Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LUCA DELLA ROBBIA ED I SUOI PRECURSORI IN FIRENZI; 133

della Madonna sulla porta di San Petronio a Bologna, nella pìccola Madonna in rilievo sul fonte
battesimale di San Giovanni a Siena, e nella Carila dell'Opera del duomo di Siena, Jacopo della
Quercia, trattando di solito gli stessi soggetti di quelle sculture'fiorentine, mostra piuttosto nell'espres-
sione un indifferentismo che ci ricorda le opere dell'antichità.

Non mancano le analogie con queste sculture negli scultori fiorentini conosciuti della prima
metà del quattrocento. Nella più antica porta del battistero del Gioberti la Madonna woAVAdora-
zione dei re e le poche ligure di donna che ricorrono in altre composizioni mostrano una grande
analogia con molle delle nostre sculture in terra cotta, e specialmente con le due del museo di
Berlino (lig. 3 e A), nella loggia del vestire, nelle pieghe, nel modo in cui il manto è sovrapposto
al capo, e perfino nei tipi e india modellazione delle mani mancante e frettolosa. Ma manca in queste
sculture fiorentine la singolare unione di grandiosità ricercata e di (deganza civettuola che sono
caratteristiche specialmente nei primi lavori del Ghiberli. Nanni di Banco, i cui lavori ricordano
le nostre sculture nelle vesti, è però più semplice e più grande e dimostra un più fine sentimento
della natura, come si può vedere segnatamente nella sua Madonna della Cintola nel duomo. Quanto
a Giovanni di Bartolo, detto il Rosso, l'ho già nominalo prima accanto al maestro della cappella
Pellegrini; i suoi lavori veronesi hanno un'analogia affatto particolare con la tomba del beato
Pacifico nella chiesa dei Erari.

Con un artista fiorentino hanno queste sculture in terra cotta una stretta relazione nella con-
cezione e nel sentimento, e le migliori di esse anche nella composizione e nei dettagli, e questi è
Luca della Robbia. Con ciò non è naturalmente detto che Luca stesso possa essere consideralo fra
gli autori di quelle sculture, giacche egli per la finezza con cui comprende la natura, per la maestria
dell'esecuzione, per lo studio della composizione e per la purezza degli ornati e della sagoma è un
artista tale, che si deve nominare fra i primi ed i più grandi maestri del Rinascimento, laddove
invece gli autori di quelle sculture in terra cotta appaiono molto spesso ancora impacciati nelle
tradizioni del trecento, segnatamente nelle proporzioni sovente errate, nell'atteggiamento timido
delle figure, nelle pieghe delle vesti profondamente marcate, e nell'esecuzioni! imperfet ta delle estre-
mità. Ma è indiscutibile e di particolare interesse l'analogia della concezione e dei motivi, special-
mente nelle Madonne. Il confronto fra le sculture di Luca della Robbia nel museo di Berlino,1 e
quelle qui riprodotte di artisti fiorentini dimostra nel modo più evidente questa grande ed intima
analogia. La relazione fra Maria ed il bambino concepita da Luca nel suo momento puramente
umano, il rapporto ingenuo e non ricercato di madre e figlio e la quantità di graziosi motivi che
no derivano e che fanno delle Madonne di Luca una miniera inesauribile di studio .dell'amor
materno e della vita infantile, tutto ciò ritroviamo in modo affatto simile in questi più antichi artisti.
Alcune delle loro composizioni ritornano anzi quasi identiche in Luca della Robbia; perfino dei
motivi così accidentali e naturalistici, che non ritroviamo più quasi mai in nessun altro artista,
quale per esempio quello della madre che fa il solletico al bambino, li ritroviamo già in quei maestri
fiorentini. E l'analogia fra gli ultimi e più perfetti lavori di essi e le prime sculture di Luca è
così grande, che talora si presero queste ultime per opera di quegli scultori; così per esempio
avvenne della India statuetta in terra colla rappresentante Maria col bambino dormente in grembo
nel South Kensington Museum (n. 7574) che è attribuita a Jacopo della Quercia.

Si può adunque concludere che Luca della Robbia, il quale appena'dall'esempio di Donatello acqui-
stò il pieno sentimento della natura e la libertà nella riproduzione di essa, pure fu lo scolaro d'uno
ili questi scultori fiorentini. Questa conclusione acquista maggiore probabilità (piando si consideri
che i primi lavori di Luca sono precisamente sculture in terra cotta dipinta, e che la sua invenzione
dell'invetriatura di tali sculture accenna ad una eslesa attività da parte sua in questo genere di
lavori. Il vero valore di quel gruppo di artisti fiorentini consiste precisamente nella preparazione
che essi diedero al nostro Luca: colla riproduzione dei sentimenti della vita, colla profondità e
schiettezza di tali sentimenti essi opposero un felice contrappeso da una parie al duro ed esageralo
naturalismo di Donatello, dall'altra alla superficialità dell'ideale di bellezza del Ghiberti. È da
sperarsi che le ricerche archivistiche in Firenze giungano presto a farci conoscere i nomi di
questi artisti.

Wilhelm Bòde

1 Vedi fase. I, pag. 8.
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