Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA COLLEZIONE OARRAND NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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Un dittico finamente lavorato offre su una delle placche Adamo nel Paradiso interamente
nudo e assiso fra i rami d'una quercia a cui pure si attiene colla sinistra. Egli guarda da quel-
l'alto posto gli animali che gli stanno schierati innanzi; nel basso della tavoletta sono figurati i
quattro fiumi che sgorgano da quattro spechi. Gli animali sono un'aquila, un corvo, una paniera,
una leonessa, un leone, un cinghiale, un cavallo, un toro, una volpe, una capra, una pecora, una
locusta, un orso, un elefante, una lucertola, un serpente, un cervo e una damma. Sull'altra placca
sono due scene della vita di S. Paolo distribuite in tre piani: superiormente il santo assiso su una
specie di sedia curale, ha un rotolo nella sinistra ed alza la destra in atto di benedire, secondo
il rito greco; davanti gli sta un personaggio ritto su uno sgabello, vestito di tunica e pallio, con
un libro in mano, mentre un altro, vestito similmente, sta dietro la sedia, attenendosi colla destra
alla spalliera e recando un rotolo nella sinistra. Secondo il padre Garrucci che ha pubblicato
questo dittico, 1 sarebbe qui espressa la disputa dell'Areopago e il personaggio ritto sullo sgabello
sarebbe san Dionigi. Inferiormente è rappresentato san Paolo morso in Malta dalla vipera; presso a
lui è sul terreno il fuoco acceso; gli stanno vicino tre personaggi, uno dei quali, vestito di tunica
corta e immanicata con una clamide affibbiata sull'omero destro, alza per stupore la mano; an-
che gli altri fanno atto di maraviglia, ed uno, con lunga barba, stringe colla sinistra la daga
nel fodero che gli pende a Banco. Più sotto due infermi, uno dei (piali emaciatissimo, accompa-
gnati da due altri personaggi, attendono la guarigione dal santo. Questo dittico, che è uno dei
migliori prodotti dell'arte greca, è lavorato con una finitezza mirabile e nello stesso tempo di-
mostra certamente che chi lo eseguì doveva aver studiato con amore le sculture classiche, e an-
che il nudo; vi troviamo infatti nella riproduzione d'Adamo e degli animali uno squisito senti-
mento artistico, e una esatta conoscenza delle proporzioni del corpo umano, mentre d'altra parlo
nello, scene della vita di san Paolo, v'è un movimento e quasi direi una ricerca dell'effetto pitto-
resco, che basta a sfatare tutte le viete storielle che ancor oggi si ripetono sull'immobilità iera-
tica dell'arte bisantina.

Un altorilievo, forse metà di dittico, rappresenta un' imperatrice di Bisanzio, e il Gori che
lo pubblicò, ma che ne ebbe conoscenza solo da un brutto disegno, - credette di vedervi raffigurala
Teodora moglie di Giustiniano, o anche Giustino II imperatore. L'imperatrice, coronata e vestita
di un abito ricco di perle e di pietre, ha nella sinistra uno scettro e nella destra il globo crucigero;
è ritta in piedi (nitro una nicchia, sostenuta da colonne corinzie e sormontata da una cupoletta a
costole, fiancheggiata da due aquile che sostengono col becco un festone di foglie. Il lavoro di
questo altorilievo, sebbene molto accurato, è però inferiore a quello del dittico precedentemente
descritto : solo le aquile sono improntate egregiamente, tanto che si direbbero studiate dal vero.

Di questi tempi è pure un'altra tavoletta che può aver fatto parte della rilegatura di un codice;
è divisa in due scompartimenti, circondati da una ricca cornice a foglie d'acanto, negli angoli
della (pialo sono delle testine di donna col velo in capo. Nei due rettangoli circoscritti è rappre-
sentato un identico soggetto, cioè un guerriero imberbe coronato, con paludamento, lorica a maglie
e sandali; colla sinistra regge lo scudo e colla destra trafigge colla lancia un nemico elicgli sta
sotto i piedi: la differenza tra i due bassorilievi sta in ciò che nel superiore il guerriero è volto
a sinistra, nell'inferiore a destra. L'esecuzione di questa tavoletta è piuttosto rozza, tuttavia le
figure del guerriero vincitore non mancano di una certa maestà.

Una placca di bellissimo stile ha ne^ quadrato superiore S. Pietro nimbato colle chiavi nella
sinistra, seguilo da tre personaggi, in atto di benedire, secondo il rito greco, sette individui che

1 Garrucci, Storia dell'arte cristiana. VI. 76. tav. 451
e 452. - Ho riprodotto le descrizioni del eh. Garrucci,
modificandole dove ho croduto che non fossero troppo
esatto. Noterò pure che le incisioni che egli dà di questo
dittico non sono molto felici e non corrispondono, corno
parrebbe, alle dimensioni dell'originale.

2 Gori, Thesaurus veterum d'ptyohorum. II, 267,
tav. XI. - Credo che la figura di questo avorio sia

femminile, perchè ha nella corona quel fioro a trifoglio
che l'erudito toscano disse trovarsi nell'acconciatura
■dello mogli degli imperatori: l'artista che fornì il disegno
al Gori lo aveva eambiato in un fiore di giglio araldico.
K anche da notarsi che l'estremità superiore della cupo-
letta non fu mai restaurata, come crodette il Gori, il
quale giudicava dovesse ossero in origino sormontata
dalla croce.
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