Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA COLLEZIONE CARRAND NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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dimostrare che gli smalti di questo pregevole lavoro non possono risalire più in là del dodicesimo
secolo. Il riccio termina, giusta l'uso di quei tempi, in serpente e lungo l'asta sono risparmiale
in metallo dorato su t'ondo azzurro delle figurine personificanti le virtù e i vizii: il nodo è fre-
giato di quattro ovali, con soggetti della storia di Davide, e nell'anello che gli sottostà v'è una
iscrizione col nomò dell'artefice: FRATER ■ WILLELMVS • ME • FECIT. Lo stile del disegno che
risente assai del bisantino, le lunghe iscrizioni in versi leonini tracciate sul nodo e specialmente
il color turchino caratteristico mi tanno credere che questo pastorale sia stato classificato a torlo
tra i lavori limosini: esso deve spettare invece a qualcuna delle fàbbriche renane di smalti che
fin dal secolo xi erano stabilite nei conventi della Lorena e di Colonia.

Un altro pastorale, proveniente dalla collezione SoltykofF' è invece più schiettamente limo-
sino: la voluta e l'asta sono ornate di fiori e di arabeschi smaltati, e il nodo lavorato a giorno
è un intreccio di fogliami e di animali fantastici, in cui bisogna forse riconoscere i catenati. dra-
cones dei quali parla Teofilo nella sua Schedula diversarum artium.

Sono pure del duodecimo secolo e di Limoges un candeliere con figure smaltale, su fondo
riservato, un piede di reliquiario adorno con figure di pavoni e con ornamenti capricciosi in cui è
manifesta l'inlluenza orientale: una piccola scatola rettangolare sembra invece di origine renana,
al pari di una placca che rappresenta una delle vergini prudenti a smalti verdi e azzurri, su
fondo riservato, e che per i caratteri della composizione si può far rimontare anche sino al
secolo undicesimo.

Un progresso manifesto sì nella tecnica che nel disegno appare nei prodotti del secolo
seguente: e citerò una bella cassa da reliquie a forma di casa con figure di angeli e di santi su
fondo smaltato: otto placche colla paràbola, della vigna e con figure di profeti: una cassa da
reliquie di forma quadrata, sormontata da una piramide, sulle cui fascie sono espresse la Crocifis-
sione, le Marie al sepolcro, la Vergine e San Pietro, lavoro di esecuzione finitissima e insieme
di stile sobrio e severo. Più importante è una placca di rame dorato e smaltato su cui è ripor-
tata una statua di san Marziale, con smalti imitanti le pietre preziose e che al pari di una
che è al Louvre e di altre sparse per le collezioni francesi, faceva parte di una grande pala da
altare eseguita a Limoges nel secolo decimoterzo: a parte il pregio degli smalti, questo pezzo è
ammirabile anche come lavoro di scultura e la statuetta del santo seduto, che raccoglie colla
sinistra le pieghe della veste, ha un atteggiamento nobile e maestoso, senza rigidezza.

Chiude la serie di questi smalti una placchetta colla Vergine fra, due angeli, riservata su
fondo turchino, soggetto che abbiam visto trattato comunemente dai Francesi del secolo xiv
anche negli avorii.

Per gli smalti translucidi vi sono due paci fiorentine del quattrocento una delle quali è am-
mirabile per lo stile e per la conservazione: rappresenta Gesù morto sostenuto da dite angeli, e
proviene dal convento di santa Verdiana. L'altra più deperita offre lo stesso soggetto trattato però
con maggior libertà e maggior movimento, di guisa che meglio della prima si potrebbe dire uscita
dalla bottega dei Pollaioli.

Degli smalti dipinti limosini vi sono preziosissimi saggi: e prima di tutto dirò di tre trittici
di Leonardo o Nardon Penicaud, che possono annoverarsi fra le migliori e pivi accurate opere
del maestro. Il primo ha nella placca centrale Cristo fra la vergine e san Giovanni, figurati a
mezzo busto con alcuni emblemi della passione e un fondo d'architettura gotica degenerata: in
basso si vedono le iniziali dell'artista in oro N. P. e una lunga iscrizione : 2 sulle placche laterali
sono effigiati San Pietro e San Paolo. Il secondo offre al centro l'apparizione di Cristo alla,
Maddalena, che è vestita in costume orientale; ai lati due sante entro una nicchia gotica. Il terzo,
di lavoro molto più fine, ha al centro il Pt-escpio e all'esterno VAnnunciazione.

Di Giovanni I Penicaud non v'è alcun lavoro: per compenso del secondo Giovanni v'è una

1 Collcction Soltyhoff, n. 193.

2 II sig. De Labordo nell'opera citata (Notice des
emaux du Musée du Louvre) ha descritto i primi due
di questi dittici, ma ha letto male le iniziali del mae-

stro che egli cita come N. L. Dietro attento esame
posso assicurare che la seconda è realmente un P
e che ambedue corrispondono al nome di Nardon Pe-
nicaud.
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