Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA PINACOTECA COMUNALE MARTINENGO IN BRESCIA

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resto, ma autenticato dalla iscrizione: Opus Vigenti Civer. m Crema 1495, che il pittore volle
notare lungo il lembo della veste di uno dei Santi.

Comunque sia, il Romanino sortì ben altra natura d'artista, e se le sue opero talvolta vengono
confuse con quelle di Giorgione e di Tiziano, ciò significa che il magistero della sua tavolozza raggiunse
tale altezza da poter dare luogo a simili illusioni. 1 Dotato di mente focosa e fantastica, come il
Dosso a Ferrara, il Pordenone nel Friuli, il Sodoma in Lombardia e massime a Siena, egli doveva
compiacersi di condurre liberamente il suo pennello sopra vaste estensioni di pareti, e divenne
quindi un frescante per eccellenza, come lo dimostrano d'altronde le molte sue pitture murali nelle
Provincie di Brescia, di Bergamo, nel duomo di Cremona, nell'insigne castello di Trento, e via
dicendo. Altro tratto comune poi fra i pittori testé nominati è quello della grande variabilità del
loro umore, che si manifesta nella gradazione sensibilissima delle loro opere, dalla maniera più
trascurata e comune alla più fine ed elevata. In fine è pur da notare per tutti insieme che, in
grazia appunto dell'entità monumentale delle loro creazioni artistiche, l'animo, le qualità loro non
possono essere intese e interpretate adeguatamente se non si siano ricercate e confrontate le traccie
visibili della loro attività propriamente nei loro luoghi di nascita e di dimora.

Confrontato col suo emulo, il Moretto, si può dire che il Romanino, se lo supera decisamente
per feracità d'imaginazione e per vivacità di motivi e di effetti pittorici, suole mostrarsi interiore
quanto a nobiltà di concelti, a soavilà e severità di tipi. Quanto al Moretto, nato 13 anni più tardi,
ben osserva il Morelli, che, all'opposto del suo rivale, rarissime volte è trascurato nelle sue
opere, e che i quadri destinati alle chiese di villaggi non furono da lui condotti con amore ed
accuralezza minore che non lo fossero quelli destinati alle città. Nè ò men vero che l'armonia
de' suoi colori si distingue altrettanto pel suo peculiare incanto, quanto per la sua originalità emi-
nentemente individuale e che la pretesa influenza esercitata sopra di lui dal Tiziano, il quale
dipinse una grande pala per la chiesa di S. Nazaro e Gelso in Brescia nel 1522, vuole essere ridotta
entro limiti assai più circoscritti e di breve durata di quello che generalmente viene ammesso;
sicché merita conferma in vero la sentenza dello scrittore francese A. F. Rio, benché fantastico e
vago di solito, 2 là dove osserva che la differenza costante fra la maniera , del Moretto e quella
della scuola veneziana non può sfuggire se non a osservatori superficiali.3

Volendo confrontare in fine le qualità dei due artisti più direttamente in una impresa fatta
in comune, basta rivolgersi alla già rammentata chiesa di San Giovanni Evangelista, e quivi pre-
cisamente nella cappella del Sacramento, le di cui pareti sono decorate di tele con episodi del
vecchio e del nuovo Testamento, e di figure di profeti e di evangelisti le vòlte. Sono opere della
buona età d'entrambi i pittori, poiché datano, come si ricava dagli archivi, dal 1521. Tanto l'uno
quanto l'altro vi spiegano le migliori disposizioni a vicenda, non senza scoprirvi per altro verso
anche le loro proprie deficienze. 4

Tornando ora alla pinacoteca, si vedrà che la grande sala accennata porge svariati esempi
di opere del Romanino, eseguite sia sulla tela, sia a fresco. Quest'ultime, a vero dire (nn. 10 e il),
sono cose assai rozze e tirate via, con una facilità di maniera nullameno, che ha del prodigioso.
Rappresentano l'una la Cena in Emaus, l'altra la Maddalena ai piedi di Oesù, e furono trasportate
sulla tela e tolte dal loro primitivo luogo, il convento di Rodengo, per conservarle nella raccolta
Comunale di Brescia. Per quanto inclinato ad ammettere che nel luogo pel quale erano state fatte
avessero a correre pericolo di andar a male, starei per credere che il loro effetto vi doveva essere

1 Rammento in proposito un quadro nella galleria
di Dresda, n. 221 : un cavaliere che tiene fra le braccia
una cortigiana, pittura fin qui attribuita al Giorgione e
che ha tutta l'impronta del Romanino, e uno splendido
ritratto di gentiluomo, citato dal Lermolieff a p. 415,
come opera attribuita a Tiziano, laddove, come giusta-
mente osserva il critico esporto, vuoisi ritenere indub-
biamente quale ereazione e fattura dello stesso valento
bresciano. Stava già nella raccolta Feuaroli,

2 Léonard da Vìnci et son école ; p. 366.

3. Vedi Lermolieff, Le opere di maestri italiani nelle
gallerie di Monaco, Dresda e Berlino,^. 411.

4 La cappella fu tutta i-istaurata pochi anni or sono,
e se lo ridorature e nuovi ornamenti vi sono riusciti
sensibilmente disarmonici, i dipinti fortunatamente fu-
rono affidati a buone mani, cioè a quello del noto cav.
L. Cavenaghi, dalle quali sono usciti incolumi e oppor-
tunamente risarciti,
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