Archivio storico dell'arte — 2.1889

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DOMENICO G-NOLI

gato la chiesa, così altri, senza ricercare che cosa il Bernini avesse avuto in animo, presero a
sostituire le loro idee a quelle del grande artista. La Relazione municipale ricorda il decreto
dell'amministrazione francese; ma veramente i progetti rimontano ad età ben più remota. Pochi
anni dopo la morte del Bernini, seguita nel 1GG7, l'architetto Carlo Fontana pubblicava, nel 1694, la
sua grande opera II Tempio valicano e la sua origine, in magnifica edizione ricca di disegni e
di piante. Il Fontana, della famiglia di quel Domenico che trasportò l'obelisco vaticano ed eseguì
tante opere per Sisto V, è autore delle due splendide fontane che adornano la piazza di san Pietro,
ed in parte è opera sua il palazzo di Monte Citorio, dove oggi risiede la Camera dei Deputati,
lasciato incompiuto dal Bernini. Nella sua opera, il Fontana studia come aggiungere nuovo orna-
mento alla piazza di san Pietro; e in un primo progetto, tenendo conio del concetto del Bernini
che la voleva chiusa, proponeva di prolungarla fin verso la piazza di Scossacavalli, ma chiudendola
ai'lati con corridoi uguali a quelli che scendono dalla facciata della chiesa ai due emicicli; incon-
tro alla chiesa poi aveva imaginato un portico ed un ingresso trionfale. Ma in un secondo progetto,
cui si può vedere la pianta a pag. 245 di quell'opera, abbandonata ogni idea di chiudere la piazza pro-
pone di prolungarla, e aprire uno «stradone», com'egli dice, (ino a Ponte sant'Angolo. Ecco le
parole con cui egli rende ragione del suo progetto: «E tale la grandezza di questo tempio che
non potendo essere ben compreso dall'occhio se non in gran distanza, abbiamo voluto tentare di
trovare da ogni banda ove possa il medesimo rendere totalmente comparente e visibile il suo pro-
porzionato contorno. Trovato dunque che non in altro luogo possa meglio riceversi la veduta di
questo edilìzio che di dove termina ponte di Castel sant' Angolo, benché in qualche parte sia impe-
dita la medesima da quell'isola di case che sono Ira il ponte ed il tempio, ci pare che sarebbe
necessaria, per rendere libera all'occhio la comparsa d'un edilizio sì cospicuo, la demolizione di
detta isola, senza aver riguardo a dispendio. Si potrebbero, dal principio dei lati di Borgo sino
all'imbocco della piazza, tra li due bracci circolari del nuovo portico, fabbricare altri portici ecc. »
II Fontana però non si contentava, come parrebbe da queste parole, di demolire le isole fra i due
borghi, ma nel disegno tagliava ai due lati del nuovo stradone, colla prodigalità spensierata di
chi sa che il suo piano non sarà messo ad esecuzione. Il lato a destra di chi guarda san Pietro

10 arretrava di poco, tanto da metterlo in linea coll'angolo del colonnato; ma dal lato sinistro
faceva un taglio profondo, tanto che sarebbe stata per intero demolita, sulla piazza Pia, la fab-
brica clic divide la via di santo Spirito dal Borgo vecchio. Così la piazza Kusticucci si sarebbe
prolungata, restringendosi quasi insensibilmente, (ino a ponte sant'Angelo, e formando un immenso
stradone o un'immensa piazza, dal ponte sant'Angelo alla piazza di san Pietro. Oltre le isole, avreb-
bero dovuto demolirsi, a destra, il palazzo GKraud o Torlonia edificato da Bramante pel cardinal
Adriano, e il palazzetto di Giacomo da Brescia che si vuole architettura di Raffaello; e a sinistra,

11 palazzo de' Penitenzieri, il palazzo Cesi, tutte infine le fabbriche che fiancheggiano da ogni lato
il Borgo vecchio ed il Borgo nuovo.

A questo smisurato, progetto, un altro più modesto ne tenne dietro nel 177(3, del quale pare
che siasi perduta ogni memoria. L'architetto Cosimo Morelli d'Imola, autore del palazzo Braschi
dove oggi risiede il ministero dell'Interno, nel presentare un progetto per la sacrestia vaticana
che Pio VI, Braschi, aveva in animo di erigere, vi aggiunse il disegno di prolungare la piazza
Rusticucci fino a ponte sant'Angelo limitandosi però alla demolizione delle isole fra Borgo nuovo
e Borgo vecchio. Sotto alla pianta è la seguente leggenda: « Pianta generale da ponte S- Angelo
sino a S. Pietro... prodotta l'anno 1776 dall'architetto J/itotene Cosimo Morelli, che porta la demo-
lizione dell'isola posta fra il Borgo vecchio e nuovo, che rende mirabile la veduta del grande
ediflzio». Non contento alla pianta, il Morelli dava in un'altra stampa la veduta a volo d'uccello di-san
Pietro e del Borgo dopo eseguta la demolizione, affinchè se ne potesse vedere l'effetto ( Tav. 2." e 3.a ).
Ai due lati dell'entrata del nuovo grande stradone, dove oggi sono due facciate fattavi sotto il pontifi-
cato di Pio IX dall'architetto Poletti, il Morelli aveva imaginato «Due prospetti, come le chiese
alla piazza del Popolo, di due portici che fanno l'ingresso al gran spiazzo, con architettura
istessa della piazzai. Assai opportuno è il ricordo delle chiese sulla piazza del Popolo, poiché
veramente assai simile a quella sarebbe riuscita l'imboccatura del nuovo stradone.

L'amministrazione francese, creduta autrice del piano di portar fino a ponte la piazza di San
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