Archivio storico dell'arte — 2.1889

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WILHELM BODE

Urbino fu eseguita fra il 1449 ed il 1551. Che i rilievi con gli evangelisti e con gli apostoli nella
cappella Pazzi in Santa Croce, 1 come pure la vòlta della cappella del cardinale di Portogallo in
San Miniato siano opere del nostro artista, è detto dal Vasari e si deduce anche dall'epoca in cui
furono compiuti. Il Vasari gli attribuisce anche i rilievi in Or San Michele e la lunetta della porta
di S. Pierino al Mercato vecchio 2 e di quella in via dell'Agnolo ; ed a ragione, giacche questi pure
presentano analogie coi precedenti ed hanno lo stesso carattere della cornice architettonica. Sulla porta
in via dell'Agnolo, sulla quale si trovano i rilievi di Luca, sono affisse le iniziali e le insegne di
papa Martino V (morto nel 1481); con molta probabilità quindi i rilievi sono di quell'epoca e sa-
rebbero per conseguenza uno de' suoi primi lavori, la qual cosa ha la sua conferma nel carattere
stesso delle sculture.

In tutte queste opere Luca della Robbia ha comuni con il suo nipote Andrea la giustezza
dell'altorilievo, la fine sobrietà nei movimenti, il gusto nella disposizione e nel panneggiamento,
la bellezza delle figure; e queste proprietà li rendono entrambi così vicini all'arte classica greca
come nessun altro scultore del Rinascimento. Senonchè, laddove in Andrea vediamo ritornare
regolarmente sempre le stesse teste, e le sue rappresentazioni, di una cerchia molto limitata, sono
quasi sempre concepite e disposte nello stesso modo, Luca al contrario in tutte le sue composizioni
è sempre nuovo ed originale, le sue figure hanno una grande varietà e sono improntate da un
naturalismo sottile e talora anzi fortemente espresso, che le fa distinguere con facilità dalle ligure
di Andrea dall'espressione spontanea ed amabile, qualche volta quasi sentimentale e debole. In
Luca è anche caratteristica la seria e bella architettura delle cornici, la loro delicata corri-
spondenza e la sagoma nonché la decorazione piena di gusto. La invetriatura de' suoi rilievi è ancora
più fina e regolare che quella di Andrea, ed i colori (e 'precisamente ne' primi tempi, oltre al
bianco ed all'azzurro, non di rado il verde, il violetto ed il giallo) sono più forti e più profondi.

Fra il Ghiberti e Donatello, suoi contemporanei più vecchi di lui, coi quali egli è di solito
nominato come capo del Rinascimento in Firenze, Luca sta circa nel mezzo. Gol Ghiberti ha
comune il grande sentimento della bellezza, il gusto nella disposizione delle scene e le belle pieghe
longitudinali delle vesti; s'avvicina a Donatello nella serietà dello studio della natura, nella sua
caratteristica di forza ed energia, ch'egli si è formata precisamente sul modello di questo. Sebbene
sotto l'influenza di ambedue gli artisti, tuttavia Luca è affatto indipendente, e la mancanza di
questo maestro sarebbe un vuoto sensibile nella gloriosa schiera dei grandi artisti italiani.

Il grande numero e la varietà delle opere autentiche di Luca, specialmente le terre cotte
invetriate testé nominate, ci danno la figura dell'artista così precisa e sotto così molteplici punti
di vista, che non è difficile riferire a lui una quantità di lavori, quasi tutti senza nome d'autore,
in terra cotta invetriata o in stucco colorato, che si trovano principalmente nelle collezioni
fuori d'Italia. Essi sono tanti e così varii, da rappresentarci l'artista più chiaramente e sotto
un aspetto più svariato. Perciò mi sembra opportuno discorrere di questi lavori dando contem-
poraneamente la riproduzione di alcuni di essi.

1 Quanto agli evangelisti, il signor K.E. von Liphart
ha espresso l'opinione, ohe essi sieno lavori di Brunel-
lesco, i quali non furono che invetriati nell'officina di
Luca. Quest'asserzione, che io accettai nel Cicerone del
Burckhardt, non credo possa più reggere. Il panneg-
giamento è anzi precisamente quello caratteristico del
nostro Luca, del quale troviamo figure in marmo simili
ed egualmente energiche nei rilievi in marmo sul cam-
panile, d'epoca anteriore. Le figure degli apostoli sulle
pareti della cappella appartengono già ad un periodo
posteriore, quando probabilmente il nipote Andrea pre-
stava valida opera ne',suoi lavori. Lo stesso deve dirsi
anche delle Virtù in San Miniato, eseguite dopo il 1459.

2 Questo stupendo rilievo, che è uno dei più bei
lavori del Rinascimento, è chiuso da sei o sette anni

in una cassa, probabilmente per essere trasportato nel
Bargello! Non so a quale autorità se ne debba attribuire
la colpa, ma devo constatare che la trascuranza dei mo-
numenti dell'arte esposti al pubblico a Firenze è quasi
generale e tradizionale. Fra altri, farò menzione soltanto
di questo fatto, che nei tabernacoli delle vie di Firenze
v'è una quantità di interessantissimi e preziosissimi ri-
lievi ed affreschi, che, chi usi in armadii o in vetrine dai
vetri sporchi, o fra le ragnatele, sono affatto invisibili
ed un po'alla volta vanno guastandosi! Sarebbe da de-
siderarsi che, anche per questo rispetto, si prendesse l'e-
sempio da Bologna, dove in tempo recente i tabernacoli
delle strade furono aperti e ripuliti, mettendo per tal
modo in luce un gran numero di interessanti opere
d'arte.
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