Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA COLLEZIONE GARRANI) NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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composizione, copiata forse da un originale classico, sia ben proporzionata e senza quegli strani
sbagli di prospettiva che tanto urtano nell'arte bisantina.

È anche degna di menzione una pisside riferibile circa al sesto secolo e adorna della comune
rappresentazione di Orfeo, circondato da tutta la fauna descritta in seguito nei bestiarii medioevali,
perchè vi vediamo la pantera, l'orso, il leone, il serpente, il cignale, la scimmia, il cervo, la capra e
insieme un grifone, un centauro, una sirena, un satiro. La scena, svolgendosi sulla superficie della
pisside, si cambia in una caccia fatta da tre cavalieri che galoppando inseguono delle fiere, mentre
uno a piedi trafigge colla lancia un leone. Anche qui, come ho notato a proposito del primo dittico
con Adamo e san Paolo, gli animali sono trattati con verità scrupolosa e l'artista ha avuto cura
di riprodurli in atteggiamenti diversi, evitando così quell'uniformità che è uno fra i principali
diletti dell'arte di quell'epoca: nella rappresentazione della caccia il movimento è persino eccessivo
in alcuni punti e per la ricerca esagerata dell'effetto, ne son venuti qua e là dei contorcimenti
poco naturali e non richiesti, perchè il contrasto è evidente tra il tumulto del combattimento e
la placida scena d'Orfeo che ammansa col suono le fiere.

Importante assai e per le dimensioni e per la conservazione è un cofanetto italo-bisantino
riferibile al nono secolo: non sono infrequenti nelle collezioni questi cofanetti, formali di piccoli
bassorilievi incastrali in cornici d'avorio fatte di rosoni a petali acuti, ai quali si alternano talora
delle testine di profilo e il signor Darcel, che ne ha parlato nella Gazette des Beaux-Arls, 1
paragonando lo stile e il disegno di queste figure con certe miniature di manoscritti carolingi,
ha potuto molto plausibilmente assegnar loro e l'epoca che sopra ho detto, e fino ad un certo
punto anche il luogo ove furon lavorali, che secondo i più sarebbe l'Italia. Il cofanetto Garrand,
di forma rettangolare, con coperchio a piramide tronca, è adornato da ventisette piccole placche
su cui si alternano guerrieri, suonatori, giocolieri, animali favolosi e fantastici e amorini: curio-
sissime sono quelle che rappresentano i giocolieri in atteggiamenti non dissimili da quelli dei gin-
nasti moderni; ma sovra tutte le altre meritano di esser citate tre placchette del coperchio, con
degli amorini, uno dei quali dà fiato al corno, mentre un altro si sollazza su un delfino. Lo stile
di queste figurine è così prettamente antico che, se non si conoscesse quanto influsso ha avuto
l'arie classica, specialmente in Italia e in Grecia, fino all'epoca di Carlo Magno, si potrebbe senza
esitazione assegnare ai cofanetti italo-bisahtini una data di molto. anteriore.

Veniamo ora all'arte che può dirsi più schiettamente occidentale, quantunque abbia risentito
sempre, più o meno modificata secondo i vari luoghi, l'influenza greca: la comparazione dei pro-
dotti delle due arti non prova davvero la superiorità dell'occidente, come alcuno ha creduto di
poter dimostrare in questi ultimi tempi; pur tuttavia si riscontra già nelle opere degli artisti
specialmente francesi una certa tendenza ad assumere carattere originale, che si estrinseca sopra-
tutlo nell'ornamentazione affatto differente dalla bisantina e nel modo diverso di rappresentare
certe scene di storia sacra. È noto come i Greci abbiano avuto (in dai primi tempi norme fisse
pei- raffigurare tutti i soggetti dell'antico e del nuovo testamento che potevano esser trattati dagli
artisti : i teologi vegliavano scrupolosi perchè le scritturo e le sante leggende non fossero inter-
pretate a capriccio dal pittore>„di guisa che a questi non rimaneva altra via che curare sino alla
minuzia l'esecuzione, trascurando la composizione generale ed il concello che forse qualche volta
non poteva nemmeno sentire. Di qui ne venne che dopo il grande rinascimento artistico bisanlino
successo alla caduta degli iconoclasti, l'arte andò a poco a poco immobilizzandosi, traviata da un
manierismo che la rese per cosi dire incapace di alcun progresso : dagli ecclesiaslici vennero
redatte in forma di libro le norme che dovevano guidare gli artisti nelle rappresentazioni sacre,
e mentre l'occidente latino si risvegliava per prepararsi a poco a poco ad essere ancora maestro
di civiltà, l'oriente greco invecchiava in una lunga decadenza da cui non doveva rialzarsi più mai.

I primi passi di quest'arte occidentale sono rappresentati nella raccolta Carrand da due placche,
in una delle quali è figurata la Crocifissione. Cristo è inchiodato sulla croce, che porta il cartello
con le lettere f IHS NAT e in basso stanno sei persone in questo ordine: la vergine, un perso-

1 Gaiette des Beaux-Arls. XIX. 290. - ti signor Darcel riporta ivi il disegno di un cofanetto della collozione
Basilewski, più piccolo di quello Carrand.
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