Archivio storico dell'arte — 2.1889

Seite: 25
DOI Heft: 10.11588/diglit.17348.8
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17348.11
DOI Seite: 10.11588/diglit.17348#0049
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1889/0049
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
LA PINACOTECA COMUNALE MARTINENGO IN BRESCIA

25

della pinacoteca persiste a presentare per opera di Cesare da Sesto l, il quale non n'è certamente
l'autore, mentre crediamo il senatore Morelli vi abbia ravvisato giustamente la mano del mite e
gentile precursore e fors'anche maestro primo di Rafaello, Turbinate Timoteo Viti. 2 Opera quindi
che sia assai opportunamente a canto a quella del suo più illustre concittadino. :1

A codesti dipinti, provenienti per circostanze speciali dall'Italia centrale, si aggiunge una
piccola serie di opere di pittura dell'alta Italia, di autori riputati, quali Andrea Solari, Bramammo,
Lorenzo Lotto, Giov. Batt. Moroni, Alessandro Bonvicino, Tintoretto, ecc. — È quella cbe costituisce
propriaménte il nucleo dell'antica raccolta dei conti Tosi, collocata fin dall'origine nella signorile
loro casa edificata dall'architetto Rodolfo Vanlini.

Dopo il 1859 il municipio di Brescia si valse di quegli ambienti per ricoverarvi o bene o male
anche un cerio numero di opere d'arte, ritirato da chiese e da conventi, non che quelle dovute a
doni di privati. Se non cbe in breve volgere di anni lo spazio divenne insudiciente, si che si
dovettero tenere arrotolati nei magazzini parecchi dipinti, in attesa di una sede più adatta ed ampia.

«Preoccupata di ciò la nostra Rappresentanza comunale», come genialmente mi scrive il di-
rei lore delle pinacoteche comunali, signor Luigi Cicogna, « all'occasione della morie del conte
Gerolamo Penaroli, veniva nel proposilo di acquistare dagli eredi, che lo volevano vendere, il pa-
lazzo di questa nobile famiglia; se non che, venula all'orecchiò la cosa al patrizio bresciano, conte
Leopardo Martinengo de Barco, questi si affrettò, con lettera, ad assicurare la Giunta, cbe in
breve avrebbe provveduto lui a (ale bisogno, come fece, legando a favore del comune il palazzo
che oggi è sede della nuova pinacoteca. E non pago di ciò lo lasciava erède di una importantis-
sima raccolta di monete e medaglie, d'un'altra di pla.ch.ette, fra le quali ve ne barino di stimatis-
sime e che ora decorano il nostro museo dell'età cristiana a Santa Giulia, una biblioteca abbastanza
interessante, varii altri oggetti ed alcuni quadri.

«Ottenuto cosi di poter collocare degnamente tanta suppellettile artistica, si pensò prima di
dividere la raccolta in arte antica e moderna, ciò è a dire, a trovar posto alla prima nel palazzo
Martinengo, mentre verrebbe distribuita nei locali Tosio la seconda; ma a questo divisamente si
opposero i superstiti eredi del conto Tosio, i quali vollero che il legato tulio da lui istituito fosse
conservato nella casa all'uopo lasciata dalla di lui moglie conlessa Paolina Bergonzi Tosio. Si
dovette quindi lasciare la limitata parte antica pervenuta dal benemerito conte colla moderna e
venne trasportato tutto il resto nella nuova sede».

Splendida sede davvero, e degna di figurare in qualunque grande e cospicua città. Il palazzo
Martinengo de Barco sorge, sontuosamente ornato di statue sulla facciata, nella contraila di San
Gaetano, in prossimità della bella chiesa di Santa Afra, ricchissima essa pure per le sue interne
decorazioni pittoriche, fra le quali si distingue una insigne pala col martirio della Santa, di'Paolo
Veronese, e la tela attribuita a Tiziano, rappresentante l'episodio di Cristo coli'aduli era. La nuova
galleria è disposta per ora in cinque sale del piano nòbile, al quale si ha accesso mediante un
decoroso scalone.

Nella sala A, o vestibolo d'ingresso, stanno riunite parecchie tavole, tele e atfreschi riportali,
di mediocre pregio a vero dire. Nò saprei tacere, che vi trovo evocalo senza fondamento sufficiente
il nome di un artista valente, quale fu il vecchio Poppa, al quale viene assegnala, fra altre cose,
una lunetta colla Madonna e il Bambino, tolta dalla chiesa parrocchiale di Rodengo. Come che mi
sia noto, che gli scrittori bresciani recenti, l'uno di seguito all'altro, abbiano accettato tale opi-
nione, io non dubito che un ulterióre confronto pratico colle opere accertato di codesto capo scuola
della pittura lombarda dovrebbe facilmente riuscire a persuadere ogni buon intenditore, che la
lunetta che decorava il portale della chiesa di Rodengo è in ogni sua parte troppo meschina, troppo
insignificante per poter essere additata come opera del maestro, non ostante il suo soave aspetto

1 Vodi n. 13 nel riparto Arte amica.

2 Vedi Ivan Lbrmoi.ieff, Le opere dei maestri ita-
liani nelle gallerie di Monaco, Dresda e Berlino. - Bo-
logna, N. Zanichelli, 1886; p. 332.

3 Sì confronti il modellato del dolce viso, il genere

Archivio Storico dell'Arte - Anno II, Fase. I.

delle pieghe de' panni, dei capelli, il chiaro, roseo co-
lorito, con quanto ci manifesta Timoteo in altro sue
figuro (fra altro in quelle della sua grande tavola in
galleria di Brera), e si potrà convincersi della intima
corrispondenza.

4
loading ...