Archivio storico dell'arte — 2.1889

Seite: 58
DOI Heft: 10.11588/diglit.17348.17
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17348.19
DOI Seite: 10.11588/diglit.17348#0086
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1889/0086
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
58 LUCA BELTRAMI

scorta di documenti c disegni inediti, stabilire il nome di chi fu realmente l'iniziatore dell'edificio
e di chi ne fu l'architetto, e ricostituire le varie fasi che il concetto architettonico di ([nella
costruzione ebbe ad al traversare.

L'asserzione concorde, ma affatto erronea degli storici milanesi, che il palazzo in questione
sia stato eretto da (tiov. Giacomo Medici, può aver avuto origine dal fatto che questi ebbe real-
mente Un dal 1547 la intenzione di innalzare un palazzo in ([nella stessa località nella quale già
esisteva l'avita abitazione della famiglia Medici. Infatti, mediante una transazione in data 3 giugno
di ([nell'anno, a rogito del notaio Nicolò Vignarca, Giov. Battista Serbellone, parente e procuratore
di Giov. Giacomo Medici, otteneva che questi potesse edificare sopra un muro che divideva la pro-
prietà della famiglia Archinti e una zona di terreno che il marchese Medici aveva acquistato dal
rettore della parrocchia (ti san Garpoforo allo scopo di costruire il suo palazzo.1 Tale transazione,
la quale; doveva entro il termine di due anni essere ratificata dal marchese stesso, accenna
appunto all'edilicio « quod de presenti per eum (Màrchionem) fit, seu fieri intenditur », le quali
parole lasciano infravvedere piuttosto la intenzione che il proposito immediato di procedere alla
costruzione. E pei' verità proprio in quei giorni in cui il Serbellone stipulava la suaccennata tran-
sazione, il Medeghino si trovava più che mai impegnato nell'impresa forse la più ardita, certo la
più fortunata della sua carriera militare, giacche da Mùlberg, dove accorrendo in aiuto del duca
Maurizio di Sassonia aveva mediante le sue artiglierie reso possibile all'esercito imperiale di for-
zare il passaggio dell'Elba» contribuendo così efficacemente alla vittoria, veniva da Carlo V, nel
giugno di quell'anno, spedito d'urgenza a sedare la insurrezione della Boemia contro Ferdinando,
e superando difficoltà d'ogni sorta, malgrado il malcontento delle truppe cui difettavano le paghe,
giungeva in tempo a sorprendere e a respingere i sollevati, ed a domare Praga e tutta la
Boemia con quella mossa strategica cosi rapida e decisiva che gli valse il grado di comandante
generale delle artiglierie imperiali e il titolo di viceré di Boemia. Giunto a questo punto culmi-
nanle della carriera militare, il Medeghino, accompagnando l'arciduca Filippo, ritornava in
patria, soffermandosi qualche tempo a Milano; cosi nell'agosto del 1548 ralifica ed approva
la transazione stipulala l'anno antecedente in suo nome dal Serbellone con la famiglia Ar-
chinti2 e forse in quel breve periodo di riposo che passò dal 1518 al 1550, il Medeghino

non gli attribuisca perfette lodi, ascriuendolo tra i
più plausibili edificij che nell'Italia si ueggano. » Poi
ripeto l'erronea asserzione che la costruzione sia stata
fatta dal Medeghino con queste frasi in ((nello stile
ampolloso elio lauto argutamente il Manzoni parodiò
nell'introduzione dei Promessi Sposi « Uso quell'Eroe
Mediceo a conuersare tra Preneipi, nodriua solo che
sublimi pensieri, così protese di fabbricarsi una Reg-
gia, non che un Palagio: cessarono gli scarpelli di
suisceraro questi marmi quando i ferri della morte
posersi a cauargli dallo uiscore lo spirito, quindi que-
sta sfortunata fabbrica spuntata appena dal suo ori-
zo.nte, ai geli dell'estinto Padrone non ritrouó forze,
per portarsi al meriggio d'un essere compiuto. »

Anche il Latuada (Descrizione di Milano - 1738,
voi 5° pag. 260) asserisce che il palazzo Simonetta « fu
ampliato con incorporarvene un altro, il quale era di Gian
Giacopo Medici fratello del Sommo Pontefice Pio IV. »

1 11 passo più importante di tale transazione, con-
servato all'archivio notari'o di Milano ò il seguenti; :

« Primo ([iiod liceat profato III." D.° Marchioni et
agentibus suis rationo hediffitii quod do presentì
per eum fit seu fiori intenditur et infra suis propriis
impensis et non imponsis prefato domini Roberti (Ar-

chinti) hedifìcare et altiare super muro proprio ipsi
domini Roberti qui est Lntermedius inter viridarium
domus prefati dom.i Roberti sita ut sopra et locum
seu sitimi super acquisitimi seu acquirendum nomini
prefati Marchioni a dom." recto re parrocchia; sancti Carpo-
fori Mediolani, ad altitudineni usquo brachiorum vigiliti
duorum si opus fuit, computato muro qui de presenti est
ipsius dom.i Roberti ut sopra et a terra sopra, et hoc
prò benefìcio et comodo dicti hediffitij novitor faciendi et
construendi ad instantiam predicti 111.' Marehionis. »

Questa transaziono « acta in domo habitationis pre-
fati lll.i Marehionis sita in porta nona parrochke
S.u Eusebii » chiarisco come la vecchia proprietà
Medici fosse verso la via Brera, mentre gli acquisti
fatti dal marchese tendevano ad accrescere l'area verso
la parte interna nelle adiacenze della chiesa di S. Car-
poforn la quale corrispondeva appunto dalla parte del
giardino. E bone osservare altresì come la transazione
sia stata stipulata prima ancora che fosse stato stretto
il contratto di compera della proprietà del rettore di
S. Carpoforo (sitimi nuper acquisitimi seu acquirendum),
compera che, come si vedrà dai documenti ulteriori,
venne fatta molto più tardi e richiese molte pratiche.

2 La ratifica della transazione, effettuata a rogito
loading ...