Archivio storico dell'arte — 2.1889

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atteggiamenti apprestano gli archi, mentre da una terrazza alcuni personaggi in costume orien-
tale assistono al truce spettacolo; in alto pende uno stemma con uno scorpione in campo giallo.
La prospettiva degli ediflzii nel fondo e gli scorci ardili delle figure, in cui spicca evidente la
scienza anatomica, fanno pensare ad Antonio del Pollaiolo. La mattonella è marcata a tergo con
un monogramma formato dalle lettere T. B., attraversate da un ornamento che potrebbe anche
essere un segno d'abbreviazione; questa marca si vedeva anche su quella della collezione Pour-
talès, che il signor Jacquemart, fondandosi sui toni sfumati dei colori e specialmente dell'azzurro
che è il predominante, giudicò spettare all'officina di Siena o di Cafaggiolo. 1

Di fabbrica analoga è un piatto, già della collezione d'Azeglio, 2 su cui è dipinto Davide vin-
citore di Golia; il margine è adorno di arabeschi c di trofei su fondo azzurro e in due cartelle
laterali si legge il motto: SEQUJTUR ATTORIA PAMAM; posteriormente v'è la data Jo07 adì
i9 zugno.3

Importantissimo è un piatto di Faenza dei primi del secolo xvi nel (piale è effigiato quasi
totalmente a chiaroscuro azzurro il trionfo di Selene, tolto dalla celeberrima stampa che è ascrit ta
a Pellegrino da San Daniele: il margine è occupato da un fregio composto di trofèi d'armi, di
arabeschi e di strumenti musicali, e da quattro medaglioncini a fondo giallo-arancio in due dei
(piali si legge: TARDI NON PUR - MAI GRACIE DIVINE, mentre negli altri due spiccano una testa
di donna e una di guerriero colle lettere SMeFA. Un altro piccolo piatto a umbilico è dipinto ad
arabeschi in fondo turchino scuro, caratteristica delle officine di Faenza nella prima mela del
cinquecento.

Spetta a Pesaro un grande piatto col margine a righe giallo azzurre e a squame; nel centro
campeggia una mezza figura di donna in profilo colla leggenda LA FAN BELLA BELLA PV-
LITA (sic). 1

Di Deruta sono forse due altri grandi piatti, l'uno con un busto di guerriero galeato e la leg-
genda : GIITO AFRIG, l'altro con una figura di donna in'profilo e il motto: PER SIVIRE SE SEVE
(Sic): ambedue sono a ritiessi metallici e nel primo, a toni turchini e gialli, è specialmente no-
tevole quella franca maestria di disegno che caratterizza i lavori de' primi tempi dell'officina
umbra.5

Gubbio è rappresentato da' una coppa amatoria a riflessi metallici, marcata coll'N attribuito
falsamente a maestro Cencio o Vincenzo, figlio di Giorgio Andreoli: essa porta al centro un em-
blema composto di due mani che si stringono sopra un fuoco ardente sormontate da un cuore ;
intorno corre un fregio di delfini e fiori.

Finalmente per Urbino si ha un'opera magistrale di Francesco Xanlo; è un grande piatto
in cui è rappresentata a sinistra la castità di Giuseppe e a destra Putifarre che, condanna Giu-
seppe alla prigione; a tergo in caratteri azzurri v'è la leggenda: MDXXXVII. — Quel sauio clic

1 Jacquemart, op. cit. 295.

2 Catalogne de faiences ilaliennes etc. de M. le
marquis ci'Azeglio 1808; n. 15. - Questo piatto fu
venduto pei1 tiro 86.

3 Secondo il sig. Malagola (Memorie storiche sulle
maioliche di Faenza) le maioliche dette di Gafaggiolo
sarebbero tutte di fabbrica faentina e lo sarebbero anche
le due sopra descritto perchè una di esse ha la sigla
T. 11 Senza volermi pronunciare sulla importante que-
stione, e riconoscendo anzi la giustezza di molte delle
ragioni addotte dal sig. Malagola, aggiungerò qui una
osservazione che torna a sostegno della tesi da lui con
tanta validità propugnata: alcuni piatti attribuiti a Ca-
faggiolo da me veduti o trovati descritti, portano degli
stemmi a testa di cavallo coll'ostremità inferiore appun-
tata; fra questi piatti importantissimo è quello della
collozione Dutuit, figurato nel voi. XVIII, 2a serio della

Gaiette des Beaux-Arts, pag. 973, con ornamenti in
soprabbianco, e colla marca P. Ora, lasciando staro che
il soprabbianco fu usato quasi esclusivamente in Faenza
e solo per eccezione in qualche altra fabbrica del ver-
sante adriatico, m'importa notare che generalmente la
forma fiorentina dogli stemmi a testa di cavallo ò dif-
ferente assai da quella che si vede in questi piatti,
perchè ha l'estremità inferiore tronca e non appuntata;
di qui sarebbe facile cavare la conseguenza elio i piatti
cogli stemmi da me accennati non spettano alla fab-
brica di Cafaggiolo fiorentino, ma piuttosto forse a
Faenza.

1 E somigliantissimo a quello pubblicato dal Deck
(La faìcncè) a pag. 59.

■' Il piatto con Scipione proviene dalla collozione
Louis Fould, venduta nel 1860; fu pagato sole 59 lire!
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