Archivio storico dell'arte — 2.1889

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DOMENICO GNOL1

festata, che sotto l'odierna lacciaia potessi; ritrovarsi l'aulica architettura non è stata confermata
dai tasti eseguili in diversi punti. Pare che il palazzo sia stato trasformato principalmente per opera
del cardinal Commendone, <lop > il 1563; certo è che nel 1580, quando avvenne la traslazione del
corpo di san Gregorio Nazianzeno, il Tempesti lo rappresentava in Vaticano, nelle loggie superiori
a girèlle di Raffaello, già ridotto nello stato presente.

Nondimeno si può dimostrare che il palazzo di Raffaello non è sialo già demolito per fare
un nuovo palazzo, ma restaurato e rafforzato in diversi tempi conservando l'antica disposizione,
e buona parte della costruzione primitiva. Ciò risulla dai fatti seguenti:

1. Il palazzo di Raffaello, dall'angolo sulla piazza di san Giacomo si estendeva sulla via di
Borgo nuovo, per cinque finestre; ed anche oggi questa parte di fabbrica lino alla quinta finestra,
forma corpo a sé con proprio cortile e scala e ingresso separato.

2. Il disegno del Lafreri, che reca in iscala la misura della canna architettonica, dà alla
facciata un'estensione di canne IO e palmi .3 circa, corrispondente a metri 23 e una piccola fra-
zione ; che è appunto la misura che risulta misurando il
palazzo dall'angolo a tutta la quinta finestra e tenendo come
punto di mezzo il portone. Mentre le prime cinque finestre sono
equidistanti fra loro, corre una maggior distanza tra la quinta
e la sesta.

3. Ridotto il disegno del Lafreri e l'odierna facciata alla
stessa scala (fig. 5), e sovrapposti l'uno all'altra, tutto combacia
perfettamente, salvo minime e incalcolabili imperfezioni di ese-
cuzione: l'altezza del pianterreno e del primo piano, l'altezza
o disianza delle botteghe, delle porle e delle finestre. Che ciò
non sia e non possa 'essere casuale, si può vederlo ricercando le
raccolte de' palazzi di Roma del Ferrerie, del Letarouilly e
dallil, nelle quali inni ilmeiite si cercherà una sola fabbrica che
' nelle sue proporzioni corrisponda neppur da lontano al disegno
del Lafreri.

~ l. Ma c'è di più: abbiamo la prova diretta che il palazzo

ili Kalfaello è belisi trasformalo ma non rifatto. Il disegno dell'Al-
fani anteriore al 1580, pubblicalo già nel fase. 2.' dello scorso anno
~~ e che qui ripubblichiamo (fig. 6) rappresenta il palazzo di Kal-
faello già trasformato nella parte inferiore o pianterréno, il (piale,
perduto il linguaio, corrisponde perfel la meni e allo stato odierno,
mentre il primo piano conserva ancora il disegno di Bramante.
_ Il pianterreno dunque ha mutato l'aspetto esteriore senza toccare
il piano sovrastante; il che è prova evidente che la trasforma-
re — ANTICO E ATTUALE DISEGNO zione ha avulo luogo in più tempi rafforzando l'antico, anche
DEL PALAZZO DI RAFFAELLO1 per potervi elevar sopra un a Uro piano, senza rifar l'edilìzio

ex novo.

5. Finalmente l'architetto Pietro Carnevale deputato da una Commissione governativa e comunale,
a causa della sua speciale conoscenza dell'arte del Rinascimento, ad esaminare lo stalo del palazzo
di Raffaello, presentava ad essa una Relazione da cui risulla : che nei saggi che ha potuto fare
(si noli che l'esser la casa abitata imponeva grandi riguardi e limitazioni) ha rinvenuto nei sol-
terranei costruzioni per la maggior parte rifatte in sostituzione delle auliche: ma in una parte
dei sotterranei ha trovalo ancora la primitiva muratura a gretto, cioè fatta con detriti di vari mate-
riali; nel mezzanino «i muri esterni e lo volte, quantunque abbiano subito varie ripreso di nuove
murature, pure conservano l'antica disposizione e parte della primitiva formazione». I muri esterni
del pianterreno e del primo piano appaiono rifatti, mantenendo nondimeno la primitiva disposi-
zione delle porte e delle finestre; nell'interno, le stanze sono prive di qualsiasi decorazione; ma

1 La linea tratteggiata corrispondo al disegno antico, quella continuata all'attuale.
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