Archivio storico dell'arte — 1.1888

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Senz'ardire di risolvere la questione, richiamiamo
l'attenzione del lettore su quanto scrisse Germiniano
Poggi nel 1652- La pittura era allora cosi male ac-
concia da ritenere irremediabili i danni sofferti per
F umidità. Se si pensa poi che il quadro fu riparato,
mascherato da restauratori, possiamo noi oggi discu-
tere seriamente innanzi a quella larva dell'antico
dipinto? D'altri quadri di Raffaello trovasi parola
ne' documenti qui riprodotti e fra gli altri di un Dio
Padre, proveniente da Perugia, probabilmente cimasa
di un'ancona da altare, sconosciuta oggidì; e della
copia di Andrea del Sarto tratta dal ritratto di Leon X
di Raffaello, della copia che parve meravigliosa al
Vasari.

Morto Francesco I d'Este, Alfonso IV ne continuò
le tradizioni, come ne fanno fede documenti che qui
riportiamo. Ma troveremo in essi come lo scopo di
far regali alle grandi corti d'Europa istigasse alle
ricerche. Notevoli sono le relazioni che da Roma
furono inviate a Modena sulle opere d'arte da sce-
gliere per farne dono. Relazioni che, mentre ci
porgono notizia del mercato artistico di Roma, for-
niscono ragguagli di artisti di quel tempo, del Ber-
nini, del Boromino, di Pietro da Cortona, di Ciro
Ferri, dell'Algardi, ecc. e di opere da essi eseguite.
E con gli artisti, ci passano innanzi antiquari e ri-
cercatori, amatori d'ogni specie. Fra essi il modenese
Geminiano Poggi e Fabrizio Piermattei, amici en-
trambi di un pittore allora riconosciuto per uno dei
migliori intelligenti di cose d"arte che avesse l'Italia,
Gabriele Balestrieri di Parma. Possono questi docu-
menti essere accolti benignamente come un contri-
buto alla storia delle collezioni artistiche romane
del secolo xvn.

Francesco Imparato

« Sermo Princip0

«Quanto alla supposta pitt1 a di Raffaele, della quale
ha già l'A. V. ricevuto il disegno; ho stimato bene
di farla vedere al sr Cav1' Bernini, il quale haven-
dola considerata attentamte mi dice, ch'io scriva da
sua parte in somma confidenza all'A. V. che non è
sicuramle mano di Raffaelle, ma che più tosto e del
Parmiggianino; che quanto prezzo, quando V. A. se
ne compiacesse, vi potrebbe spendere sino alla somma
di cinquecento scudi d'oro;

« Intendo ancora, che Pietro da Cortona, un tal
Pietro del Pò, et altri pittori tengono assolutami che
non sia di mano di Raffaelle; mà l'ottimo gusto e
giudicio dell'A. V. lo saprà discerner meglio d'ogni
altro.

« Il Padrone di questo quadro apparisce essere
un tal Veneziano, che fà incetta, e mercanzia di pit-
ture; Hà parlato diversam'0 circa il prezzo; tall'hora
hà moleggiato di tre mila scudi, poi è calato a due
mila di ma

« Per quanto mi si suppone, egli è qui in concetto

di haver venduto tall'hora lucciole per lanterne; e
forse gl'è riuscito col Princip" Panfilio.

«Si mostra quest'huomo ambiziosissimo, et in-
vogliatissimo della gra'a e protettone di V. A. e dice
che in ogni modo vuol capitar costà quanto prima
con questa, e con altre pittre e si vanta di haver
notizie, e faciltà per provederla d'una mano di pezzi
insigni: e vorrà egli forse ch'io l'accompagni con
due righi.

«Ciò e quanto mi occorre in tal proposito; Et
rdl'A. V. faccio riverenza humilissima.
« Di Roma li 28 Settre 1652.
« Di V. A. Serm:l

« Burnissimo, Devotissimo, et ecc
« Francesco Gualengo ».

« Sereniss0 Principe

« Il s. Cavre Calabrese pittore è stato a ritrouarmi,
e con termini di molta cortesia m'hà condotto in
uarj luoghi per uedere delle pitture. La prima uscita
è stata quella di S. Luca di Raffaele; e l'habbiamo
ritrouata così mal acconcia, che il male à mio cre-
dere è irrimediabile. Hà tré comissure à guisa di
quella del Correggio di S. Sebastiano, ma sono spac-
cati ciasc11 d'esse che ci entrerebbe un dito, et in
qualche altro luogo pure hà patito, se bene le teste
non sono tocche Egli è meno uergogna, che gran
peccato che l'Accademia de' Pittori habbia con tutta
trascuratezza lasciata andare à male così degna opera.
11 prete che ce la fece uedere che sono dodoci che
fù leuata dal suo luoco, e posta presso certa mura-
glia oue p. l'humidità hà riceuuto tutto il danno che
tiene, nè mai è stato auuertito al pericolo, ne messo
ale0 l'hà mai veduta che dà pochi giorni in qua;
lì pensiero di da opera è belliss0 rappresentando
S. Luca in atto di dipingere la Beatiss1 Vergine col
bambino, che le apare in una nube, e Raffaele per
di dietro stà tenendo di pennelli in mano ; E tutte
le figure sono grandi del naturale. Io confesso a
V. A. Ser111:l che ho hauuta una rabbia estrema ueg-
gendo così mal trattato Raffaele dell'arte della pit-
tura, e non mi marauiglio se hoggidì tutti i pittori
sono ignoranti. Domani debbo andare à uedere i qua-
del già Abate Mussi : Se ui sarà cosa di proposito
da scegliere e degna di V. A. S. ne darò il douuto
ragguaglio : Ne havendo in ciò altro da soggiungenre
à V. A. Serma con profondiss"Kl Immilla m' inchino.
Di Roma li 27 Nou'e 1652

« Di V. A. Sma

« Humilissimo e diuotiss"10 Seruo
« Gius" Poggi ».

« Serenissimo Principe,

« Capita qui così tardi il corriere di Milano che
vi restano poche hore da potere obbedire à gli ordini,
che portano le lettere, e scrivere quanto occorre per
lo medesimo.
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