Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LUCA DELLA ROBBIA ED I SUOI PRECURSORI IN FIRENZE

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So, adunque la data è esatta, Giovanni mori pochi anni dopo la morte del padre, che avvenne
nel 1525; quindi, so noi volessimo giudicare di quei lavori soltanto secondo il tempo in cui furono
eseguiti, potremmo per la maggior parte di essi tener conto anche di Andrea. Ma questi morì in
età di novant'anni; perciò sarà difficile ammettere ch'egli abbia lavorato di propria mano dopo
il 1510. Però sembra che già prima avesse affidato quasi totalmente ai figli l'esecuzione dei lavori
assunti ; cosi, per esempio, la lunetta sulla porta del duomo a Pistoia, commessa ad Andrea nel 1505,
ha in tutto il carattere dei lavori di suo figlio Giovanni, e veramente in molto maggior grado
che nel fonte della sacristia in S. Maria Novella (dell'anno 1497), in cui Giovanni appare ancora
fedele imitatore del padre.

Per conoscere le particolarità artistiche di Andrea della Robbia abbiamo olà un buon fonda-
mento nei documenti intorno a parecchie delle sue opere, ma specialmente poi nelle ampie notizie
del Vasari, il quale conobbe l'artista ne'suoi ultimi anni. Il Vasari, parlando di Arozzo, sua patria,
nomina le opere intorno alle quali Andrea lavorò per molli anni: l'altare in S. Marfa delle Grazie,
che è l'unico suo lavoro in marmo che si conosca; gli altari nel duomo, in S. Maria in Grado,
nella Venda, ecc.; a Firenze i bambini in fasce nella Loggia degli Innocenti, i rilievi della Loggia
di San Paolo, « senza molle altre, anzi infinite operi; che fece nello spazio della sua vita. » Dei
lavori intorno ai quali esistono documenti, sono ancora conservati i Quattro Evangelisti ed il fregio
nella Madonna delle Carceri in Prato (1491) e la lunetta sulla porta del duomo di Pistoia (1505);
anche la lunetta del duomo di Prato non può essere che opera sua; basii considerare l'anno
in cui fu eseguita, il 1489.

Il carattere di queste opere è cosi eguale in tutte, che non riesce difficile stabilire quello
dell'artista, e quindi attribuirgli molte altre opere in Firenze e fuori. Quella straordinaria grazia
e leggiadria dell'espressione, la bellezza delle teste, le pieghe grandi, semplici e piene di gusto,
che rendono così generalmente amabili i lavori dei della Robbia, e che perciò sono ritenute come
proprietà caratteristiche del fondatore di quest'arte, Luca della Robbia, caratterizzano precisamente
le opere di suo nipote Andrea. Non v'è quasi alcun altro artista, che come lui abbia saputo
eseguire figure di fanciulli e di giovani di tale ammaliante bellezza e grazia. Ma questa grazia
si limita più che altro all'esterno, ed il talento dell'artista non giunge ad esprimere forti caratteri,
a descrivere vive scene. Ciò è dimostrato abbastanza dall'Assunzione nella Vernia, dal Tobia in
viaggio in S. Croce a Firenze e da altri simili motivi che richiedono un movimento, sebbene
Andrea sappia rendere anche queste scene con la massima semplicità e quindi in corrispondenza
al suo talento.

Appunto per varietà di gran lunga maggiore, per vivacità e per una fresca e diretta osser-
vazione della natura si distinguono dalle opere di Andrea quelle dello zio Luca, che; ebbe nel
nipote per molti anni un fedele scolaro e collaboratore, il quale perciò presenta con lui molle
analogie. In Luca troviamo un'arte propria, sentita e inventata dall'artista stesso, in Andrea invece
un'arte derivata. Mentre Andrea, ad eccezione di alcune singole parti dell'altare in S. Maria delle
Grazie in Arezzo, eseguisce soltanto lavori in terra cotta invetriata, nei quali le figure sono quasi
sempre bianche ed il fondo azzurro, al contrario Luca, già per il materiale impiegato nelle sue
opere, ci si mostra come uno degli artisti più svariati del suo tempo: noi abbiamo suoi lavori in
bronzo, in marmo, in terra cotta ed in terra cotta invetriata. Le porte in bronzo della sacristia
del duomo di Firenze furono da lui eseguite fra il 1446 ed il 1467, la celebre balaustrata in marmo
dell'organo cogli angeli che cantano e suonano, fu compiuta fra il 1431 e il 1440; contemporanea-
mente lavorava i cinque rilievi in marmo per il campanile, che gli furono commessi nel 1437;
due altri rilievi destinati per il duomo, la Liberazione di Pietro e la Crocifissione di Pietro, ora
nel Bargello, rimasero incompiuti; nel 1442 fece il tabernacolo in Peretola, e nel 1456 ebbe l'inca-
rico di scolpire la tomba del vescovo Federighi, ora in S. Francesco di Paola. In questi due ultimi
lavori le sculture sono in marmo, le cornici architettoniche invece in terra cotta invetriata il
che dà un effetto veramente bellissimo.

Anche dei lavori di Luca in terra cotta invetriata, parecchi ci sono accertati da documenti :
fra il 1443 e il 1446 eseguì la Resurrezione e VAscensione di Cristo per il duomo, e due anni
più tardi i due angeli con candelabri per la sacristia. La lunetta della porta di S. Domenico in
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