Archivio storico dell'arte — 2.1889

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NUOVO ACCESSO ALLA PIAZZA DI SAN PIETRO IN ROMA

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indifferente. E certose queste demolizioni fossero richieste da bisogni della vita cittadina, questo senti-
mento che riguàrda, dirò così, l'aristocrazia della coltura, dovrebbe cedere il passo: ma quando si
tratti invece di abbellimenti e di soddisfazioni estetiche, allora non si può negare anche a queste
soddisfazioni storiche e sentimentali di pesare pur esse sulla bilancia. Nò basta il dire che son
gusti di pochi: a voler esser sincori, quanti sono capaci, per esempio, d'intendere e sentire i capo-
lavori dell'arte ?

Quanto alle fabbriche che sarebbero da demolire, nel primo tratto fra la piazza Pia e quella
di S. Giacomo Scossacavalli, non c'è molto di notevole. La casa incontro alla Traspontina, fabbricata
intorno alla metà del Cinquecento, ha buoni particolari architettonici, ma è ridotta in cattivo stato.
Fiì di Cesare Gloriero secretarlo pontificio, e si vuole che un tempo fosse lì la torre del Soldano.
La chiesa di san Giacomo non ha pregio d'arto né cosa degna di nota fuorché la vecchia leggenda
da cui si vuole che avesse origino e le sue famoso reliquie. Ma sulla piazza di Scossacavalli vi si
para incontro il palazzo de'Convertendi che volta pel Borgo vecchio e pel nuovo, nel quale si

stende per lungo tratto. E una mole grande e severa che in
altre città meno ricche di palazzi sarebbe indicata come un mo-
" \ aumento, ma che anche in Roma non é spregevole.

■ , '-y^ Quantunque esternamente abbia oggi l'aspetto d'un solo pa-

: >;, ' \ \ lazzo, esso mani iene però inlcrnanienle le antiche divisioni (V.
s '.:.::£':y la pianta nel fase, di febbraio 1888, pag. 8); poiché esso é com-
posto sulla via di Porgo nuovo, del palazzo Accolli (n. 2) del
paìazzo di Raffaello (n. 1) e delle case intermedie degli Zon. I due palazzi (in
quello dell'Accolti sono ancora visibili sotto al bianco che l'ha coperto le linee
dell'antico graffito) hanno ingresso e cortile separato, e in mezzo fra i due, per
dare unità alla facciata, si fabbricò il magnifico balcone riprodotto in molte opere
d'architettura e che é ritenuto, Senza però buon fondamento, opera del Peruzzi.
Il Navone e il Cipriani, riproducendolo in più Iavole, nella loro Raccolta de' più
cospicui esemplari d'architettura civile in Roma (1701), affermavano che quel
balcone « si può senza dubbio asserire che in Roma è il più bello. »

Non istàró ora a rifare la storia del palazzo di Raffaello, quale risulta dai
nuovi documenti;1 mi basterà ricordare ch'esso fu edificato da Bramante pei Ca-
prini di Viterbo; che Raffaello l'acquistò nel 1517, e forse lo condusse a termine.
Che in esso Raffaello morisse, lo attestano l'Alfani2 e il Torrigio nelle Grotte valicane. Alla morte
di lui il palazzo fu acquistato dal cardinal Accolli il quale poi, coli'acquisto delle casette inter-
medie, divenne padrone di tutte le fabbriche che formano l'odierno palazzo dei Convertendi. Questo'
corpo di fabbriche passò così unito dal card. Bernardo al card. Benedetto Accolti, quindi agli
Strozzi, 3 al card. Commendone, agli Spinola, al card. Castaldi, il quale, morendo nel 1085, lo
destinò per testamento ad Ospizio de' Convertendi.

Risoluta la questione del luogo del palazzo di Raffaello, ne sorgeva un'altra: che cosa ne rimane ?
Dell'architeliura esterna di Bramante quale apparisce da una stampa del Lafreri e da antichi
disegni, non resta nulla. Della primitiva lacciaia non avanzano che due pilastrini d'angolo d'uno
dei balconi, di puro disegno bramantesco, e corrispondenti alla stampa del Lafreri,'che si trovano
oggi nel cortile dell'antico palazzo di Raffaello. Riproduciamo qui il disegno d'uno di essi e
lo spaccato dell'angolo del balcone (fig. 4). Questo palazzo, come ci attesta il Vasari, era fatto
«di mattoni e di getto con casso;» e questa « invenzion nuova del far le cose gettate» fu certo
cagione clic nulla sopravviva della sua esterna decorazione. La costruzione, come per solito nelle
fabbriche di Bramante, ne ora cattiva, sicché più volte e da ultimo dopo il 1870, manifestatesi
gravi lesioni, é convenuto rifondarlo e rafforzare i muri. La speranza, da me altra volta mani-

1 « Bramante fece fare in Borgo il palazzo che fu di
Raffaello da Urbino, lavorato di mattoni e di getto »
(Vasari, Vita di Bramante); e nell'antica pianta ripro-
dotta, in questo Archivio, nel fascicolo 2° 1888, p. 10 :

Archivio Storico dell'Arte, - Anno II, rase. III-IV.

« in borgo, disegno do Bramante ».

2 Ivi, p. 6.
:i Ivi, p. 228.

1 V. la stampa del Lafreri nel fase. 2 del 1888.

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