Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

bella placchete che rappresenta VAdorazione dei pastori, disegnata e colorita egregiamente, e
una mezza figura di Madonna col bambino in cui si rivela ancora tutto il senti mento dell'arte
del quattrocento. Giovanni III ha una tavoletta colla Risurrezione assai guasta e altre cose di
minor conto.

Possono attribuirsi a Colin Nouailber dodici placchete destinate ad un cofanétto, indie quali
su fondo rosso trasparente sono figurati degli amorini: e un'altra placca con Cristo nei pretorio,
tutte di disegno piuttosto scadente.

Leonardo Limosino ha un grande tondo a chiaroscuro con Ercole che porla sulle spatte il
mondo; da lontano si vede di nuovo Ercole die abbatte l'idra: è pure sua una placchete col
busto del Redentore e può attribuirsi a lui un grande quadro, il cui soggetto è tolto da una stampa
di Marcantonio modificata. La vergine è seduta e tiene colle mani il bambino, quasi in atto di ri-
metterlo a sant'Anna che si curva sulla culla. Dietro la vergine, v'è una vecchia che innalza le
braccia in segno d'ammirazione; a destra v'è un bacino, presso al quale nella stampa sta un an-
gioletto: nello smalto invece l'angelo è sostituito da un san Giuseppe inginocchiato, mentre dietro
gli altri personaggi vi sono tre uomini in costume orientale con tre cartelli che ne indicano il
nome, GLEOPHAS, SALOMAS e IO AGI UN. 1

Una stupenda coppa con una rappresentazione della vendemmia è brinala I». lì., iniziali di
Pierre Reymond ; il coperchio è adorno di medaglioni con teste e l'esterno, insieme al piede, è
decorato di sfingi e di arabeschi nello stile del rinascimento francese. Allo stesso artista può at-
tribuirsi una grande placca con un angelo a chiaroscuro, molto ben disegnato.

Fra le opere dei maestri per ora non determinati, occupa il primo posto un bel cofanetto di
bronzo dorato e cesellato che porta un monogramma composto delle iniziali A. R. e il motto
INTEGRITELA • HONOREE (sic); il coperchio prismatico è fregiato di medaglioni con teste e at-
torno al cofanetto girano sei placchete con soggetti allegorici e amorosi in quest'ordine: l'occa-
sione, il minolauro nel labirinto, amore con due dardi, un albero a cui è abbarbicata una
vite, la corsa di Atalanta e Meleagrò e finalmente un giovane signore in costume del secolo xvi,
forse il donatore del cofanetto, che addita a una gentildonna un gran fuoco, presso cui v'è un
cartello con questi versi:

Par cez doulx feulx mon corps enduro.
Mes l'ung s'oxtaint et l'anitre dure.

Negli smalli vigorosamente coloriti dominano il verde e,il violetto: il disegno è accurato. Di
questa categoria citerò fra le altre una grande placca coli''Adorazione dei pastori, forse da un di-
segno del Parmigianino e un'altra colla Lavanda dei piedi a colori molto sbiaditi.

Due smalti dipinti che forse non sono prodotto francese hanno l'uno un Cristo alla colonna
di stile italiano, riferibile ai primi del cinquecento; l'altro, forse spagnolo, una Madonna col bam-
bino a colori vivacissimi e a smalti translucidi applicati su fondo opaco. Alcuni coperchi di sca-
tole con smalti in rilievo a fiori debbono ascriversi al secolo seguente.

Maioliche. — Le maioliche italiane non sono molte, ma sono quasi tutte di singolare bel-
lezza. Il pezzo più antico è una coppa del secolo xv, al cui piede stanno addossati tre leoni, si-
mile a quella del museo del Louvre, pubblicala dal signor Jacquemart; 2 è adorna di ornali a
graffito, del genere che Piccolpasso dice alla castellana, secondo il procedimento che i francesi
chiamano sur engobe; nel piatto della coppa spiccano due gentildonne sedule, L'ima in veste
verde, l'altra in gialla egregiamente disegnato ; ma disgraziatamente il labbro circolare manca,
tanto che questo pezzo importantissimo, più che come oggetto completo, si deve considerare come
frammento.

Segue una mattonella, analoga ad una che fu già nella collezione Pourtalès, nella quale è raf-
figuralo il martirio di, san Sebastiano : il santo ò legato ad una colonna ed i saettatori in diversi

1 Cfr. Hartsch, Le pcìntre graveur, XIV, 70, n. 63.

2 Jacquemaet, Histoire de la ceramique, 1884, pag.
320. - Questo autore attribuisco la coppa del Louvre
alla fabbrica di Città di Castello; è però notorio che

nel xv e xvi secolo esistevano numeroso fabbriche
specialmente nell'alta Italia, nello quali si lavorava sur
engobe o che devono aver dato di tali prodotti in gran-
dissima quantità.
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