Archivio storico dell'arte — 2.1889

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IL GRUPPO PEL LAOCOONTE E RAFFAELLO

a leggenda di Laocoonle, di cui troviamo la più antica menzione
in Aretino di Mileto, poeta epico che visse verso la metà del se-
colo vili a. C, ci rappresenta i compagni di Enea, in un banchetto,
lieti, quando due draghi comparvero, e strozzarono Laocoonle od
uno dei figli suoi, l'in lardi, la leggenda si rispecchia in Bachilide,
clic fa convertire in uomini i serpenti mossi dalle isole Galydre
contro Laocoonle e la moglie; e finalmente Sofocle dà alla leggenda
popolare una forma definitiva. 1 Non è giunta a noi la tragedia; ma
vuoisi che l'argomento sia esposto nel racconto d'Igino (grammatico
alessandrino che visse in Roma a'(empi di Augusto), in cui Lao-
coonle, fratello d'Anchise, ha i suoi figli sacrificati dall'ira di Apollo,
per aver lui preso donna, contro al volere del Dio, cui serviva come sacerdote: accorso in aiuto
de' figli, egli stesso è divorato dai serpenti. E ciò, soggiunge Igino, fece dire ai Troiani che Lao-
coonle fosse stato punito per avere colpito con l'asta il cavallo di Pallado. Il classico gruppo, che
riproduce la tragica scena, non deriva, secondo il Robert, dal dramma di Sofocle, che riunì la
versione di Aretino e di Bachilide; ma il Robert, per giungere a siffatta conchiusione, non ammise
che la seconda parte del racconto d'Igino fosse derivata da Sofocle, e così divise stranamente in
dm; pezzi il racconto, non osservando che nella prima parte non era contemplala la morte di
Laocoonte, fondo comune a tutte le versioni della leggenda, e in conseguenza che la seconda parte
è alla prima necessariamente, strettamente congiunta. Virgilio tacque soltanto del fatto del celibato
non osservato da Laocoonte, e compose un racconto commovente, senza introdurre notevoli mu-
tamenti alla leggenda sofoclea, a cui già si erano probabilmente ispirati gli scultori del celebre
gruppo. In Virgilio, il motivo della morte di Laocoonle è semplicemente l'aver quesli colpito con
l'asta il cavallo sacro a Pallade. Mentre Laocoonte faceva sacrificio d' un foro sull'ara di Nettuno,
due serpenti s'avventano giltando (ischi orribili, con occhi di fuoco, con le lingue vibranti, verso
Laocoonte; e divorate le tenerelle membra de'suoi tigli pargoletti, avvinghiarono il padre, corso
ai figli in aiuto, gli serrarono sul petto il respiro, e gli addentarono il teschio. Invano tentò di
sciogliersi dai nodi, e alzò altissime strida: e, morto egli pure, i mostri, disgroppalisi dai cadaveri,
ascesero al tempio di Pallade, e si invilupparono sotto allo scudo «Iella Dea.

Dal racconto si scorge che non fu Virgilio il primo, come invece vollero il Lessing ed il Robert,
a far morire tanto il padre che i figli. La leggenda greca portata pure da Igino a Roma, e cioè
forse la leggenda sofoclea stessa, diede luogo ai versi virgiliani. Non derivò quindi da Virgilio,
come parve a taluno, il gruppo val icano. Egli è certo, se si considerano i caratteri di questo, che
fu eseguito nel 2° secolo a. G. L'Overbeck ed altri, confrontando il gruppo cogli analoghi rilievi della

1 Robert, Bìld und Lied, in Philologische Unlersuchungen. V Heft. Berlin, 1881. '

Archivio Storico dell'Arte. - Anno li, Fase. III-IV.

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