Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LUCA DELLA ROBBIA ED I SUOI PRECURSORI IN FIRENZE

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rientrante, l'espressione cordiale e trasognata degli occhi, sono i tratti caratteristici delle teste
di questo maestro, i quali lo distinguono non meno degli ornati e del panneggiamento.

Oltre a questi altari si trovano ancora di mano dello stesso artista alcune Madonne in rilievo
di piccole dimensioni; una di queste esiste nella raccolta del signor A. von Beckerath in Berlino,
ed un'altra pure a Berlino nel museo. In ambedue queste colleziona si trova anche una statua della
Madonna alquanto più grande, della stessa mano ; entrambe presentano gli stessi caratteri delle figure
dell'altare che sta nel Bargello. Di mollo superiore a queste è però una Madonna pure attribuita a
Jacopo della Quercia, nel South Kensington Museum; rappresenta Maria seduta su una seggiola, che
tiene in grembo il bambino ignudo, il quale si stringe teneramente al collo della madre. Il gruppo
ha una tale profondità di sentimento, un tale effetto pittorico, che si stenta a riconoscervi lo stesso
maestro, freddo ed uniforme quale si mostra nella maggior parte degli altari; e pure l'analogia
dei tipi, delle forme, del panneggiamento non può lasciare alcun dubbio sulla sua attribuzione.

Siccome la forza di questo artista consiste nella semplicità dell'espressione, nella profondità
del sentimento, si comprende facilmente, che esso debba apparire tanto più debole, quanto più
ricche ed animate sono le composizioni. Ne abbiamo la prova in una serie molto ampia di suoi
lavori fuori di Firenze, cioè negli ornati della cappella Pellegrini in S. Anastasia a Verona. Le pareti
di questa cappella sono adorne tutte in giro di grandi rilievi in terra cotta sovrapposti due a due
e di ligure racchiuse in nicchie, che ora non sono colorale. Gli ornati barocchi nel loro carattere
misto di gotico e di Rinascimento, i tipi, l'espressione ed il panneggiamento dimostrano indubita-
tamente che qui ci troviamo innanzi a quello stesso artista, che lavorò a Firenze tutti quei piccoli
altari e quelle Madonne, di cui s'è parlato prima. 1 Queste composizioni hanno quel modo ingenuo
e quasi impacciato della rappresentazione ed il sentimento profondo ma talora alquanto debole
che caratterizzano le sculture tedesche del quattrocento, e così in quelle come in queste la dispo,
sizione è affatto semplice e quasi accidentale. L'uniformità e la mancanza di caratteristica nelle-
tesle e nel panneggiamento, la poca abilità dell'esecuzione, segnatamente delle estremità, sono i
difetti che si osservano qui in modo speciale causa il gran numero di figure. Dove invece in una
singola figura, come in quella del committente inginocchiato, l'artista lavora direttamente dalla
natura, egli mostra di saper fare molto di piii: in questa figura la testa e le mani sono realmente
vere al naturale e 1 pattate in modo particolare.

Giudicando da questo lavoro alquanto ampio della cappella Pellegrini abbiamo dato il nome
di «maestro della cappella Pellegrini» all'autore di tutti questi rilievi in terra cotta nel nostro
catalogo di sculture del Rinascimento nel museo di Berlino; è stala adottata questa denominazione
perchè pur troppo manca qualunque punto d'appoggio per stabilire il nome dell'artista. Per dimo-
strare l'origine fiorentina del maestro della cappella Pellegrini, abbiamo del resto, oltre a tutti i
rilievi e alle Madonne nominale, un altro grande rilievo trovato recentemente nei dintorni di Firenze ;
esso rappresenta la Morie di Maria, e mostra in tutto e per tutto una perfetta analogia con quelli
di Verona, segnatamente con quello in cui è raffigurata la Deposizione di Cristo.

Como l'artista sia venuto a Verona, non si può arrischiare nemmeno di supporre, essendoci
sconosciuto il suo nome. A giudicare dalla foggia del vestire e dal carattere degli ornamenti, i suoi
lavori nella cappella Pellegrini si potrebbero ritenere eseguiti fra il 1420 ed il 1430, quindi circa
nello stesso tempo in cui un artista fiorentino, il Rosso, lavorava il monumento sepolcrale Renzoni
in S. Fermo, e Piero di Nicolò e Giovanni di Martino, pure fiorentini, eseguivano in Venezia
quello del doge Tommaso Mocenigo in S. Giovanni e Paolo. In Venezia si sono anche conservate
le tracce di un artista molto vicino a quello della cappella Pellegrini, se pure non si tratta dello
stesso maestro; il bel monumento sepolcrale del beato Pacifico nella chiesa dei Frari, dell'anno 11:57,
mostra una strettissima analogia col maestro della cappella Pellegrini nei grandi e bei rilievi in
terra colta rappresentanti il Battesimo di Cristo, nei rilievi e nelle figure che stanno sull'urna, e
nelle graziose mezze'figure di angeli che suonano sorgenti da piante ornamentali di carattere

1 La figura di san Giovanni in una nicchia accanto ritrova quasi identica in uno degli altari del South
al rilievo elio rappresenta la Lavanda dei piedi, si' Kensington Museum (n. 7572).

Archìvio Storico dell'Arte. - Anno II, Fase. 1II-IV. 5
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