Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

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MISCELLANEA

Un medaglione di Agostino di Duccio. —

Nel Musco di Elimini sta un medaglione in marmo
(n. 70), ritenuto d'epoca classica, ma che ci sembra ad
evidenza opera d'Agostino di Duccio, che a Rimini, nel
tempio malatestiano, lasciò il miglior saggio dell'arto sua.
A chi confronti il busto di Augusto, rappresentato nel
medaglione, non può sfuggire la stretta affinità ch'osso
ha specialmente con le toste dello Sibille, della terza
cappella a sinistra nel tempio predetto. Come quello, ha
la tosta allungata, lustre c levigate le carni, i capelli a
nastri, il mento sviluppato, l'orecchio basso col padiglione
schiacciato, la corona a razzi molto distanti l'un dall'altro,
piatti e stretti, finanche la stessa forma lunga dello lettore
della scritta DIVVS AVG " PATER.

Questo medaglione accresce la nota dei lavori Com-
piuti da Agostino di Duccio a Rimini, che furono og-
getto di molto studio a Charles Yriarto. Però non ci
sembra che sia ancora unanimemente accettata la parte che
spetta al maestro nelle cappelle del tempio, por la ra-
gione forse di certe disuguaglianze! di fare che si ma-
nifestano nell'opera sua, per certe affinità che egli tiene
con gli scultori colleglli. In generale però può ammet-
tersi che le prime cappelli! appartengano ad un artista
differente, forse al Ciufl'agni, grossolano nel modellare
le teste enormi, con grandi cecili senza il segno delle

pupille, con le chiome scarmigliate, a grandi ciocche
pesanti, con le vesti a stiacciato, ili formo senza propor-
zioni; lo secondo cappello a un secondo artista, più spic-
catamente donatélliano, con figure di fanciulli grassi,
tronfii, adiposi, aventi occhi con iride incavata, capelli
a riccioli; le terzo cappelle in cui principalmente operò
Agostino di Duccio, vincono di gran lunga le altre,
per la finezza do' particolari, per la modellatura accu-
rata dello figuro, che sono grazioso, con vesti e manti
ragionevolmente determinati, con pieghe fluttuanti.

Queste figuro sono in stretta simiglianza con altro
j della t'acciaia di S. Bernardino a Perugia pure dì Ago-
di Duccio, entro rettangoli, composte, proporzionate, con
manti e voli talora a onde, che sembrano criniere av-
volgenti i corpi dolio statue.

Il medaglione era probabilmente nel timpano di un
arco; ma nessuna notizia sicura trovammo della sua pro-
venienza. A. V.

Vendita della collezione Paar. — Negli ul-
timi giorni di marzo, si procedette in Roma alla ven-
dita della collezione del conto Luigi Paar, già amba-
sciatore d'Austria. Fra i numerosi oggetti della colle-
zione, pochi però meritavano l'attenzione dello studioso
i! dell'amatore. Ricorderemo un grande avorio, rappre-
sentante la Madonna in atto di fasciare il bambino e
con la culla di osso sulle ginocchia: il rarissimo oggetto
c di scuola francese, della fine del secolo xm. Fra i
quadri, notavausi due dipinti di Vittorio Crivelli, l'uno
più forte di colori!, ma senza firma; l'altro rappresen-
tante S. Bonaventura, vestito di abiti vescovili, in alto
di tenore l'albero della croce, con un monaco divoto,
di piccole proporzioni, in ginocchio innanzi a lui. Questa
pittura reca in basso la scritta OPVS • VICTOR • CRI-
VKLIV • VENETI!. Fra le ceramiche erano notevoli un
piatto faentino, con S. Girolamo nel fondo convesso,
emblemi ed arabeschi attorno; e un altro piatto a ri-
flessi metallici, della bottega di Giorgio Andreoli, con
rappresentanza consimile, e con la data 1533 nel ro-
vescio. Ricorderemo infine un frammento di un corale,
ossia una miniatura rappresentante il Crocefisso, la
Vergine, la Maddalena, S. Giovanni e quattro angioli,
sul fondo ad arabeschi dorati. In basso leggosi la firma
del miniatore NICOLA US. F. Nel catalogo della col-
lezione pubblicato in Roma dalla tipografia A. Befani
(188!)), la miniatura è ascritta a Nicola Rovorbella o
Nicolò di Tommaso, allievo di Simone Mollimi : ma in-
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