Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

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l'ispirazione ai loro paesaggi con motivi sempre nuovi
e variati. Il loro occhio s'appaga ora nella verde flori-
dezza della primavera, ora nella calma della lucente
superficie del mare, ora nella pompa dei colori di un
tramonto d'ostate, ora nel fascino di una quota not!e
Inn i re. E si possono confrontare dozzine di paesaggi e
in lutti si troverà una nota nuova e differente.

Eguali pregi distinguono anche la pittura di genero.
Anche in questa l'arto moderna ha rotto bruscamente
ed inesorabilmente ogni relazione col passato. Ancor
pochi anni fa lo esposizioni erano piene dei quadretti
civettuoli del Vinea e de'suoi imitatori, cui servivano
di modello pittori come il Meissonier o lo Slevens; e
questi quadri destavano l'ammirazione del pubblico colla
loro composizione morbida e con la loro velata sensua-
lità; invece nelle esposizioni di Bologna e di Monaco
non si vide nemmeno un dipinto di questa scuola. Anche
i grandi quadri a sensazione che lo scorso anno furono
una nota stridente nell'esposizione di Venezia causa la
loro ampiezza ed i motivi privi affatto di gusto, vanno
scomparendo. I quadri di genere esposti a Monaco ed
a Bologna sono quasi tutti semplici schizzi della vita
del popolo, specialmente di quella di Venezia così
ricca di colorito. Un tratto caratteristico, tanto per la
vita italiana quanto per la pittura, è che la scena è
quasi sempre all'aperto, in un paesaggio, sulla strada.
In questo genere di pittura si fa egualmente valere il
bisogno di vedere e riprodurre le cose in mozzo alla
luce, nell'aria libera; e spesso è difficile distinguere il
quadro di genere dal paesaggio. È questo il motivo per
cui una quantità dei migliori paesisti sono anche fra i
migliori pittori di genere. La maggior parte dei gio-
vani artisti italiani ha una tale sicurézza nella ripro-
duzione di quanto han veduto, che i paesisti dispongono
le figure con la maestria dei pittori di genere, e questi
alla lor volta hanno nella composizione un tale finezza
di prospettiva da far onoro a qualunque paesista.

L'autore finisce il suo lusinghiero giudizio sull'arte
nostra citando i migliori fra i quadri italiani esposti a
Bologna ed a Monaco, e deplorando che le città arti-
stiche della Germania si oppongano coll'inesorabilità

di vecchi principii accademici a questo nuovo indirizzo
dell'aito moderna il quale, oltre che in Italia, non manca
di far sentire la sua influenza anche negli altri paesi
d'Europa. C.

Recenti acquisti di opere plastiche del
museo di Berlino. - Mentre in Italia non pochi
capolavori dell'arte nostra vanno giornalmente scompa-
rendo e vengono sottratti per avidità di lucro di chi li
possiedo o per colpevole negligenza di chi ne dovrebbe
curare la conservazione, i musei esteri vanno continua-
mente aumentando le loro raccolte. Fra i lavori in pla-
stica recentemente acquistati dal museo di Boriino sono
notevoli una grande Madonna col bambino circondata
da quattro cherubini, rilievo ohe il Bode attribuisce con
tutta sicurezza a Donatello, e che descrive come un
vero capolavoro; un busto di Gio. Battista Spagnoli da
Mantova, opera di uno scultore padovano della scuola
di Donatello, eseguita verso la fine del secolo xv.

Furono inoltre donati allo stesso museo: una Maria
inginocchiata in terra cotta dipinta, che probabilmente
in origine faceva parte di un gruppo rappresentante
VAnnunciazione, ed è un buon lavoro di un artista fio-
rentino della metà del secolo xv, che segue la maniera
di Bernardo Rossellino ; una bella Madonna, col bam-
bino di piccole dimensioni, in terra cotta invetriata di
Luca della Robbia; un rilievo in marmo rappresentante
di profilo il busto di Giuliano de' Medici, che sarebbe
l'originale della medaglia dello stesso eseguita da Ni-
colò Fiorentino, biella quale i: Gabinetto di Berlino pos-
siede l'unico esemplare che si conosca; l'autore di questo
rilievo sembra seguire la maniera del Verrocchio. Altri
doni di lavori non meno importanti, e pure d'arte ita-
liana, sono quello di una Madonna col bambino in mozza
figura, rilievo in stucco di uno scultore fiorentino della
prima metà del secolo xv, e finalmente una copia in
stucco di una Madonna di Andrea della Robbia e una,
copia della Madonna di Alberto di Arnoldo, quest'ultima
una delle prime copie in stucco dell'originale in pietra
che si trova nel Bargello.

C.
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