Archivio storico dell'arte — 2.1889

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NUOVI DOCUMENTI

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« Actum in palacio apostolici in sala ante cameram
pipo Presontibus Laurentio de Canisanis laico fioren-
tino, et Thoma Andrea? bononiensi pictore, tes'tibus.

« Die XX aprilis 1518 cassata de consensu domini
Petri de Binis, quod satisfactus. Prosentibus petro Pon-
tilon et Bartholomoo Virato testibus. »

Una vigna di Raffaello. Da un atto rogato dal no-
taio Apocello « die Sabati XVII decembris 1519 », ve-
niamo a cr noscenza di una vigna posseduta da Raffaello,
della (piale non si aveva memoria alcuna. Francesco Massi
prometteva 150 ducati ad Andrea Gentile, da pagarsi
entro il mese di gennaio successivo, e a tale effetto
obbligava tutti i suoi boni e specialmente una sua vigna

«Pro quibus se et omnia sua obligavit, et in specie
quamdam ipsius d. Francisci Masii vinoam positam ad
sanctum clementem, juxta vineam d. Marii Mellini ab
uno et vineam niagistri Raphaelis de Urbino ab altero,
et viam publicam a tertio etc. »

I Massi erano famiglia romana e avevano casa alla
Regola, sulla piazza di san Martinello. Quell'indicazione,
«positam and sanctum Clementem» farebbe pensare all'a-
rea delle Terme di Tito e del sottoposto palazzo nero-
niano; ma sappiamo invoce che la vigna Mellini era
dal lato opposto, dietro la chiesa de' SS. Quattro; 1 e
appresso quella, verso il Colosseo, dovevano seguitare
le vigne del Massi e di Raffaello. Sapendosi con cer-
tezza il sito della vigna Mellini, si sarebbe facilmente
potuto, fino a pochi anni fa, determinare il luogo delle
altre due e ricercare in quella di Raffaello un nome,
uno stemma, un portichetto, un avanzo di pitture che
indicassero l'antico possessore: ina oggi tutto il terreno
è sconvolto e sull'area delle vigno si costruisce un
nuovo quartiere.

Era negli usi de' tempi di Raffaello, di recarsi
spesso alle vigno e passarvi anche qualche tempo. Il
possesso di quella vigna così vicina alle Termo di Tito
ha forse qualche relazione colle famose grotte da cui
uscì il Laocoonte, e dóve si scopersero quegli ornati, che
diedero il nome alle grottesche, così freschi di colorito
come fossero allora dipinti. Raffaello e Giovanni da
Udine primi e meglio d'ogni altro ne profittarono per
le Loggie vaticane; e una voce, senza dubbio calun-
niosa, accusò perfino Raffaello d'avor fatto rinterrare
alcune -di quelle grotte per nascondere i modelli da
esso imitati. L'aver lui posseduto una vigna così pros-
sima a quelle Terme, può forse spiegare come potesse
nascere quella voce maligna.

II quadro di san Luca attribuito a Raffaello. In una
lettera del 1652, pubblicata nel voi. I, p. 457 di questo
periodico, Germiniano Poggi, che andava in cerca di
quadri per la galleria del duca d'Este, gli scriveva di

1 Possedeva Mario Mellini una vigna su Monte Mario (v. Maz-
zocchi, Epiyrammnla, 1521), che si chiama anche oggi villa
Mellina. Una vigna del protonotario Mollini è segnata nella
pianta di Roma del Buf'alini (1551) presso la Porta Maggiore.
La vigna ai SS. Quattro presso san Clemente è notata nella
pianta del Molli.

aver vodulo il quadro dì Raffaello rappresentante san
Luca, che si conserva anche oggi in Roma presso l'Ac-
cademia di questo nomo, e deplorava il tristissimo stato
a cui ora ridotto, per trascuratezza dell'Accademia dei
Pittori. Allo stesso quadro si riferisce la lettera se-
guente, scritta oltre a mezzo secolo prima, e favoritami
dal signor Alessandro Luzio che l'ha tratta dall'Archi-
vio di Mantova. In essa, Lelio Arrigoni, incaricato del
Duca di Mantova in Roma e che cercava quadri pel
suo padrone, gli proponeva l'acquisto del San Luca, che
fin da quel tempo la Compagnia de' Pittori ora dispo-
sta a vendere. Questo quadro, che oggi da' migliori cri-
tici non è ritenuto opera di Raffaello, è detto dall'Ar-
rigoui non solo di mano di Raffaello d' Urbino, donato
da lui alla Compagnia de' Pittori, ma ò lodato come
la più bella cosa che sia in Roma et in conseguenza
in tutta Europa, in questo genere. Pare che i gravis-
simi guasti lamentati dal Poggi, per cui la pittura deve
essere stata piuttosto rifatta che restaurata, sieno po-
steriori alla data del 1601, poiché in questa lettera non
si accenna che esso fosse in cattivo condizioni.
« 1601 - 7 Aprile - Roma.

« Lelio Arrigoni a.... (forse al Castellano di Mantova
o a un segretario del Duca.)
« M.to 1111'0 S.™

« ...M. Pietro Farchetti ha due quadri in posta per
servitio di S. A. l'uno de' quali è di mano di Raffaele
d'Urbino, donato da lui alla Compagnia de'Pittori che
è la più bella cosa che sia in Roma, et in conseguenza
in tutta Europa in questo genere, et che ciò sia vero
n'addimandano d'ue milla scuti et V. S. non'stii ari-
dere perchè realmente la cosa sta così, del quale esso
M. Pietro ne ha offerto loro mille essendo la cosa in
se stessa preziosa in maniera che avanza ogni credenza
et che nelle mani di S. A. valerebbe ogni thesoro. Il
disegno di esso sarà annesso a questa mia che cosi mi
è stato promesso da M. Pietro et è un ritratto che fa
San Luca della Vergine gloriosissima. L'altro quadro è
d'incerto Autore ma di buona mano et non indegno
della Galleria di S. A. et la pittura è una Madalena
portata in Cielo dagli Angeli che fanno un bel gruppo
di figure, et questo senza fallo havrei io comprato por
l'A. S. quando non fossi stato in asso et diffìcile da
trasportarsi, ma in tela, poiché la spesa di esso sarà
intorno alli 40 scuti di Roma. So S. A. continovarà in
questo ardente desiderio di volore pitturo isquisite et
di rara eccellenza sarà el]a necessitata a far due cose
l'ima di fidarsi del giudizio et della fedeltà del Far-
chetti, et l'altra di rimettere in mano di qualche mer-
cante alcuna somma di danari, di quali secondo l'oc-
correnze osso so ne possa servire con mandato però fir-
mato di mia mano, poiché chi non è presto in fermare
li mercati (piando l'occasione il richiede sposso si perdo
la ventura di qualche bello acquisto, et dico questo a V. S.
perchè posso ben spendere trenta et quaranta scuti per
servitio di S. A. ma non posso già andare a centinaja.

« Di Roma 7 aprile. « Lelio Arrigoni »
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