Archivio storico dell'arte — 2.1889

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WILHELM BODE

quelle testé nominale; in essa sono caratteristici i lunghi ricci dei capelli di Maria. Lo stesso museo
possiede un altro rilievo in terra cotta, un abbozzo, ma singolarmente bello per la concezione fresca
e naturale; il soggetto è affatto differente, giacché esso rappresenta degli angeli che cantano. Nel
South Kensington Museum è conservata, anch'essa sotto il nome di Jacopo della Quercia, una scul-
tura di questa stessa maniera, che è pure di particolare interesse per il soggetto; è la fronte di
un cassone con tre rilievi in terra cotta rappresentanti il Peccato originale (n. 7613), Questo lavoro
mostra la massima analogia con quelli della cappella Pellegrini, senonché le composizioni semplici
sono mollo più felicemente ordinate, e le figure hanno proporzioni molto più convenienti dei grandi
rilievi, così ricchi di ligure, di quella cappella.

Ho dello già da principio, che in Firenze stessa non si sono conservale che pochissime delle
opere di questi artisti fioroni ini nelle chiese e negli edifìzi. Una causa di ciò è certamente la poca
solidità del materiale, che, specialmente all'aria libera, é soggetto a deperimento; il motivo princi-
pale è però questo, che per le ricche chiese e per gli edilizi
della città si preferì un materiale più nobile, quale il bronzo
o il marmo, finché Luca della Robbia trovò nelle terre
cotte invetriate un materiale pieno di effetto, resistente e
nello stesso tempo meno costoso, specialmente per la deco-
razione di facciate. Però alcuni pochi monumenti maggiori
in terra cotta di quei precedenti artisti si sono ancora con-
servati a Firenze. Sulla porta della chiesa di S. Egidio,
nell'ospedale di Santa Maria Nuova, si vede una lunetta in
terra cotta (presentemente non colorata) una Maria incoro-
nata da Cristo, che nei tipi, nel disegno delle mani, nelle
profonde pieghe delle vesti [tesanti rivela a prima vista un
artista di questa scuola. Per un caso eccezionale ci è, anche
conservato il nome dell'autore di questo rilievo; esiste di
fatto il documento, dal quale appare che Licci di Lorenzo
lo esegui nel 1424; ma il cattivo stalo in cui esso presen-
temente si trova, e lo dimensioni affatto differenti da quelle
dei lavori prima nominati, ci impediscono di attribuire col
confronto alcuno di essi a questo artista. Un'altra grande
opera della stessa maniera è il monumento sepolcrale; in
terra cotta di Antonio Roizelli in S. Francesco ad Arezzo.
5. Esso si avvicina specialmente alle sculture del maestro

della cappella Pellegrini nei dettagli architettonici, nelle
proporzioni e nelle vesti delle figure, di maniera che dobbiamo attribuirlo a questo artista.1

Ad eccezione della lunetta che è opera corta di Bicci di Lorenzo, io mi sono finora astenuto
dal proporre un nome d'autore per le numerose sculture in terra cotta, che qui ho riunite come
opere di uno e dello stesso indirizzo della scuola fiorentina. E credo anche, che nei monumenti
contemporanei a quelle, che sono opere di artisti iloti in Firenze, per la maggior parte molto
differenti l'uno dall'altro, non si abbia finora un punto d'appoggio sicuro, per poter arrischiare
una supposizione intorno agli autori di questi lavori in terra colla. Che, ad onta di molti punti
d'analogia, non sia da approvarsi il nome al quale prima regolarmente si ricorreva, di Jacopo della
Quercia, è dimostrato già dall'origine fiorentina di queste sculture, e poi segnalamento dal carattere
affatto differente nella concezione e nel modo di trattare il soggetto. In tutti questi lavori manca più o
meno la grandiosità della concezione, mancano le figure dure e forti, manca la potenza e la maniera
particolare delle composizioni del Quercia. D'altra parte manca a quest'ultimo la diligenza della
esecuzione, l'accuratezza nella distribuzione delle pieghe, e innanzi tutto il sentimento inlimo e
quasi timido che è più o meno caratteristico in tutte queste sculture in terra cotta. Nella statua

1 Ad uno dei primi artisti che seguono questo indi- di solito si ritiene rappresenti f Incoronazione di Carlo
rizzo appartiene forse anche il noto grande rilievo in Magno, e che recentemente un erudito tedesco volle per-
manilo trovato a porta Romana, ora nel Bargello, che fino attribuire a Luca della Robbia.
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