Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

naggio che raccoglie con un calice il sangue dalla piaga di Cristo, un soldato con una lancia, un
altro colla spugna, indi un personaggio barbuto che guarda commiserando, mentre san Giovanni
rivolge inorridito la faccia dallo spettacolo: nel piano inferiore vi sono sei tombe scoperchiate, da
cui escono le anime avvolte nel sudario, e sotto la croce sta un serpente raggomitolato: in alto
vi sono quattro angeli e due tondi colle personificazioni del sole e della luna; al centro si pro-
tende dalle nuvole una mano che regge una corona sul capo di Cristo. Questa bella placca che
servì forse da coperta di libro, è adorna nella cornice di piccoli intarsii in oro e può credersi del
nono secolo; l'esecuzione è molto accurata, ma la scena è disposta in modo troppo uniforme e
con troppi particolari! Oli stessi pregi e gli stessi difetti ha un altro piccolo bassorilievo che rap-
presenta il re David .seduto su un trono e circondato da diversi dignitari; anche (mesto avorio
ohe ha la leggenda f DAVIT • R • ha nella cornice gli intarsii in oro ed è riferibile alla stessa epoca
del precedente.

Un bassorilievo oblungo, di stile mollo più pozzo, è foggiato a cinque archi sostenuti da colonne
ornate, con capitèlli a foglie d'acanto; negli angoli delle volte stanno quattro colombe e tutta la
composizione è limitala superiormente e inferiormente da una ricca cornice, su cui si legge:
OC • ALTARI'] • DEDICATVM • EST < IN • ONORE • DOMINI • SALVATORIS • ET • VICTORIO-
SISSIME • SANTE • GRVCIS. Sotto l'arco centrale è ritto Gesù senza barba, con lunghi capelli
arricciati che gli cadono sulle spalle; veste tunica e pallio con ornati ed ha nella sinistra le due
chiavi e nella destra una stella; sei altre stelle sono incise nel campo, e in basso stanno sette
candelabri. 1 Gli archi vicini sono occupati da due angeli che si inchinano verso Cristo; nell'arco
estremo di sinistra v'è la Vergine, con abito gemmato e col velo in capo; in quello di destra
san Giovanni, con lunga barba, vestilo di pelli d'agnello e con un rotolo svolto nelle mani, su
cui le lettere IOHS.

Similmente rozzo è un frammento di placca che rappresenta la morte di un santo e che
doveva far parte di un reliquiario: della scena non si vede che una parte del letto su cui riposa
il cadavere: un individuo in abito ecclesiastico guarda reverente. Sull'arco che sovrasta si legge:

DE BIVS OBITV ET OBSEQVI..... e sulla cornice superiore: VBI ANGELI DEI GAVDENTES AD

CELVM....; nell'angolo dell'arco sta infatti un angelo.

Un insigne monumento che è forse di questi tempi è il flabello liturgico proveniente dall'ab-
bazia di san Filiberto di Tournus; una noia del signor Garrand lo attribuisce al nono secolo, bisso
è composto di un manico formalo da cilindri d'osso bianco, separati da nodi d'osso tinti in verde;
sul manico posa un capitello e su questo un prisma quadrangolare a lati d'osso bianco e a spigoli
verdi che serve di custodia e di sostegno al flabello. 11 manico è adorno di tralci di vile intrec-
ciali, fra cui si rincorrono degli animali; sul nodo inferiore si legge M. MICHEL; sul centrale
f IOHEL ME SCAE EECIT IN IIONORE MARIAE; sul superiore S ■ MARIA ■ S ■ AGN • S • FILIB •
S • PET • Il capitello, ne' cui spigoli sono innicchiale quattro statuette di santi, posa appunto su
quest'ultimo nodo; ma i santi personaggi che vi sono rappresentati non s'accordano ai nomi che
vi stan sotto, di guisa che pare che questo (labello abbia in antico subito un restauro. Su due l'accie
della custodia vi sono dei bassorilievi con scene pastorali e campestri; sulle altre due corrono dei
delicati ornamenti a fogliami, fra cui si vedono degli uomini e degli uccelli.

Il flabello propriamente detto è costituito da un foglio di pergamena piegalo a ventaglio che
si può aprire circolarmente; da ambe le parti è diviso in parecchie; zone decorate di iscrizioni e
di rabeschi; nella zona di mezzo sono miniate piuttosto rozzamente delle figurine di santi, accanto
ad ognuna delle quali si legge il relativo nome e così SCA.' LVCIA, SGA. AGNES, SCA. CECILIA,
SCA. MARIA, SCS. PETRVS, SGS. PAVLVS, SGS. ANDREAS; altrettanto si vede dall'altra parte
in cui, olire i santi Maurizio, Dionigi, Filiberto, Ilario e Martino, alle estremità sono dipinte due
figurine di sacerdoti, coi nomi di JVDEX e LEVITA. Non mi diffonderò molto sulla quistione se
questo flabello risalga veramente al nono secolo: per il lavoro in osso non avrei alcuna ti il li—
coltà ad ammetterlo, poiché è risaputo che allora per l'arte bisantina si apriva una nuova era di
progresso, che può paragonarsi al nostro rinascimento e che come il nostro fu determinata da

1 Sono le stollo e i candelabri dell'Apocalisse (I, 19) che simboleggiano le sotte chiese e i loro pastori.
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