Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

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esso sarà ricollocata la tavola dol pittore bolognese. È
da deplorare che la predella dol Costa, che vi sotto-
stava, sia stata portata lungi da Bologna, alla galleria
di Brera in Milano. Con ossa sarebbe ripristinata, ri-
composta integralmente l'antica ancona. 0. M.

Una replica del quadrò (li Gian Francesco
de' Maineri di Parma. — Nella collezione Bar-
berini in Roma, negli appartamenti privati, trovasi una
Madonna col bambino e S. Giuseppe, che riproduce con
podio varianti il quadro posseduto dal sig. avv. Testa
in Ferrara, e di cui fu fatta parola nell'Archivio. Anche
questo, come quello dol Tosta ,non è attribuito al vero
autore. 0. M.

Quadro del Palmezzano nella, chiesa di
Oastrocaro (circondario di Rocca S. Cascia.no). —
Il quadro rimase a quella chiesa sino a qua'che anno
fa; ma poi il patrono pensò di venderlo e combinatosi
col parroco, mise in alto il suo divisamente. Ma, se-
condo quanto si racconta, le autorità sono sulle traccio
del quadro. Meglio tardi che mai ! 0. M.

Una sentenza della Corto d'Appello di
Roma. — In questo periodico, il nostro collaboratore
A. Ventini parlò dol candelabro della chiesa di Santa
Maria della Pietà in Cori, e conchiuso dicendo che il
tribunale di Velletri aveva fatte Io prime vendette del-
l'arte. Quel tribunale aveva condannato il parroco, as- |
solti gli antiquarii; e allora ricorsero in appello tanto
il parroco che il Pubblico Ministero. Fu rigettato nel
l'udienza delli 25 febbraio p. p. l'appello dol parroco,
e accolto quello del Pubblico Ministero; cosicché tanto
il parroco cito gli antiquari furono condannati alla multa
di scudi centocinquanta romani. E una buona lezione !

0. M.

Il calice donato da Niccolò V alla cat-
tedrale di Fabriano. — Sino all'anno scorso, esi-
steva nella cattedrale di Fabriano l'antico piede del calice,
donatole da Niccolò V; ma quel prezioso cimelio fu dal
capitolo de' canonici offerto al pontefice, in occasione
del suo giubileo sacerdotale. Altri potrà chiedersi se
era in facoltà di quel capitolo di donare ciò che da più
di quattro secoli era conservato in quella chiesa; ma
imi deploriamo che si sia fatto omaggio al pontefice di
opera che tornava a lustro di Fabriano. Le opere d'arte
conviene possibilmente conservarle nel luogo ove stettero
sin dall'origine. Donare ciò che fu donato da un papa
illustre ciò che era storicamente annesso alla cattedrale
fabrianese, può essere generosità, ma di uomini che
hanno perduto la memoria. 0. M.

Vendita dei marmi della facciata della
casa Bressanelll in Mantova. — La casa posta
sul corso Vittorio Emanuele in Mantova, al n. 46, ora
di proprietà Bressanelli, già dei conti Porta, e antica-
mente edificata dal giureconsulto Francesco Bonati, era !

adorna nella facciata di marmi scolpiti con la più grande
finezza, negli ultimi anni del secolo xv. Il proprietario
attuale ha rimosso quei marmi dal loro posto, e in parto
li ha venduti a un antiquario di Firenze. La bella, la
storica casa è rovinata. 0. M.

Chiesa di S. Maria Xviova in Gubbio. —

Pochi giorni fa nella chiesa di S. Maria Nuova, regi-
strata fra i monumenti nazionali della provincia di Pòru-
gia, cadde una trave, la quale poteva danneggiare l'af-
fresco di Ottaviano Nelli, pittore eugubino, che lasciò
in esso la manifestazione più completa del suo talento
artistico. Fortunatamente, a quanto ci è riferito, l'opera
ben conservata del Nelli non ha subito nessuna avaria,
od ora si procede alacremente alla riparazione del danno.

E. A.

Codice greco miniato di Rossano.— E a

nostra cognizione che i canonici dol capitolo di Rossano
avevano gin iniziale trattative per vendere il famoso
codice greco, purpureo, sul (pialo essi non devono avere
altro diritto che quello di tenerlo in consegna, diritto
che si è l'atto loro opportunamente riconoscere. Il codice
composto di 188 fogli di pergamena, della misura di
metri 0,307 di altezza per m.' 0,26 di larghezza, con-
tiene tutto l'evangelo di S. Matteo e parte di quello di
S. Marco (fino al versetto X[V del xvi cap.), ed è scritto
con bei caratteri unciali, argentei, su fondo purpureo.
Preziose sono hi miniature che lo adornano, poiché oltre
a ben 40 figure de' proi'eti che pronunziarono Cristo,
trovatisi pure 15 composizioni rappresentanti gli ultimi
fatti de la vita di Cristo; un ornato con in giro i busti
de' quattro evangelisti, ed unii intestazione in cui è
figurato S. Marco scrivente sotto l'impulso d'una figura
allegorica, che rappresenta forse l'Ispirazione. Tali mi-
niature sono tutte trattato con una certa larghezza di
disegno e facilità di pennello, in modo da mostrare che
la tecnica antica non era ancora perduta; le storie evan-
geliche sono interpretate con una certa libertà, anche
messe a confronto con le stesse storie rappresentate dai
primitivi sarcofagi cristiani, sulle porte di S. Sabina,
nei mosaici di S. Apollinare Nuovo a Ravenna ecc.
Manca però l'idealità delle primitive pitture delle cata-
combe e delle sculture dei sarcofagi dol in e del [V
secolo, dei mosaici di S. Maria Maggiore, ove sono pure
rappresentate molte sceno dell'antico e del nuovo testa-
mento; delle miniature della Genesi di Vienna e della
Bibbia Cottoniana, che al pari di questi mosaici risal-
gono al v secolo; e v' è anche minore idealità che nelle
porte di S. Sabina (in cui tuttavia si mostra una certa
tendenza al verismo, specialmente nel Cristo Crocifisso
fra i due ladroni), e nei mosaici accennati di S. Apol-
linare Nuovo: tutto è nel nostro codice concepito con
grande naturalismo, con espressioni caratteristiche di
volti, con un certo eccessivo movimento dalo ad alcune
figure, con qualche durezza di contorno e trascuratezza
di disegno, come pure, certe volte, con disposizioni
simmetriche di pieghe; onde scorgiamo il principio d'una
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