Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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della sua morte, cioè ne! 1478, se pure non no fu ani-
data l'esecuzione all'artista dopo la sua morte, e pre-
cisamente in conseguenza di essa.

Anche le medaglie che si conoscono di Lodovico III
vengono a confermare la supposizione del Bode. Esse
sono in tutto cinque, una del Molioli, eseguita circa
nel 1475, quella ben nota di Vittorio Pisano, nella quale
Lodovico mostra l'età di circa trent'aimi, una di un
anonimo, molto rozza, del 1450 circa, e finalmente le
due che il Rode riproduco, una più grande firmata da
un medaglista del resto affatto ignoto, Pietro da Fano,
e che, per la scritta che circonda il ritratto, si devo
ritenero del 1452, ed una più pii cola, anteriore di dieci
anni.

Questa interessante ricerca del dott. Bode, fatta con
vera serietà e dottrina, porta senza dubbio un prezioso
contributo alla storia delle opere di Donatello.

G. Coceva

Luca Beltrami - Description de la Ville de Paris à
l'epoque de Francois I - (1517) - D'après un manuserit
inédit de la Bibliothèque Nationale de Milan - Mi-
'ano, tip. Colombo, 1889.

Per chi facesse degli studi sul progressivo sviluppo
della città di Parigi sotto gli avventurosi re di Francia,
sarebbe necessario il conoscerò questa curiosa pubbli-
cazione che offre agli storici il Beltrami. Noi però non
possiamo occuparci che della non breve parto cho inte-
ressa la storia dell'arte.

Questo codice ms. della nostra biblioteca di Milano,
contiene in gran parte le indicazioni specificatissime
degli itinerarii seguiti dalle armate francesi nede guerre
in Italia. L'autore, il cui nome e lo cui qualità sono
dichiarate nel primo foglio del ms., è un Alberto Vi-
gnatense lodigiano, commissario generale delle fortifi-
cazioni occupate dall'armata di Francesco I nel Pie-
monte, nel Monferrato e nel ducato di Milano.

Il manoscritto non è sconosciuto essendo registrato
dal Lacroix nei Documents inéditssur l'histoire de France,
publiés par M. Champollion Figcac, T. HI pag. 341 ;
e recentemente, pubblicandone una parte, ne parlò Co-
sare Vignati, discendente dello scrittore del codice.

L'epoca in cui il Vignati visitò Parigi, può senza
fallo desumersi dalla descrizione ch'egli ci fa delle feste
pei- l'alleanza tra Francesco I e Carlo V, cerimonia com-
pitasi nella chiesa di Notro-Dame il 2 febbraio 1517.

La dicitura del codice ò scorrottissima o bassa, manca
ogni criterio ortografico, è un vero miscuglio di idio-
tismi, dialettismi e francesismi; sarebbe stato bene però,
che l'editore avesse cercato di purgarne sotto questo rap-
porto la forma; ma egli ha creduto di farne una traduzione
e ciò scusa la crudezza usata nel dare in luce il ms.

Ma veniamo a quanto può interessarci.

Ciò che per prima troviamo è una descrizione della
Archivio Storico dell'Arte - Anno li, Fase. I.

chiesa di Notre-Damo; vi si dice che è una bellissima
chiosa, tutta di marmo fino scolpito a rilievi bellissimi;
cho ha nella facciata tre porte, e in quella di mezzo in
alto è un Cristo con i discepoli, e sopra il Padre Eterno
che giudica le anime; che sopra ancora nel luogo del
fregio vi ò una serie dei re di Francia, e in alto ancora
e la Vergine con il bambino in braccio e due angeli
in metallo dorato. Clio nell'intorno la chiesa ò a tre
ordini di colonne, a dritta di chi entra è la statua co-
lossale in marino bianco finissimo di S. Cristoforo con
Cristo sulle spalle.

Seguono le misure della chiosa o suo parti in braccia
lodigiane e milanesi, la numerazione delle vòlte o dello
navi, o mille altre particolari illustrazioni del tempio.

Passa poi a parlare del palazzo reale nell'isola, e no
descrive l'esterno e l'intorno, e si ferma lungamente
alla gran sala ove si conservano le statue di tutti i re
da Pharamond (anno 320) sino a Luigi XII.

Veniamo ora alla chiesa di Saint-Denis che ha tanto
interesse per la storia dell'arto italiana. Tralascio le
descrizioni del narratore per occuparmi delle due statue,
quella di Carlo Vili, e quella di Luigi XII.

Neil'Archivio storico italiano, in un interessan-
tissimo articolo del prof. Adolfo Venturi su di Un
insigne artista modenese del secolo XV si trovano
ampio notizie sulla statua fatta dal Mazzoni a Carlo Vili,
da cui era stato tanto beneficato. Fu stimato il più
bel monumento della Francia : il sepolcro era dì
marmo nero ; la figura di Carlo Vili, di bronzo smal-
tato, gl'aride al naturale, col manto regale di color az-
zurro sparso di gigli d'oro, stava ginocchioni sur uno
sgabelletto coperto di rame dorato, sul quale erano po-
sati un libro aperto e una corona; ai quattro lati della
tomba, quattro angioli di bronzo dorato con grandi ali,
con lunghi capelli raccolti da un nastro, inginocchiati,
e portanti negli scudi le armi dei regni di Francia,
Sicilia e Gerusalemme.

11 nostro cronista parla di questo monumento di-
cendo che è bellissimo e che sta a sinistra di chi entra
nella chiesa.

Pur troppo questa gloria dell'arte italiana fu distrutta
durante la rivoluziono francese.

Un altro lavoro di arto italiana è il mausoleo di
Luigi XII e di Anna sua moglie; e in questo codice è
importante il trovare la notizia che, mentre l'autore
era a Parigi, si lavorava ancora a quel mausoleo fatto
da Pietro Ponce. Questo contraddice il Millet, secondo
il quale tutta l'opera in marino bianco sarebbe stata
portata a Parigi da Venezia nel 1527.

Io son di parere cho si debba prestare maggior fede
al Vignati che fu testimone oculare.

Da questi brevi cenni il lettore può ben compren-
dere l'interesse storico di tale pubblicazione.

Italo Palmarini

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