Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

Gian Francesco Gonzaga,1 ma su questa sua prima
dimora colà, che dovette durare poco meno di due
anni, mancano precise notizie: solo sappiamo che il
pittore era ancora a Mantova nel marzo del 1441, e
questo risulta dal seguente mandato marchionale,
riferentesi a debiti che l'artista aveva contratto in
quella città:

« Pro Pisano pictore de Verona.
« De consensu nostro.

« Mandato etc. — Rector generalis introituum pre-
fati domini faciat debitorem Pisanum de Verona picto-
rem de ducatis centum octuaginta in rationem sol-
dorum octuaginta sex parvorum prò ducato erga
creditores nonnullos quibus ipse Pisanus obligatus
est, qui quidem ducati retinebuntur ad pagas suas
et hoc absque fìdejussione.

« Antonius Zeno prefati Illu. domini scripsit xxvij
martii 1441, ad eius mandatum ». 8

Poco dopo il Pisanello passò a Ferrara, ove fece
breve dimora, poiché il 16 agosto 1441 tornò di nuovo
a Mantova, 3 e qui rimase quasi altre due anni, cioè
fino agli ultimi di febbraio del 1443. Sui lavori che
esegui pel marchese Gian Francesco abbiamo molto
scarse notizie e poco v1è da aggiungere a quel che
ce ne lasciò scritto il Facio; 4 la distruzione dei re-
gistri di spese gonzagheschi ci lascia all'oscuro in-
torno alle pitture del Pisanello in Mantova; e solo
documenti posteriori, che riferirò più avanti, ci ram-
mentano un suo quadro in tela con Dio Padre, e una
sala dipinta a fresco che rovinò in parte nel 1480.
Un solo documento, e anche questo di poco interesse,
ho trovato nel Libro in cui sono notate te spese per
il mantenimento necessario della Corte et della fa-
miglia tutta delMco Sr Mse di Mantova, 1442-1441;
ma appunto perchè sul nostro artista v'è insufficienza
di notizie, non credo superfluo riprodurre la noti-
cina che è in quel libro a carte 104 r.

« Pisanus pictor debet habere singulo mense
Libr. i.j candelarum cere et sepi et Libr. u olei
boni ». •'

1 Non ho potuto trovare nell'archivio di Mantova la lettera di
Paola Malatesta citata dal conte D'Arco ; invece il signor Stefano
Davari mi ha comunicato un brano di lettera del tesoriere Uberto,
diretta alla marchesa Paola, in data 12 maggio 1439 che dice:

« Ulterius adviso la Cel. V. che de comandamento del prefato
111. S. nostro bisogna che] Rectore faza una promessa de ducati 80
per el Pisano pictore ».

2 Archivio Gonzaga, Registri dei decreti.

3 Venturi, 77. Pisanello a Ferrara, in Archivio Veneto, XXX,
p. 40'J.

4 Facii, De viris illustribus, Firenze, 1715: « Mantuae aedicu-
lam pinxit et tabulas valde laudatas

5 Questa annotazione è scritta sul sommo della pagina, che resta
poi bianca; probabilmente sotto dovevano farsi altre note relative
al Pisano, che non furono fatte. Così a carte 100 si vede egualmente
l'annotazione: « Scriptores et miniatores debent habere singulo mense
Lib. u candelarum sepi et libr. mj olei boni tempore yemis « ; ma
non vi sono altre indicazioni.

Il Pisanello partì da Mantova verso la fine di
febbraio del 1443 per recarsi a Ferrara, e appena
giuntovi scrisse al marchese Gian Francesco Gon-
zaga una lettera, oggi perduta, cui questi rispose
colla seguente:

« Pisano de Verona.

« Dilecte noster.— Havemo veduto quanto ne scrivi
del tuo esser venuto lì, donde non poy partirte et
perchè tu di1 che riservi a dirne a bocha più oltra,noy
te oldiremo voluntera, ma non sapiamo già quando
trovarne a Ferrara e quelli che dicono siamo per
venir lì, sanno cossa che non savemo noy. — Man-
tue, iij marcij 1443 ». 1

Alcuni mesi più tardi il marchese rispondeva
così ad una richiesta di danari che gli faceva il pit-
tore:

« Pisano de Verona in Ferraria

« Egregie dilecte noster. — Habiamo inteso quanto
per una tua lettera ne scrivi de la deliberatione per
te facta etc. E rispondendo dicemo che de ogni tuo
aviamento e bene ricevemo piacer come sempre ri-
ceveressimo. Ala parte del subsidio che ne adimandi,
dio sa che al presente non ge habiamo el modo et
cussi te poressemo proveder come volar. Ma quanto
più tosto serà posibile, te faremo el dever tuo, che
cossi è la nostra intencione. — Burgifortis, xi septem-
bris, 1443 ».

Non è ben certo quale fosse la deliberazione a
cui accennava il Pisano nella sua lettera; parrebbe
però, da un'altra che gli dirigeva il marchese alcuni
mesi appresso, che l'artista fin da questo tempo fosse
stato invitato a recarsi alla corte del re Alfonso di
Aragona a Napoli e che cercasse di esser pagato dai
principi che aveva servito, per andare colà libero da
ogni impiccio economico.

Più importante è la lettera che segue, la quale
sembra debba riferirsi ad un dipinto su tela eseguito
dal Pisanello pel marchese di Mantova:

« Pisano de Verona in Ferraria.

« Egregie dilecte noster.— Havendo inteso che tu
hai portato cum ti una nostra tavola de tela suxo
la qual è pincto nostro signor dio, mandemo lì questo
nostro cavallaro por tuorla, ala qual debbi darla in
forma che non si possa guastare, chel ce la reporti.
— Mantue, x novembris 1443 ».

L'ultima lettera parla del progetto che il pittore
aveva fatto, di recarsi a Napoli ; il marchese si scusa
di non potergli inviare i danari che gli doveva e gli
promette di farglieli avere prima della sua partenza :

i Areh. Gonz. Copialettere marchionali. Anche le tre lettere
seguenti sono contenute negli stessi registri.
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