Archivio storico dell'arte — 2.1889

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HENRY THODE

Agore di donna, voluttuosamente hello, sfanno innanzi ad un cespuglio d'aranci su una piazza
cinta dà edilìzi del più bel stile del Rinascimento. Una delle tre donne, Betsabea, sta seduta accanto
all'orlo di una fontana; essa è quasi completamente ignuda; l'avvolge soltanto un velo trasparente,
e sulla gamba sinistra si stende un lembo della veste rossa, che ricade al di dietro. Betsabea si
volge verso una seconda donna, che, inginocchiala, il collo e la nuca ignudi, con veste azzurra e
sopravveste rossa, maniche bianche e corte, le lava un piede sopra una conca d'oro. La seconda
ancella, vestita di color azzurro cangiante e di rosa, s'avvicina con una mossa leggera, quasi
librandosi, scendendo dà una scala che si vede a destra, e da un vaso d'oro che tiene in allo
versa dell'acqua nella conca. In lontananza, alla finestra di un palazzo si scorge la piccola figura
di Davide clic sia guardando. La piazza, nella quale si vede a sinistra, a metà del fondo, un edificio
simile al tempio di Vesta, di dietro una porla ad arco trionfale, e dietro a questa una colonna
con rilievi rassomiglianti alla colonna Trajana, va restringendosi e finisce in una strada (die fa
capo ad una porta; dietro a questa un obelisco, e nel l'ondo, lontano, un paesaggio montuoso. I
palazzi ricordano quelli del Sansovino e del Palladio. A destra, sulla base di una colonna, si leg-
gono le parole 0. PARIDIS BORDONE.

L'avvenenza e le mosse graziose delle tre figure principali producono un effetto laido più mera-
viglioso, inquantochè le figure hanno forme rigogliose e piene di forza. I dedicali loia delle carni,
il giallo degli aranci lievemente ombreggiato di rosso, s'assomigliano ai colori di una pesca; i
capelli ricciuti, quali gialli dorali quali rossi, contrastano con gli occhi neri. L'impressione magica,
stupenda, è aumentata dai Ioni cangianti delle vesti, come pure dalla monotonia del color grigio
del fondo, i cui edilìzi severi e freddi sembrano (piasi una stonatura al confronto delle Ire ligure
splendide, soavi, avvolte nella luce del sole. Viene la voglia di domandarsi, come mai appunto
questo quadro (die raccoglie in sè tuffa la ricchezza dei colori, della luce e delle torme delle regioni
meridionali, sia venuto a perdersi nel museo di Colonia, la patria delle opere tranquille e severe
di Guglielmo e di Stefano. Passando da queste opere al nostro quadro, l'impressione che si prova
è indicibile: dalla pace domestica del nord, quieta e raccolta, ci sentiamo improvvisamente avvolti
nella vampa di un giorno (Tesiate in Italia. E simile ad una di ([indie visioni che il sole ci fa
apparire per incanto in un nimbo di luce, quando siamo mezzi assopiti dal calore meridiano, ci
appare innanzi agli occhi inebbriati il quadro fantastico di Paride Bordone.

Bimane a nominarsi ancora uno degli artisti veneziani posteriori: il Tiepolo, del quale il museo
possiede uno studio, una Adorazione dei ire re acquistata nel 1883.

Termineremo questo nostro studio con alcune opere della scuola bolognese. La più pregevole
è una ludla e graziosa Madonna coi bambino di Francesco Francia (n. 800) donata al museo da
Sulpizio Bùisserez: sul davanti di un paesaggio semplice, di colore bruniccio, con monti che salgono
dolcemente da ambo le parti, sfumato in lontano nell'azzurro, si vede la madonna in mezza figura
dietro un parapetto, col baihbinó benedicente seduto su un cuscino. La Castità, una donna in mezza
figura vestita di un leggero velo, con uno scudo nella mano sinistra, nella destra una palma, è
un buon lavoro di Giacomo Trancia, passato al museo di Colonia da quello di Berlino (n. 730, e -
nel calai, di Berlino n. 271). Una Madonna in trono in mezzo ai -santi Vitale e Rocco sotto un
baldacchino sostenuto da angeli (n. 800 a) non è opera di Giacomo Trancia, bensì di un maestro
che segue la maniera di quegli artisti che lavorarono in Bologna sotto l'influenza di Raffaello, e
che io ritengo sia Innocenzo da Imola. Al contrario un quadro rot ondo rappresentante la Madonna
col bambino e il piccolo Giovanni ed alcuni angeli (n. 801) che si attribuisce ad Innocenzo, non
ha nulla a che lare con questo maestro, ed è piuttosto un dipinto fiorentino, ritoccalo in modo
da non riconoscersi più, (die forse una volta avrà mostrato lo stile di Cosimo Rosselli.

Per tal modo abbiamo Unita la rassegna di tutte le opere del flore dell'arte italiana degne di
menzione. Parecchie altre, attribuite dal catalogo al Tintoretto, a Paolo Veronese, a Giulio Romano,
al Garofalo, al Ribera e ad altri, non meritano di essere considerate. Sarebbe anzi da desiderarsi
che fosse tolta dalla galleria la maggior parte di queste pitture assolutamente superflue e prive
di ogni valori;, ottenendo cosi maggior posto per un miglior collocamento di quelle più interessanti
che abbiamo nominate,

Henry Tuoni:.
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