Archivio storico dell'arte — 1.1888

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442 CESARE MACCARI E LE SUE PITTURE NELLA SALA DEL SENATO

ed egli sta immoto, romanamente. E il sole splende nel fondo, su quel mare di teste, rischiarando
le mura di Roma. Nella terza parete laterale, Catilina, come reietto dai colleghi, sta nel suo scanno
isolato, e si contorce alle parole di Cicerone. I senatori, secondo la loro natura, esprimono i sen-
timenti da cui sono animati: chi guarda ironicamente a Catilina, chi medita, chi discorre col com-
pagno, chi sta in attento ascolto; e Cicerone, con gesto oratorio, apre le braccia, e lancia la sua
fiera invettiva. Nelle pareti, ove s'aprono le finestre, stanno in due scene Curio Dentato, che rifiuta
i doni de' Sanniti; e Papirio, a cui un Gallo, compreso da timore, sta per avvicinarsi: due scene
in cui il Maccari, per ottenere effetto, fu vibrato di colore, e cercò forti contrasti di luce e d'ombre.
In quella di Curio Dentato potente è la coloritura del Sannita, che offre ricurvo un vaso d'oro e
tappeti: la faccia dell'offerente è rischiarata dai riflessi dell'oro e dai tappeti variopinti, mentre la luce
striscia sul dorso di quest'uomo, e ne disegna l'occipite. Potentemente resa è pure la varietà dei
toni del bianco nella scena dell'Appio Claudio: la benda bianca di Cinea, i manti bianchi, la barba
bianca di Claudio, la bianca luce che entra dalla porta, e segna, e distacca i profili dei senatori
affollati. Rimane incerto quasi se la pittura sia ad olio piuttostochè ad affresco, tanto è il giuoco
delle tinte, la modellatura solida e piena, la ricerca sicura dell'effetto generale.

Per chi pensi come la pittura ad affresco non conceda pentimenti al pittore, e che a tratto a
tratto, quasi a pezzi di mosaico, egli deve comporre le sue scene, conviene restar compresi dalla
più alta meraviglia, innanzi a campi dipinti così vasti, con colore di tanta freschezza e con intona-
zione così rigorosa. Il Maccari, che aveva composto i suoi cartoni con infinita cura, aveva nel-
l'occhio tutta la sua scena. Già nelle composizioni dei cartoni, egli non aveva variato di molto
lo schizzo primitivo che presentò al concorso: soltanto, e fu gran bene, semplificò i contorni de' suoi
quadri. Mentre negli abbozzi primitivi essi figuravano come tessuti in arazzo, ed erano orlati da
ricami nel basso e limitati ai lati da fregi dorati su cui campeggiavano grandi figure di littori
e di vessilliferi, nell'esecuzione invece il Maccari cercò ed ottenne contorni più semplici, si che
nulla disturba la solennità de' suoi quadri. Lungo il lavoro, sembra che un sentimento sempre più
chiaro della serietà dell'effetto e de' mezzi per ottenerlo si facesse vivo nell'artista. E cosi, mentre
le parole sei libera, sii grande, erano, nello schizzo primitivo, dipinte a cubitali caratteri nei quattro
fregi della vòlta, in modo che i fanciulli allegorici divenivano come ornati calligrafici intrecciati
a quelle parole, nell'esecuzione seppe l'artista tutto distribuire al suo posto, con fine gusto, ispiran-
dosi al nostro grande Rinascimento, abbandonando ogni cosa che derivasse da esempi di tempi e
di artisti barocchi. E pari ad un artista del Rinascimento, perchè nulla nell'opera sua venisse a
menomare l'armonia divisata e voluta, il Maccari modellò, dorò figure e ornati, condusse cornici,
vegliò all'esecuzione del più lieve lavoro. E cosi l'opera sua appare come uscita di getto dalla sua
mente, e non manifesta, come tanti lavori moderni, il contrasto, la guerra che le arti, con poca
fraternità, si fanno tra loro, quando sono esercitate da mani differenti, mosse da sentimenti di-
versi in un'opera stessa.

Se il Maccari, come coloritore, si rivela grande in quest'opera, non meno grande appare nello
studio e nella riproduzione dei caratteri. Nella scena di Catilina, pare che egli abbia dato vita ai
busti marmorei dei senatori romani che si veggono in lunghe file ne' musei. Certo, il Maccari ha
dovuto studiare, insieme con gli antichi marmi, il popolo romano nelle sue forme etnografiche più
caratteristiche e forti: spoglio da ogni concetto accademico, egli ha riprodotto uomini, non tipi
ideali di forza e di magnanimità. Quando si rievochino i freddi materiali romani dell'era napo-
leonica, e giù giù i bollenti Achilli del periodo romantico fino a noi, troviamo il Maccari accostarsi
alla verità e tradurre modernamente la storia, rintracciando nel popolo romano ciò che Alma Ta-
dema ne' suoi Sassoni non ritrova. Quando poi si pensi che oggi nel quadro romano, secondo la
moda, si ricerca più la magna solennità del loco che i fasti del popolo ; più la ricostruzione archeo-
logica di un vetusto monumento in rovina che il dominatore del mondo, ci rallegriamo davvero
che oggi il Maccari abbia dimostrato che non deve esser perduto di vista l'essenziale dall'arte.

Nella distribuzione delle figure, la scena dell'Appio Claudio, come quella che presenta le figure,
quasi tutte nel dinanzi del quadro, nel primo piano (forma questa all'affresco più conveniente) è felice
e tale da lasciare nell'animo dello spettatore la più profonda impressione. Stipata riesce invece la com-
posizione di Attilio Regolo, e ciò perchè le due porte che s'aprono, a destra e a sinistra della parete
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