Archivio storico dell'arte — 2.1889

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poli, disognasse la colonna di Teodosio, asserzione che
il Muntz dimostrò recentemente essere del tutto priva
di fondamento. 1

Molto probabile è quanto dico il Thuasne intorno
al motivo della partenza del Bellini da Costantinopoli,
avvenuta verso la fine del 1480. Egli rigotta l'ipotesi
del Vasari, che il sultano abbia rimandato il pittore
venoziai o perchè assalito da scrupoli religiosi; respinge
pure la ragione addotta dal Ridolfl, cioè il terrore dal
quale Gentile sarebbe stato preso alla vista di un
atto di crudeltà commesso dal principe; e ritiene piut-
tosto che Mohammed lo abbia rimandato m patria,
porche in quel tempo si preparava a condurre egli
stesso la guerra per la riconquista di Rodi. Congedò il
pittore colmandolo di elogi e di ricchi doni, e dandogli
una lettera per la Signoria di Venezia, nella quale rin-
graziava il senato per avergli concosso quel maestro
che aveva soddisfatti cosi bene i suoi desideri.

Gentile Bellini ritornò in patria, accolto festosamente
dal fratello o da' suoi concittadini. Chiamato innanzi al
Consiglio a render conto dela sua missione, presentò
la lettera di Mohammed II, e la Signoria ricompensò
il pittore assegnandogli una pensione di duecento scudi
d'oro all'anno fino alla sua morte, la qua'e avvenne
il 23 febbraio del 1507.

Qui finisce il lavoro del Thuasne; e, se da un lato
si può deplorare ch'egli non abbia ritenuto opportuno
di far seguire la narrazione di questo episodio da una
ricerca, che senza dubbio sarebbe interessante, intorno
all'influenza che può aver esercitato sull'artista il suo
soggiorno a Costantinopoli, si deve d'altra parto essergli
grati, per averci dato nel suo studio una pagina del a
biografia completa, che ancor resta a farsi del grande
pittore veneziano.

Dei documenti riportati nell'appendice, i primi duo
sono presi dagli Archivii di Stato in Venezia : in uno
(1 settembre 1474) il Gran Consiglio delibera di affidare
a Gentile Bollini il restauro della gran sala; nel secondo
(7 aprile 1480) lo stesso Consiglio autorizza Melchiorre
Trovisan, capitano di maro, a riscuotere la somma di
ducati 112 dovutigli dalla Signoria, dei quali 52 per
viveri forniti a Gentile Bellini nel suo viaggio di an-
data a Costantinopoli e per alcuni doni mandati in
quell'occasione al sultano. Nel terzo documento, preso
dalla Historia di Gio. Maria Angiolello, si discorro dei
rapporti fra il Be lini e Mohammed II, di alcuni atti
di crudeltà di quest'ultimo e si dà il suo ritratto fisico.
Il quarto ed ultimo documento, tolto dal Supplementi/,™,
Chronicarum di Venezia, dell'anno I486, contiene
un'altra descrizione di Mohammed o del suo carattere.

1 La colonne théodosienne à Conslnntinoplc d'après les pre-
tendila dessins de Gentile Bellini couservés au Louvre et à
l'ÉcoIe des Beaux-Arts (Revue dea études grecciues. Paris,
Leroux, 1888). Vedine la recensione di A. V. nel fase. IX di
questo Archivio. È giusto però notare, che l'articolo del Muntz
fu pubblicato dopo lo studio del Thuasne.

L'edizione, fatta con la solita accuratezza dal Leroux
di Parigi, è adorna di otto tavole, tre con ritratti del
sultano, una con la riproduzione della medaglia gettata
dal Bollini, uno schizzo della colonna di Teodosio, i due
disegni del Bellini ora nel British Museum, ed il ri-
tratto dell'artista pubblicato dal Ridolfi nelle sue Ma-
raviglie dell'arte.

Giuseppe Coceva

W. Bode. - Lodovico III Gonzaga, Markgraf von Man-
tua, in Bronzebusten und Medaillen (Estratto dallo
« Jahrbuch der kòniglich proussischen Kunsteamm-
lungen » 1889, fase. I).

Da un busto in bronzo donato da Guglielmo I a'
museo di Berlino nel 1868, senza indicazione del nome
del personaggio che rappresenta uè di quello dell'au-
tore, ma che si riteneva d'origine antica e raffigu-
rante Sciph ne Africano, il dott. Bode trae occasione a
parlare de' vari busti in bronzo e delle medaglie di
Lodovico 111 Gonzaga, il guerriero raffigurato appunto
nel suddetto busto. Questa asserzione e l'attribuzione a
Donatello come autore, proposte per la prima volta
dallo Tschudi, sono ora confermato dal Bode, il quale
nel suo articolo confronta il busto in questione con gli
altri busti che portano nella fisionomia del personaggio
gli stossi tratti o tradiscono nell'esecuzione la stessa
mano. Tali sono quello della raccolta del conte Scrgei
StroganofT di Pietroburgo: quello acquistato dieci anni
or sono dal museo di Berlino presso un privato a Pa-
rigi, in cui il personaggio, al confronto col primo, si
dimostra di circa venticinque anni più giovane e final-
monte quello di recente acquistato dal signor Edouard
André di Parigi per mezzo d'un mercante di Firenze.

Tutti questi busti non sono però afiàtto compiuti,
giacché mostrano ancora lo tracce della fusione e por-
tano sogni di correzioni eseguite dall'autore. Il Bode
pertanto ritiene che essi sieno studii preparatorii per
un grande monumento che Donatello doveva eseguirò
per Lodovico III Gonzaga. La supposizione acquista un
valore di probabilità, quando si pensi alle relazioni che
passarono fra l'artista ed il signore di Mantova,1 ed al
desiderio che doveva naturalmente sorgere in questo
principe guerriero e protettore dell'arte, di essere ricor-
dato alla posteri à in un monumento eseguito da quel
maestro che aveva compiuto quello di Gattamelata.

L'identità del personaggio è stabilita dal confronto
con un ritratto di Lodovico III preso dagli affreschi
del Mantogna nel Castello della Corte a Mantova. Il
ritratto fu eseguito circa nel 1471; quindi il busto del
museo di Berlino, nel quale Lodovico si mostra più
vecchio, dovrebbe essere stato lavorato circa nell'anno

1 Vedi H, SEMPEK:Donatello, Quellenschriflen, IX,pag. 318.
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