Archivio storico dell'arte — 2.1889

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GIULIO GAROTTI

Maggiore, a lui la scoperta di mattoni recanti il millesimo 1386; egli pel primo lesse e pubblicò
parte dei documenti degli archivi del duomo, che oggi noi comodamente consultiamo nella rac-
colta (benché incompleta) stampata sotto il titolo degli annali ; e pel primo diede pure contezza
e ricavò notizie da altri manoscritti e documenti oggi pur troppo in parte scomparsi. Il risultato
dei suoi studi 1 e quello delle sue scoperte furono preziosi acquisti pei' la storia e per la questione
dello stile disi duomo.

L'architetto viennese Federico Schmidt consultò direttamente il monumento; l'abate Ceruti
fece ricerche in molti documenti e cronache; Cesare Cantù coll'alta sua mente sintetica, col suo
intelletto di storico, seppe distinguere nei risultati dei singoli lavori e studi la verità storica sulle
origini del monumento.

Con questo movimento, che direi scientifico, camminava di pari passo il movimento artistico,
il ridestarsi del buon gusto e di una vera intuizione arcneologica.

Non si tardò a non voler più t ollerare la decorazione posticcia appiccicata alla fronte e stata
ultimata in tutta fretta in sul princìpio del secolo per soddisfare, anzi ubbidire di galoppo all'im-
paziente volere di Napoleone.

Ma quando si fu al come si abbia a riformare la fronte del duomo, risorsero i dubbi, riap-
parvero le difficoltà, si ridestarono le più opposte teorie. La via era oramai aperta al sagace e
serio studio e molli vi si cacciarono con ([nell'entusiasmo che solo l'amore dell'arte può generare.
Ricorderò: Camillo Boito, fra i primi, che poi nel 1881 dettò una monografìa molto importante e
del quale si attende fra breve una nuova opera storica ed artistica sul duomo e sui suoi progetti
di facciata; Tito Vespasiano Paravicini, che fin dal 1878 richiamò l'attenzione sull'origine lom-
barda del grandioso tempio, Paolo Cesa Bianchi, Giuseppe MongerLNardiniPespottiMospignotti, Gentile
Pagani che scese nell'arena con nuovi documenti storici e notizie archeologiche, ed altri molli.

Luca Beltrajni da oltre sei anni riprese da capo, per conto suo, tanto lo studio storico sui
documenti, quanto lo studio artistico ed archeologico sul monumento: ed il risultato lo ha conse-
gnato in parecchi scritti e disegni, che successivamente nel 1883, nel 1887 e nel 1888 rappresen-
tarono un progressivo sviluppo e perfezionamento di un concetto organico.

Con tulio ciò l'accordo sullo stile del duomo, sul concetto della nuova facciata manca ancora.

I dispareri incominciano sulle origini e sullo stile.

E singolare. Mentre della maggior parte delle chiese grandiose e dell'Italia e delle altre regioni,
non si cerca l'architetto creatore del progetto, e, lo si conosca o lo si ignori, non si considera la
costruzione die quale risultato dell'arte architettonica di un periodo, di un'epoca; del duomo di
Milano, invece, da molti è cercato con insistenza l'architetto e da molti è pur ritenuta straniera
l'origine. Piii razionale è l'opinione di un autorevole competente, esser slato dato ai maestri lom-
bardi un progetto straniero che essi si sforzarono di interpretare e d'applicare secondo l'arte locale. 2

Ma il bello si è che intanto nessun documento dei moltissimi degli archivi della veneranda
fabbrica, del municipio, dell'archivio di Stato, dell'Ambrosiana, indica o lascia intravedere l'esi-
stenza di un progetto primitivo, anzi persino nei verbali delle numerose discussioni non è mai
fatto cenno del progetto del duomo.

1 Memorie e documenti ecc. - Milano 1854.

2 A quest'opinione si rannoda quella cui dal canto
suo, indipendentemente, è pervenuto l'architetto francese
Teodoro Fivel, di Chambéry, il quale nello scorso anno
ebbe la cortesia di farmi conoscere il risultato dei suoi
studi sul pittore, ed architetto Hans Mcmmlinc, autore di
pitture e costruttore di numerosi edifici in Savoia, come
l'attestano i dipinti, i castelli e le chiese, ed i docu-
menti scoperti da quel dotto studioso. Da una lacuna

nello opero e documenti riforentisi al Mommline, nei
primi due anni della costruzione del duomo, dal carattere
dello sue opere e dal fatto che il duca di Savoia, pel
quale questi oprava, ora parente di Gian Galeazzo, il
signor Fivol dedurrebbe che egli abbia studiato e ad
ogni modo presentato un progetto pel duomo di Milano
e che la sua repentina partenza sia stata l'origine dei
dùbbi, delle discussioni e dell'intervento di artisti stra-
nieri nella costruzione del grandioso tempio.
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