Archivio storico dell'arte — 2.1889

Seite: 127
DOI Heft: 10.11588/diglit.17348.27
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17348.30
DOI Seite: 10.11588/diglit.17348#0159
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1889/0159
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
LUCA DELLA ROBBIA

ED I SUOI PRECURSORI IN FIRENZI!

(Continuazione c line i)

'l fatto che Luca della Robbia inventò l'invetriatura di terre
colte dipinte rendendo per conseguenza tali lavori duraturi
e resistenti agl'insulti del tempo, ci porla ad indurre, che
anteriormente vi deve essere stato in Firenze l'uso di eseguire
sculture in terra cotta. In Firenze stessa queste sculture dei
primi decennii del secolo xv non si sono conservale che in
piccolissimo numero e sono di poca importanza; la materia
di cui erano composte, fragile e non abbastanza resistente
alle intemperie, fu causa della distruzione di molle, se non
della maggior parie di esse. F siccome tali sculture sono di
dimensioni relativamente piccole, facilmente trasportabili e,
quando sieno prive del loro colore, punto appariscenti, ne
venne che i pezzi conservali passarono per la maggior parie
nelle mani di mercanti d'oggetti d'arte, e di là all'estero.
Se ne trovano parecchi già da qualche tempo specialmente nel South Kensinglon Museum, dal
quale furono acquisiate in Firenze nel 18G0 con la collezione Gigli-Campana. In questo museo furono
introdotti come lavori di Jacopo della Quercia, e di solilo simili sculture furono vendute (piasi
sempre sotto questo nome. Quello elio ha contribuito a tale attribuzione è la singolare mesco-
lanza di una espressione pressoché sentimentale e di forme fortemente sentite con un senso quasi
gotico nel modo di trattare il panneggiamento, nelle proporzioni delle forme e nella difettosa esecu-
zione specialmente del corpo. Ma confrontando attentamente fra di loro queste figure e questi rilievi
in terra cotta, e paragonandoli anche ai lavori. autentici di Jacopo della Quercia, si può con
certezza asserire, che essi devono provenire da artisti diversi, e, quantunque mostrino in parecchi
punii delle analogie con le sculture di Jacopo, tuttavia se ne devono distinguere nettamente. Prose-
guendo la ricerca intorno alla loro origine, veniamo inoli re alla, conclusione che non dobbiamo
cercare a Siena la patria dei loro autori, bensì a Firenze.

Il carati ere del trecento si vede più fortemente espresso in parecchi altari di varia grandezza,
inolio simili fra di loro." Se no trovano tre nel South Kensinglon Museum, due de'quali provenienti
dalla collezione Gigli-Campana; due ne possiede il museo di Berlino, e altri ne sono ancora
conservati a Firenze, la più parie presso mercanti di oggetti d'arte. Di uno di questi ultimi diamo
qui la riproduzione (pag. 128), ed è l'aliare nel Bargello, levalo appena poco tempo fa dal magaz-

1 Vedi fascicolo I, pagina 1.
loading ...