Archivio storico dell'arte — 2.1889

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accani» ad un forte color rosso incarnato delle guancie; le nuche ed i colli carnosi e rotondi.
Tutto l'insieme fa pensare che ne sia autore Luca Thomó 0 Lippe Vanni. E notevole un piccolo
cavallo bianco dipinto al di sol lo nel mezzo, probabilmente un'insegna. Poco importante è un'altra
piccola Madonna (n. 7G8), la quale però ricorda anch'essa lo siile di Ambrogio Lorenzetti.

I quadri che ora nomineremo segnano un altro grado progressivo nella pittura senese. Un
dittico, rappresentante nella parte superiore la Crocifissione, e nell'inferiori1 un Cristo in piedi
in mezzo ad alcuni santi (n. 738), segue la maniera di Bartolo di maestro Frodi. Lo stupendo
Cristo benedicente in mezza figura, nel pinacolo di un altare (n. 707), è opera di Taddeo Barloli;
« probabilmente sono anche suoi i tre pezzi di predella, interamente ritoccati, rappresentanti la
Carcerazione di Cristo, la Risurrezione e la Discesa nel Limbo (nn. 760, 701, 702). Anche una
Crocifissione, falsamente attribuita a Pietro Cavallini (n. 739) rivela il fare di questo maestro. Un
piccolo Cristo in croce in mezzo a Maria ed a Giovanni (n. 771) ricorda il quadro del museo
di Berlino (n. 1002 lì) che porla la firma « Francischus de Vannucio». In quattro leste d'apostoli
(un. 705, 700), sembrami di riconoscere con bastevole certezza la mano di quell'artista, che ha dipinto
la Nascila di Maria nell'accademia di Siena (numero aulico 113) ed i tre Santi nella stessa acca-
demia (11. 112), cioè Paolo di Giovanni. Il Crowe ed il Cavalcasene attribuiscono queste pitture
esistenti in Siena ad Andrea Vanni ;' ma, a mio giudizio, esse sono affai lo differenti dall'opera
autentica di Andrea in S. Stefano. Li questo sfesso Paolo di Giovanni, il quale risente manifesta-
mente l'influenza di Bartolo di maestro Frodi, ma olio del resto è un artista di genio mollo mediocre,
poiicìibero essere anche le otto favole rappresentanti la leggenda, della S. Croce nell'opera del
duomo di Siena, le quali ivi sono attribuite a Pietro Lorenzetti.

Accanto alla scuola di Siena, le altre scuole italiane del Trecento sono rappresentate molto
scarsamente. Una pala d'aliare- con nel mozzo la Madre di Dio ed ai lati otto scene della vita di
Cristo (n. 785) è interessante soltanto, perchè da essa si può vedere per quanto tempo ancora nei
remoli paeselli gli artisti continuassero a dipingere nella rozza ed ingenua maniera antica, quando
nelle città più grandi l'arie batteva vie affilio nuove. A prima vista si è tentati a porre il quadro
nel principio del secolo xxv, come fa realmente il catalogo; ma invece è chiaro ch'esso dev'essere
stalo eseguito appena cent'anni circa più fardi. Due piccole figure, S. Giacomo e S. Filippo
(nn. 758, 759) sono d'origine fiorentina, e nello stile ricordano lo Spinello. All'incontro due piccole
tavolo con otto scene della Passione (mi. 750, 757) sono opera di uno di quei maestri, i quali
rappresentarono nelle Marche la scuola giottesca, e veramente 0 di Giuliano da Rimini o di quel
Giovanni Bàronzio, di cui si trova un quadro firmato nella galleria d'Urbino. In queste due
tavolo riscontriamo i tipi affatto caratteristici di questi artisti: le teste allungale, i nasi lunghi e
sellili, i capelli biondi chiari, l'incarnalo con riflessi bianchi freddi, cerei, e con ombre grigie, e
nell'espressione dei volli un sentimento particolare di dolcezza.

fi passaggio al Quattrocento è rappresentato da un quadro attribuito alla scuola di Gentile
da Fabriano, che rappresenta Maria in un campo sedala sopra un cuscino in veste adorna di
ricca mostreggiatura. Sullo aiuole pieni1 di fiori si vedono uccelli di ogni specie. Come dimostrano
la composizione e la foggia del vestire che ricorrono tali e quali in Franeescuccio Ghissi, nonché
i tipi, che ricordano l'Allegretto ed il Ghissi, l'autore è senza dubbio un umbro della regione di
Gubbio o di Fabriano, il quale lavorò al principio del secolo XV, adunque un pillerò mediocre
contemporaneo di Gentile, il quale però non risente l'influenza di questo.

Fra le opere della scuola umbra posteriore sono da nominarsi in primo luogo due bei quadretti
purtroppo molto guasti, che rappresentano due Sante in figura intera, che stanno innanzi ad un
lappole azzurro adorno di una larga mostreggiatura intrecciata (un. 778e779). Tanto nella posi-
zione, quanto nel panneggiamento, nelle teste e nelle mani, portano chiaramente le traccio dello
stile di Fiorenzo di Lorenzo: nel catalogo sono falsamente attribuiti a Tiberio d'Assisi. Sebbene
non con pari sicurezza, pure mi sembra (die in quattro Apostoli (nn. 772, 773) di piccole dimensioni,
dipinti su fondo d'oro, si possa riconoscere la mano di un altro ariisla umbro alquanto più vecchio,
cioè di Benedetto Bnonfigli. Il catalogo attribuisco i (piaiIrò quadretti a Domenico Bartoli; ma a
me sembra che in favore (lidia mia opinione parlino le figuro, pur troppo mollo guaste, le quali
somigliano molto a quelle dei primi lavori di Benedetto, eseguiti sello l'influenza di Benozzo
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