Archivio storico dell'arte — 2.1889

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DOMENICO GNOLI

chiesa dalla croce greca in latina, la prolungò lauto che oggi la tacciata non lascia vedere inte-
ramente la cupola. Anche ponendosi in l'ondo alla piazza Rusticucci, non si arriva a vedere se
non la metà del tamburo, e delle due cupolette laterali destinate da Michelangelo a l'ormare colla
maggiore una figura piramidale, non si veggono quasi che le lanterne, ha Relazione che accom-
pagnava il Piano regolatore del 1881, dava appunto questa ragione della proposta: «La ragione
era ed è di poter scorgere a distanza conveniente la cupola di Michelangelo in tutta la sua maestà,
compreso l'alto tamburo che ne costituisce la principale bellezza. »

Ma fortunatamente, di punti da cui possa, a maggiore o minore distanza, ammirarsi intera
fin dalla base la grande opera di Michelangelo, ce n'è da scegliere, od uno nuovo e bellissimo se
ae avrà Ira poco coll'apertura del lungotevere di Tordinona e dell'Orso. K nessun punto forse
era più adatto a godere appieno la cupola che i Prati di Castello, dai quali si vede la facciata della
chiesa dalla metà in su, e sopra di essa sorgere fin dalla base la gran cupola colle due cupolette
che sembrano corteggiarla. Erano prati, erano vigne, dove oggi sta sorgendo un grande quartiere;
ma il Piano regolatore ha tracciato le vie in modo che da nessun punto si potrà più vederla. Essa
si offriva da se a chiudere con grandiosa prospettiva una o più vie del nuovo quartiere, e invece si
direbbe che ci si sia messo studio a nasconderla. Se il mettere in vista, a conveniente distanza, la
cupola compreso il tamburo, si giudica di tale importanza da voler per questo demolire tutto un
quartiere, perchè mai chiudere quella vista dove si poteva averla senz'altro spesa che tirare in altro
verso le linee? E ancora si sarebbe in tempo di rimediare in parte all'errore. Fa osservare la Rela-
zione del progetto municipale, che « eseguila la demolizione, il maestoso monumento della basilica
Vaticana sarebbe veduto in tutta la sua imponenza fino dai lungotevere e dal punte Umberto I »
cioè lungo la linea dell'asse della piazza di san Pietro. Ma per ottener quest'effetto, in quanto alla
cupola, non occorre demolir nulla, poiché lolla di mezzo (e dovrà esserlo ad ogni modo per altra
ragione) quella casa alla come una torre che divide all'imboccatura il Borgo vecchio dal nuovo,
dal ponte Umberto I e da lui la ([nella linea si vedranno intere la cupola, le cupolette e parte
della facciata.

Che se poi non solo voglia vedersi intera la cupola, ma si voglia vedere insieme la facciata
tutta intera e le porte e la gradinata, allora certamente bisogna demolire le isole. Ma bisogna
persuadersi che il malaugurato prolungamente eseguito dal Maderno ha distrutto irreparabilmente
l'effetto imaginalo da Michelangelo. Si troverà bensì, con ([nella demolizione, un punto di veduta
comune alla facciala e alla cupola, ma solo ponendosi ad una enorme distanza; e si avrà poi lo
sconcio che, nel percorrere il nuovo stradone per avvicinarsi a san Pietro, si vedrà la cupola
nascondersi a poco a poco dietro la facciata della chiesa. Risogna oramai che la cupola si adatti
alla condizione di tutte le sue sorelle sorgenti su chiese a croce Ialina, cioè d'avere, per esser
veduta intera, un punto di veduta suo proprio. E si è poi sicuri che facendola apparire-intera sulla
facciata, le si renderà con questo un buon servigio? Essa che, nella sua grandezza, è (ina
come un merletto, elegante come una sposa, non so che cosa abbia da guadagnare dall'esser veduta
su quella base enormemente larga, su quei mastodonti di colonne, su quell'attico che schiaccerebbe
una montagna, -su quella massa grossolana e sgarbata. Meglio moltiplicare i punti di veduta del-
l'opera stupenda di Michelangelo e lasciarla figurar sola in tutta la sua maestà. Ricordo che (piando
fu ordinata la piazza di Monte Cavallo, colla terrazza e la strada che le gira sotto, il papa Pio IX
si recò a vederla, e non rimastone punto soddisfatto, chiese a chi L'accompagnava quanto fosse
costata quell'opera. Come l'ebbe saputo, dimandò: E quanto costerebbe; ora a rimetter tutto nello
stato di prima? Dubito che, demolendo le isole, si arrischierà di'sentir ripetere la stessa dimanda.

Per queste considerazioni, mi par dubbio se sarebbe desiderabile di veder eseguile le demoli-
zioni proposte, quando pure non dovessero costare nò milioni nò perdila di memorie storiche e
artistiche. De' milioni non ò qui luogo da discorrerne, ma toccherò brevemente delle seconde. Lo
sconvolgere la topografia, il trasformare la fisionomia di luoghi notissimi nella storia civile ed
artistica, registrati le mille volle negli scritti di tanti secoli, dove accaddero avvenimenti famosi,
il cancellare ogni traccia dell'antica via sacra e dell'Alessandrina aperta pel giubileo del 1500, lo scon-
volgere la città leonina come un terreno vergine, tutto ciò, senza dubbio, non offehde che la classe
poco numerosa di chi si applica a studi storici o coltiva le antiche memorie, ma ò cosa ai più
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