Archivio storico dell'arte — 2.1889

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IL PALAZZO DI PIO IV IN MILANO

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andò sempre più maturando il progetto di erigere un sontuoso palazzo corrispondente a
cmella posizione elevala ch'egli si era guadagnato colle armi. Dai documenti che Ira poco
inferiremo risulta però che tale progetto non ebbe alcun principio di attuazione. Le cure
del Medeghino dovettero rivolgersi di preferenza ai lavori di riordinamento del castello di
Melegnano, pei quali spese più di 30,000 scudi d'oro, e ad altre opere edilizie a Gravedona e al
Frascarolo: né gli ultimi anni di sua vita gli concessero maggior agio per iniziare il progettato
palazzo; già nel 1551 egli riprende le armi per recarsi all'assedio di Parma, e nel successivo
anno da Carlo V è chiamato d'urgenza ad Augusta, per muovere assieme all'assedio di Metz; e
nel 1565, qualche mese dopo aver fallo capitolare Siena, moriva in Milano nella sua vecchia
casa agli 8 di novembre, Il biografo suo Missaglia, dopo aver riferito che il Medeghino « tenne
sempre gran casa e fece spese oltra le forze sue » aggiunge « lasciò poche sostanze alla morte sua. »
Tutto ciò si accorda con quei documenli i quali escludono che il Medeghino si sia negli ultimi
suoi anni impegnato nella costruzione del palazzo di via Brera.

Chi ebbe realmente ad avviare tale costruzione fu Giov. Angelo Medici fratello del Medeghino,
e i lavori cominciarono quando furono trascorsi più di nove anni dalla morte di questi.

Giov. Angelo Medici, assunto al pontificato la vigilia di Natale del 1559 col nome di Pio IV,
rivolse subito le cure a Milano, sua città natale; ma prima di mandare ad effetto il proposito
maturato dal fratello, egli volle provvedere in Milano a due altri lavori che gli stavano mag-
giormente a cuore, e cioè la erezione del monumento funerario al fratello nella cattedrale di
Milano, e la costruzione di una sede più decorosa per il collegio dei giureconsulti. Impaziente ili
attestare con un atto munifico la sua gratitudine verso questo collegio, di cui era stalo uno dei
dottori, egli, sei mesi dopo la sua assunzione al pontificalo, colla bolla 8 luglio 1560 assegnava la
somma di cinque mila scudi per l'acquisto del terreno e per la ricostruzione e l'ampliamento
della sede, in base al disegno da lui stesso approvato e spedito da Roma, dotando altresì il col-
legio di una rendila annuale di 50 scudi.1 Il disegno dell'edificio che fu iniziato con quella somma
in piazza Mercanti, e che attualmente è sede della Borsa, venne fornito da Vincenzo Seregnj il
quale a quell'epoca era architetto del duomo, e por l'impegno di tale costruzione ebbe a trascu-
rare i lavori della cattedrale, al punto che i prefetti della ven. Fabbrica dovettero minacciarlo
di licenziamento per la « parva cura, solicitudine et diligentia ejus circa offltium fabricae. »

Unitamente ai lavori del collegio, Pio IV provvedeva colla maggiore sollecitudine alla lomba
del fratello, la cui esecuzione venne affidata, come è nolo, allo scultore ed architetto Leone
Leoni; e mentre questi due lavori venivano spinti alacremente per modo da essere compiuti negli
anni 1502 e 1563, il palazzo di via Brera continuò a rimanere allo stato di progetto. Tale ritardo

del notaio milanese Marino Angolo da Castelfranco, si
trova nell'archivio Soia-Busca di Milano e mi venne
segnalata dall'egregio sig. cav. Alessandro Spinelli, il
quale ebbe a riordinare quell'importante archivio.

i II passo della bolla (octavo idus julìi) è il seguente:
« ...ac prò emptione situs noe non constructione am-
pliamone juxta archetypum sivo oxemplar desuper ex
commissione nostra transmittendum facicntlis, nec non
ornatu preemissis, prsefato Collegio summam quinq. mil-
lium scutorum ex pecuniis quse in officio datariatus
nostri oxiguntur quinque equis solutionibus intra an-
nulli a data prsesentium coniputandum... »

Nei lavori di restauro che si stanno compiendo at-
tualmente a questo palazzo dei Giureconsulti venne
trovata, qualche settimana fa, la iscrizione commemo-
rativa dell'edificio, abbastanza ben conservata salvo
qualche piccola lacuna che non mi fu difficile di com-
pletare.

Il testo è il seguente :

I.IBERAIJTATE ITI HIT PONT. MAX. PUÒ

USU JUR. CON. ADMIRANDI COLLEGII
MLAN. QUOR. UNUS FUIT IN MINORIBUS
DECORAVIT IN MAJORIBUS
ERRECTUM (sic) ET DOTATUM
XI KLN. DECEMB.
MDI.XI

PREPUIT LUD. lìEIiULCUS NOB. MLAN.

La munificenza di Pio IV, oltre che con tale iscri-
zione, venne ricordata col sovrapporre alle finestre del
piano nobile lo stemma mediceo sormontato dalla tiara :
tali emblemi durante la repubblica cisalpina corsero
il pericolo di subire una strana trasformazione. Infatti
in una nota al ministro di finanza generale 24 pratile
anno VI conservata all'archivio civico di S. Carpoforo
e comunicatami dal direttore sig.. Gentile Pagani, si
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