Archivio storico dell'arte — 2.1889

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CARLO DELL'ACQUA

La nobiltà di Milano, pubblicata dal P. Morigia in quella città nell'anno 1595 si legge « Leone Leoni,
detto il càvagliero Aretino, fu dello Slato di Milano e nacque nella Terra di Menaso sopra il lago di
Como, et il càvagliero Pompeo suo figliuolo nacque in Milano ». 1 Or bene, si può trovare un'afferma-
zione di un contemporaneo più precisa e particolareggiata di questa, data da persona che non poteva
avere interesse a farlo nascere piuttosto in un luogo che in un altro? Lo storico comasco marchese
Giuseppe Rovelli, cosi « abile nel sceverare il falso dal vero » 2, dote che tutti gli scrittori gli ricono-
scono ed apprezzano, non dubitò mai intorno al paese che fu culla di Leone Leoni. Nel volume 3° infatti,
parte 2a, della sua Storia di Como dice, che «fra gli scultori e statuarii si annovera Leone Leoni di
Menaggio, conosciuto sotto il nome di cavaliere aretino, e per la sua eccellenza in tale arie caro all'im-
peratore Carlo V, ed a Filippo II re di Spagna ». 3 Che il Leoni sia nato a Menaggio lo afferma reci-
samente anche l'eruditissimo conte Gio. Batt. Giovio nelle sue Lettere Lariane indirizzale all'abate
Saverio Bettinelli, ripubblicale a Como nel 1827 con aggiunte. Egli infatti scrive: «Quel celebre arle-
flce che si nomina per lo più il cavalier Aretino, vi nacque, e tuttora a Menaggio v'è schiatta di Leoni
piloti. » 1

Il Tiraboschi invece proclama aretino il Leoni, ritenendolo tale, come pare, per nascita. 5 L'isto-
riografo comasco Maurizio Monti non dubita punto che egli abbia avuto i natali in Arezzo, pei' varie
ragioni6 che sarebbero avvalorate da alcune espressioni contenni e in parecchie lettere dirette al
Leoni dal poeta Pietro Bacci, meglio conosciuto sotto il nome di Pietro Aretino 7, delle quali tenne,
naturalmente molto conio il doli. Carlo Casati per conchiudere che il Leoni è veramente di Arezzo.

Ciò-per altro non loglio che si possano contrapporre altre osservazioni, le quali valgono a dar
credito a quanto scrisse il Morigia. Pare infatti che il Leoni si dicesse aretino, più per indicare la
patria originaria della sua famiglia, che non il luogo ove, ebbe i natali. Tanto è vero che suo padre
Giambattista figurava già a Milano, come milanese. Lo attestano-gli Annali della fabbrica del Duomo
di Milano dall'origine fino al presente, pubblicati a cura della sua Amministrazione,8 ne' quali è pur
cenno che lo stesso abitava nella parrocchia di S. Martino de'Nosiggi.9 Gli egregi autori del libro:
Como e il suo lago, i signori Turali e Gentile, ritengono che Leone Leoni si chiamasse aretino dal luogo
in cui crebbe.10 Certo è che gli Aretini si pregiavano di considerarlo come loro concittadino, di guisa
che nel ruolo delle famiglie di Arezzo da cui si potevano trarre persone ammissibili al gonfalonierato,
trovasi ricordata quella de' Leoni.11 Si aggiunga che nel registro delle estrazioni per l'Ufficio de'Priori
della città di Arezzo, a carie 218, figura estratto nell'anno 1565 «Dominus Leo sculptor absens»,
e nel libro delle deliberazioni del 1581, a carte 202, fra coloro di cui viene scusata l'assenza prima di

1 Vedi alla p. 284. Il P. Morigia era milanese, ma
apparteneva a famiglia originari;! di Novara, ove posse-
deva beni feudali. Non si può credere che egli, accennando
Menaggio conio luogo natale di Leone Leoni, abbia vo-
luto asserire una cosa contraria alla verità. Certo è che
sarebbe stato subito smentito. Invece nessuno elevò ec-
cezioni di sorta, e nemmeno Girolamo Borsieri nella
ristampa che fece dell'opera del Morigia nel 1619, con
supplemento. Vuol diro ohe egli puro prestava piena
fede alla notizia data dal Morigia. Vero è che Luigi
Bossi, nel volume 18° della sua Storia d'Italia, giudica
« essere ridondante di favole l'opera del Morigia, » ma
siccome accenna che « somministra notizie preziose di
quei tempi, altrove non reperibili, » (Milano, 1882 p. 289) ;
cosi parmi che fra questo si debba annoverare ciò che
egli scrisse sulla patria di Leone Leoni. Altri osservano
che lo stesso Morigia nella sua Storia di Milano (Lib. I
cap. 36) riferisce che « Leoni Aretino fu cittadino mila-
nese, » ma nota il Giovio, che fu da lui detto milanese,
« come si costuma faro talvolta coi lombardi, dando loro
per patria la città principale » G. B. Giovio Lettere
Lariane - Como, 1827, pag. 27.

2 Cesare Cantò. Storia di Como. Firenze, 1856,
voi. Il, pag. 355.

:t Veggasi alla pag. 264.

I G. B. Giovio. Op. cit. Il brano accennato si trova
nella lettera VII, data da Olgiate 30 novembre 1802,
nella quale si parla del cavaliere Leone Leoni e di An-
drea Riccio.

5 Storia della letteratura italiana. Modena, 1779,
tomo VII, pari 3, pag. 415.

6 M. Monti. Storia di Corno. Como, 1829, Volume I.
p. 450-452.

7 Vedi Lettere di Pietro Aretino. Parigi, 1609, voi. I,
carta 103.

s Milano, 1881. Voi. IV, pag. 21. E importante notare
che la notizia data dagli Annali fu tratta da documenti
dell'Archivio Medici.

9 La chiesetta di S. Martino era a tre navi o chia-
mavasi di Nosiggia o de' Nosiggi, perchè eretta da una
dama della famiglia Nosiggi di Milano, conio all'orma
il can." Carlo Torri nella sua opera: Il ritratto di Mi-
lano, 1672, pag. 292.

» Como, 1858, pag. 412.

II Può vedersi il ruolo nell'archivio di quella città.
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