Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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Seguono i documenti che contengono l'allogazione
fatta dagli operai, e la ratifica di Donato e Michelozzo,
tra il luglio e il dicembre del 1428. Tali documenti sono
interessantissimi per vedere quali fossero i critorii clic
si dovevano seguire nella costruzione del pergamo.

Ma mentre i Pratesi speravano di veder la Cintola
di Nostra Donna esposta dal nuovo pergamo per l'8 di
settembre del 1429, fino al 1433 gli artefici non si fe-
cero vivi. K anche allora gli operai dovevano andare
in cerca di Donatello, e procurarsi lettore autorevoli
per farlo tornare da Roma. Finalmente si pose al la-
voro, che era già cominciato ; quando nel maggio del
1434 si stipulava un altro istrumento, in cui Michelozzo
spariva sotto il generico alias, e nella qualità di arbi-
tro è ricordato un maestro Lorenzo. L'A. dice che que-
sto nomo ingannò il Baldanzi, e poi l'annotatore del
Vasari, il Muntz e il Cavallucci, i quali in qu&ll'alios
videro il Ghiborti.

Dal primo contratto del 1428 conosciamo invece che
ora stato scolto arbitro Lorenzo Sassoli, celebre medico,
padre del marmista Sassolo.

Segue l'istrumento del 27 maggio 1434.

Ventitré giorni dopo rogato questo istrumento, Do-
natello avea finito una delle sotte storie che si vedono
scolpite nello facce del pergamo. Ma por far seguitare
Donatello nel lavoro bisognava che gli operai mandas-
sero de,' buoni fiorini d'oro all'artefice. E l'A. pubblica
una curiosa letterina di un pratoso, maestro d'organi
a Firenze, con cui si pregano gli operai del duomo a
mandar quattrini a Donatello, perchè no avea bisogno
per lo feste. (Firenze, xvm giugno 1434).

Dopo quattro anni le tavolo di marmo istoriate si
muravano.

Posa l'elegantissimo pergamo di Donatello su mas-
siccio pilastro, elio forma l'angolo della chiosa catte-
drale. Nelle sotte tavole, invece dello pio leggende pre-
scritte dal decreto del 1330, del Cingolo e di S. Ste-
fano, l'artefice scolpi i meravigliosi gruppi di putti dan-
zanti di naturale bellezza. A reggere il ballatoio del
pergamo erano destinati duo capitelli di bronzo, di cui
uno, secondo il Vasari, sarebbe stato rapito dagli spa-
glinoli nel sacco del 1512, l'altro resta. L'A. però, con
documenti dimostra, come sospettava il canonico Bal-
danzi nella Descrizione /Iella Cattedrale di Prato, che
il secondo capitello non fu mai fatto.

Queste sono le principali notizie che si traggono
dalla pubblicazione del compianto Guasti, che, se manca
di ordine nell'esposizione, è però interessante per i nuovi
documenti messi in luce. I. P.

Giulio Cantalamessa - Una Madonna di Francesco Francia

(Nel giornale: Lettere e Arti, Anno I, n. 7, 1889).

Un accurato articolo del Cantalamessa pubblicato nel
periodico Lettere ed arti di Bologna, dà la notizia che
è stata ridonata all'ammirazione dei cultori di arte una
Madonna di quel pittore, il più insigne che vanti Bo-

logna. Questa tavoletta viene da Cagliari, è appartenente
al generale conto Lostia di S. Sofia E lunga quasi ven-
tinovo centimetri, larga ventidue. La madonna in mezza
figura è diritta diatro un davanzale rosso e con le mani
reggo il bambino nudo, che si piega in avanti alzando
una gambina come per saltare, mentre la testa ò rivolta
un po'in alto a destra. La madre con lo sguardo su lui
paro no invigili i movimenti. Una mano del bambino
s'incontra con una della madre, come nella tavola del
Francia che si conserva in S. Martino, e nell'altra della
cappella dei Bontivoglio. Dietro vodosi S. Francesco che
sorridendo guarda il bambino tenendo al petto la mano
affilata. Lo figuro spiccano su di una campagna con
albori, di cui la parte frondosa pivi chiara è risoluta con
tocchi d'oro. Nella prateria verde serpeggia una strada,
e alcuni viandanti lontani sembrano dirigersi ad un ca-
stello. Monti azzurri terminano l'orizzonte o poche nuvo-
lette leggerissimo vagano nel cielo azzurro.

Questa è la bolla descrizione che ce no fa il Canta-
lamessa.

Benché non firmato, il quadro non lascia campo a
dubbi sulla sui paternità, potendosi riconoscere facil-
mente la mano del Francia. Certamente appartiene allo
stesso periodo della predella che è nella pinacoteca bo-
lognese, ovo puro si conserva una incisione del quadretto
dell'identica misura del dipinto in parola, incisione assai
diligente. Sotto l'incisione si leggono le seguenti parole,
a sinistra: Frane. Raibolini, d°. il Francia dip. A destra:
Achille Calzi dis. e incise. Nel mezzo: Voriginale d'egual
grandezza posseduto dall'111.mo e Iiev.mo sig. Canonico
Andrea Slrocchi. Si noti che gli Strocchi sono di Faenza.

Il Cantalamessa si augurava che la tavoletta del
Francia fosse acquistata per la pinacoteca di Bologna.
L'augurio fu soddisfatto, poiché il quadretto é già in
quella pinacoteca esposto all'ammirazione del pubblico.

I. P.

Bollettino della Consulta del Museo Archeologico in Mi-
lano (Brera). - Anno 1888. Milano, Bortolotti, 1889.

Nella relazione sulle antichità entrate nel Museo
patrio di archeologia in Milano, scritta dal solerte se-
gretario Carotti, è fatta parola di alcuni oggetti di qualche
interesse per la storia dell'arte: ricordiamo un frammento
di altorilievo, rappresentante il bacio di Giuda, prove-
niente dalla demolita cappella della Rocchetta di porla
Romana. l'Isso viene ascritto per ragioni stilistiche al
xin secolo; ma a noi sembra invece che appartenga al
secolo xiv, mettendolo a riscontro con composizioni si-
mili esistenti a Napoli nel Museo Nazionale, a Ferrara
nel Museo Civico, a Roma nella collezione recentemente
venduta dal canonico Pirri (n. 507 del catalogo). E di
un artista gotico, che lavorava spesso le sue sculture
in alabastro, come un intagliatore in legno, con figuie
lunghe, in altorilievo, con maniera tedesca, con estremità
esageratamente sottili, e sempre affastellato nella coni-
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