Archivio storico dell'arte — 2.1889

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GUSTAVO FRIZZORI

grande pala di aspetto bellinesco, presentemente contrassegnata col n. 176 e attribuita ora erro-
neamente .del ..pari, come vuoisi, credere, al-pittore -forlivese-Baldassat'è-eatTari,nTcrlia"T[nal'e"ve(lonsi
disposte in bell'ordine e con chiarezza di colorito quattro ligure di santi ai lati del consueto trono,
mentre sotto il medesimo sta un gruppo di tre angioletti musicanti. 1 II vero autore di detta tavola
è indubbiamente quel Nicolò Rondinelle, scolaro ravennate di Giov. Bellini, del quale la galleria di
Brera possiede un altro quadro (n. 177) rappresentante S. Giovanni Evangelista che apparisce a Galla
Placidia nel tempio ch'essa gli aveva eretto in Ravenna. Non è a dubitarsi che lo scambio di nomi
abbia avuto origine da un giudizio erroneo basato sopra una falsa premessa, come vedremo più
avanti.

Ora per tornare al primo dei quadri accennati (ri. 179), in mancanza d'informazioni per parte
degli archivi della pinacoteca, la sua provenienza, tanto rispetto al suo vero autore, quanto al luogo
pel quale fu eseguito in origine, può essere fortunatamente fissata mercé l'accordo il più omogeneo
verificatosi fra le notizie contenute in alcune areiche fonti letterarie e il giudizio critico che è
venuto atrinandosi ai giorni nostri per quanto concerne i nostri valorosi artisti dei tempi passati.
È in vero la testimonianza più stringente è quella avvertita dapprima dall'erudito ispettore e
direttore della pinacoteca Estense, Adolfo Venturi2 nell'opera di Marco Fantuzzi, intitolata: Mo-
numenti ravennati de' secoli di mezzo, pei- la maggior parte inediti. - Venezia, 1801. Quivi nel
tomo vi l'autore trattando della Canonica Portuense, fondata dal beato Pietro Onesti, detto il pec-
catore, sul principio del secolo xu, oltre a dare incisa la pianta e il prospetto della chiesa e della
torre di Porto, fuori la quale, come dice, da alcuni si volle che fosse l'antico faro del porto di
Glasse, reca a pag. xu una tavola colla effigie incisa del beato Pietro. In essa si riconosce senz'altro
la figura che nel quadro di Brera è detta rappresentare san Bonaventura, che indossa, come
rileva lo scrittore, la cappa di color violetto. 3 Soggiunge che il dipinto da ultimo esisteva nella
chiesa di S. Maria di Porto in città e ne dà per autore Ercole da Ferrara.

A conferma di tale testimonianza poi concorre quella più antica della guida intitolata: Ravenna,
ricercata, ovvero Compendio storico delle cose più notabili dell'antica città di Ravenna di Gerolamo
Fabri - Bologna 1678. Quivi a pag. 138 l'autore nota nella chiesa di S. Maria in Porto « al presbi-
terio a man sinistra una gran tavola rappresentante la Beata Vergine introno con S. Agostino e col
beato Pietro Onesti, primo Padre e fondatore degli antichi Canonici Portuensi, nella cui effigie si
può vedere qua] fosse anticamente l'abito de'detti Canonici; la quale tavola stava prima nella
vecchia chiesa di Porto fuori della città ed è opera di Ercole da Ferrara, pittore antico.» 4 Equi
in proposito dell'antica collocazione del quadro presso il porto di Classe vuoisi osservare che nel
dipinto di Brera è rappresentata appunto una città con un porto di mare nella parte di paesaggio
che si stende nel vano praticato sotto il piano superiore del trono, secondo l'uso degli antichi
ferraresi. 5

Illuminata da siffatte indicazioni la critica recente non ebbe più a rimanere esitante circa
l'autore della imponente pala, la quale, messa a confronto con altre opere accertate dell'antico
Ercole da Ferrara (in ispecie colle maravigliose sue predelle nella galleria di Dresda) si rivela tanto
conforme a quelle, da ingenerare la persuasione generale, che l'indovinello celantesi a Brera sotto
il nome del problematico Stefano da Ferrara si risolva in un equivoco col nome di Ercole; equi-
voco sorto certamente al tempo del trasferimento del dipinto nella regia pinacoteca.

Per precisare poi maggiormente il tempo e il nome dell'autore conviene rammentare innanzi

1 Vedi la riproduzione nolla tavola qui di fronte,
fatta parimenti su una fotografia eseguita dai fratelli
Alinari di Firenze.

2 Vedi: Beitrdge zux Geschichte dar ferraresischen
Kunst, von Ad. Venturi, nel Jahrbuch derk. preuss.
Kunsisammlangen. 1887. Heft II u. III.

3 II Fantuzzi dà pure inciso l'antico cristiano sarco-
fago, in cui fu sepolto il boato e che esisteva in Santa
Maria in Porto fuori città.

4 I canonici si trasferirono in città verso la metà
..del . xvi secolo, avendo ridotto a perfezione il suntuoso

monastero, che ora vedesi entro le mura e abbandona-
rono l'antico. Vedasi in proposito: Gerolamo Fabri: Sa-
gre Memorie' di Ravenna p. 270 e Francesco Bel-
trame. l'I forestiero istruito delle cose notabili della
città di Ravenna, pag. 70.

5 Di questo uso ci danno indizio certe pale di Cosimo
Tura, di Lorenzo Costa ecc.
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