che 433 y2ducati, mentre ne
aveva spesi 1500. Le lagnanze mosse gli fruttarono l'invio di un centinaio di ducati, poiché nella
terza sua lettera (che è del 9 giugno 1497) i ducati diventano 533 1/2. Dai 1500, come si vede,
eravamo ancora distanti, e il povero Pietro stava a disagio, con la roba sua impegnata. Non sap-
piamo veramente se in queste sue continue querimonie non ci fosse per avventura anche un
poco di esagerazione, non essendo del tutto probabile che un artista cosi nominato, costruttore di
chiese e palazzi a Venezia e fuori, destinato a dirigere i lavori architettonici e scultorii della
sontuosa residenza dei dogi, 5 dovesse veramente patire tanta miseria per quel ritardo nel paga-

1 Che i Lombardi fossero proprio di Venezia sostenne con particolare proposito il Cicognara, Storia della scultura, II,
154-55; altri, appoggiandosi al loro nome, gli vollero provenienti dalla Lombardia. L'acuto e circospetto Burckhardt rico-
nosceva non esservi ragione storica alcuna per giustificare questa provenienza; ma si appoggiava tuttavia ad una ragione
di stile artistico, scrivendo di Pietro Lombardo: «Dodi zeigt seine Kunstweise, namentlich in den schlanken Gestalten, den
scharfen, knittrigen Falten, dem flachen Reliefstil so mamiigfache Verwandtschaft mit der bald nach der Mitte des Jahr-
hunderls unter dem Kinflusse von Donatello's Werken in Padua sich ausbildenden Plastik der Lombardei, class wir wohl
mit Recht hier seine Heimath und Lehrstàtte suchen. Freilich bildete sich der Kùnstler in Venedig bei der verwandten und
hervorragenderen Kunstrichtung daselbst, anscheinend unter dem Einfluss der Rizzi, rascli zum echten Venezìaner imi ».
(Der Cicerone5, Leipzig, 1884, III, 430). L'osservazione del critico d'arte veniva recentemente confermata da alcune notizie tratte
dagli atti notarili di Venezia. Ivi Pietro Lombardo è detto « tiolo de ser Martino de Charona taiapiera in Vinesa» (Cecchetti,
Saggio di cognomi ed autografi di artisti in Venezia, in Archivio veneto, XXXIII, 1887, 422). Il padre di Pietro adunque non
era veneziano; ma di Carona luganese, che in quel tempo apparteneva al ducato di Milano, e d'onde mossero parecchi architetti
e scultori, come mostrò il Caffi, Di alcuni architetti e scultori della Svizzera italiana, in Arc/t. stor. lomb. XII, 1885, 66-68.
La notizia della origine vera dei Lombardo riuscì molto grata ad alcuni studiosi di storia d'arte, che la comunicarono in
varie riviste, quali il Bibliofilo, Vili, 137,l'Arte e Storia, 1887, n. 24, YArch. stor. lomb. XIV, 625, il Bollettino storico della Sviz-
zera italiana, IX, 172. Se il fatto della origine caronese è ormai indubitato, non altrettanto sicuro ci sembra che Martino e
gli altri Lombardo appartenessero, come il Cadi vorrebbe [Arch. lomb. cit. p. 67 e Bibliofilo cit.) ai Solari, vera coionia di
architetti lombardi, dei quali il medesimo Caffi ha altra volta {Arch. stor. lomb. V, 1878, 672-93) dottamente discorso.

2 Selvatico, Sulla architettura e sulla scultura in Venezia, Venezia, 1817, p. 185. Dall'opera eccellente del Selvatico
sono prese tulle le notizie su Pietro e sugli altri Lombardo che citano gli annoia tori del Vasari nel commentario alla
vita del Carpaccio. Vedi Vasari, ed. Sansoni, III. 674 seg.

8 Vedi l'opuscolo Sepidcrum Dantis, Firenze, lib. Laide. 1S83, pag. 10 e 21. La data 1483, ivi assegnata, è erronea.

4 Cfr. su di essa Selvatico, op. cit., pp. 185-89.

5 11 9 marzo 1499 egli ebbe titolo legale a stipendio di soprastante alla fabbrica del palazzo ducale, in sostituzione di
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