Archivio storico dell'arte — 2.1889

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GIULIO CARDITI

sentaneo allo sviluppo che quell'architettura era venuta prendendo e pur consentaneo alla impo-
nenza delle proporzioni che erasi deciso di adottare.

L'entusiasmo dei cittadini nel concorrere coi mezzi finanziari, colle oblazioni e nel dirigere
amministrativamente la costruzione fu assecondato dai campionesi. In questo periodo veniva com-
piuto lo zoccolo o perimetro dell'abside, delle sacrestie, delle crociere, e dei fianchi probabilmente
di due campate corrispondenti alla sesta e (pùnta campata odierna; venivan pur portati a buona
altezza i muri ed alcuni dei piloni.

A confermare cotesti risultati dello studio dogli annali ed a gettare chiara luce sullo stato
della costruzione, sullo stile e sui concetti già prestabiliti sono fortunatamente sopraggiunli duo
disegni del 1390, i più antichi che si conoscano del duomo e che l'architetto Luca Beltrami ha
pubblicato nella Raccolta Milanese nel dicembre 1888 e nel gennaio 1889. (fig, \\ e 4) Erano stati
eseguiti dell'architetto Antonio De Vincenti, che, incaricato dal Consiglio dei Seicento di Bologna
di fare il modello pel San Petronio, era venuto a Milano a studiarvi il duomo da pochi anni
incominciato.

Uno di cotesti disegni è l'abbozzo planimetrico del duomo ; dimostra che la costruzione non si
estendeva che sino alla sesta campala attuale, arrestata dalla vecchia facciata di Santa Maria Mag-
giore! riattata alla meglio e dal palazzo del Broletto (dello di poi ducale); dimostra pure colle
annotazioni aggiunte dal De Vincenti che l'altezza del tiburio o cupola già fosse calcolata e già
fosse stabilita la disposizione delle volle ma però con l'intenzione di innalzare il tiburio in pianta
quadrala anziché ottagonale. 1

L'altro disegno rappresenta la disposizione architettonica dell'esterno del duomo, e prova come
gli elementi organici ed il concetto decorativo fossero già concretati fin dai primi anni dell'inizio
dei lavori. Il basamento è quale oggi lo cediamo coi suoi archetti lombardi trilobati; le nervature
verticali o fascio delle chiese lombarde son pur quelle eseguile in marmo, e già sono disegnate in
guisa da suddividere le pareti ed i contrafforti e da rannodarsi al piano del terrazzo per formare
la merlatura traforata; già appaiono i pinacoli angolari dei contrafforti: le mensole per le statue
coi relativi baldacchini sono progettate secondo il concetto delle decorazioni che essi campionesi
avevano applicato a Verona e che Matteo applicherà sulla facciata del duomo di Monza. Da questo
disegno vediamo pure che sin d'allora era adottala la forma caratteristica delle finestre col largo
sguscio. Il gugliotto che sorge sul contrafforte è più basso, meno sviluppato di quello chi1 ora vediamo
appunto sorgere sul contrafforte estremo settentrionale, ma il concetto, lo stile, è già quello, ed anssi
cotesto piccolo gugliotto dimostra appunto lo sviluppo dal gugliotto di terra cotta del corona-
mento delle facciate di chiese lombarde al tipo dei gugliotti che ora vediamo nella parte set-
tentrionale del duomo. In questo secondo disegno, infine, son pur già date indicazioni di altezze
che si riferiscono ai piloni, ai capitelli, all'imposta della voli a maggiore.

Così si veniva innalzando il grandioso edificio, improntato allo sviluppo dello stile lombardo,
con le navi che giravano dietro il coro, secondo l'esempio delle navi della grandiosa chiosa romano-
bizantina di San Lorenzo in Milano, eolla forma poligonale dell'abside, come era siala oretta nella
prima metà del secolo nella chiesa di San Gottardo pur in Milano, coi contrafforti poco sensibili
in sviluppo come in tutte le chioso lombarde, e cosi pel progettato allo tiburio o cupola ispirato a
quello della vicina abazia di Ghiaràyalle, per le progettate volle a crociera, e via via.

I nomi di scultori, di operai, di manuali campionesi perdurano nei documenti degli annali
per molli e molti lustri, non quelli dei maestri, dei costruttori campionesi. Questi incominciano a
diminuire nel 1389, e più passano gli anni, più si assottiglia la schiera di quei vecchi maestri.
Anche il sodalizio dei campionesi si era dilegualo. Ed in allora incominciarono i dubbi, i tenten-
namenti, i dispareri tecnici sulla esecuzione del grandioso edificio.

i II Cesariano noi suoi Commenti a Vitruvio, stam-
pati nel 1521, diede una pianta intera del duomo che
non è che la riproduzione di un antico progetto oramai

smarrito, come ebbe a riconoscere, nello studiarla, il
prof, fieltrami, e come Io provò il disegno dell'architetto
Do Vincenti.
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