Archivio storico dell'arte — 1.1888

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GLI ALLIEVI DI EAFFAELLO

DURANTE IL PONTIFICATO DI CLEMENTE VII

COSSE dalla morte di Raffaello la scuola romana e l'Italia,
quella perchè priva del suo capo, questa del suo più
grande pittore, non poteva fare a meno di disperdersi la
colonia, o meglio dovrei dire, la famiglia raccolta intorno
a lui e legata dai vincoli dell'affezione più ancora che da
quelli delle comuni aspirazioni artistiche. Il partito nemico,
ispirato da Michelangelo e diretto ufficialmente da Seba-
stiano del Piombo, si credette sicuro del trionfo e non si
astenne dal manifestare una gioia, che oltre ad essere
sconveniente, era per di più prematura.

Infatti oggi si sa, grazie specialmente alle ingegnose
deduzioni di Antonio Springer,1 con quale ostinazione
Leone X resistè alle premure dei partiti e difese gli eredi
intellettuali di Raffaello.

Io mi propongo, in questo breve saggio, di mostrare, con l'aiuto di alcuni documenti inediti,
ciò che avvenne durante il pontificato di un altro Medici, Clemente VII, degli ultimi avanzi della
falange che Raffaello aveva raccolta sotto la sua bandiera. Si sapeva già, per la testimonianza del
Vasari, con quanto zelo questi luogotenenti di Alessandro difesero la memoria del loro capo vene-
rato; il Rosso, che si era permesso di vilipenderlo, fu minacciato di morte e obbligato a nascon-
dersi. 2 I documenti di cui più oltre si troverà l'analisi, aggiungono delle particolarità non prive
di interesse, a quanto credo, sulla sorte di parecchi allievi del maestro. Giulio Romano e Giovanni
Francesco Pernii continuarono durante tutto l'anno 1524 a lavorare nella sala di Costantino (sala
dei Pontefici, cosi chiamata a causa dei papi che vi sono rappresentati). Essi riceverono per questo
titolo dei versamenti di 50 ducati in media al mese: « 1524, febbraio: due. 50 d'oro di Camera,
pagati a «Tulio et Giovan Frane0 pictori a buon conto per dipingnere la sala delli Pontefici ».
Il 9 marzo, l'8 aprile, il 20 maggio, il 7 luglio, il 4 agosto, 1' 11 ottobre, ecc., sono fatti loro paga-
menti analoghi; sotto quest'ultima data il Penni riceve i 50 ducati per sè solo, mentre che M. Bal-
dassarre da Pescia ne riscuote altrettanti per conto di Giulio Romano. 3 L'ultimo versamento ebbe
luogo il 3 luglio 1525.

« 1525, 2 marzo. D. cento d° di Cam. pagati a m. Baldassarre da Pescia per Julio pictore
e d. 50 pagati a Giovan Frane0 pictore, e sono acconto della pictura della sala de' Pontefici

1 Raffael und Michelangelo, 2a edizione, t. II.

2 « Per la sua mala lingua, essendo lui in Roma, gli aveva detto tanto male dell'opere di Raffaello da Urbino, che i
discepoli suoi lo volevano ammazzare ad ogni modo; da questo lo campai guardandolo dì e notte con grandissime fatiche ».
Benvenuto Cellini, Vita, ediz. Tassi, t. I, pp. 433-131.

3 Firenze, n. 327, ff. 3, 16, 17, 19, 21, 32 v.
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