Archivio storico dell'arte — 2.1889

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Francesco Gai od Enrico Gui. - Palazzo Farnese in I G. C. Checchio. - L'ingegnere ed architetto Francesco

Caprarola. - Relazione intorno lo stato del palazzo ' Gallo. (1672-1750). - Torino, Derossi, 1886.
farnesiano e dolio suo dipendenze, letta all'insigne |
Accademia di Bolle Arti di S. Luca nel Lì novem-
bre 1883. Napoli, Luigi Corso, 1889.

Gli autori deplorano a ragione le condizioni di quel
vetusto palazzo, splendida costruzione del Vignola, che
andò perdoitdo la sua stabilità; delle adiacenze rallegrato
da magnifiche fonti, elio ora inaffiano lo ortaglie del-
l'affittaiuolo; della palazzina ove lo pitturo sono guasto
dallo esalazioni di una stalla, lo colonne screpolate, rotto
le volto, i graffiti quasi del tutto cancellati. Providearit
Consules !

0. M.

E questa una monografìa diligente intorno a quell'ar-
chitetto famoso al suo tempo per i molti edifici costrutti
a Mondovì e in altro regioni piemontesi, o specialmente
per avere oretta la vasta cupola del Santuario di Mon-
dovì. L'ammirazione dell'autore pecca forse un po' por
troppo amore del natio loco, amoro che fa innalzare
all'Olimpo uomini elio vivono in sfere inferiori; ma a
quell'ammirazione dobbiamo ricerche condotte con ri-
spetto affettuoso in commemorazione dell'architetto, che
fu valoroso nelle armi, abile nell'arte del costruire.

0. M.

MISCELLANEA

La scoperta di un ritratto estense del Pi-
Sanello. — Nella colleziono Felix Bamberg a Parigi tro-
vasi un ritratto della mano di Pici' della Francesca, rap-
presentante una giovinetta. L'attribuzione si mostra evi-
dentemente erronea, o basti confrontare il ritratto di
Lionello d'Este, della colleziono Morelli in Milano, con
quello qui riprodotto (pag. 166), per andar sicuri ch'osso
appartiene al Pisanello. Notisi lo stesso fondo a fiorami
riprodotti dal vero, che forma un'incorniciatura fan-
tastica al ritratto muliebre: garofani semplici, aqui-
legie, o farfalle che aleggiano sulla siepe odorosa. Il
costumo è certo del 1440 all'incircà, corrispondente in
qualche modo a quello d'Isotta, da Rimini: l'orecchio è
simile a quello di sottile membrana di Lionello d Esto,
i lineamenti fini, miniati, corrispondono appieno al ritrat-
to di questo. Ma chi è la giovano rappresentata nel quadro?
Il ricamo che si vede nella parte posteriore dell'abito,
fornisco una traccia sicura alla ricerca, perchè basta con-
frontare il rovescio della più piccola medaglia che il
Pisanello fece in commemorazione di Lionello d'Este,
per persuaderci elio la divisa dell'abito e della medaglia
ò la medesima. E la divisa estense del vaso, dalla cui
bocca escono rami e foglio, e dalle cui anse pendono
catone che terminano con ancore.

Era costumo di ricamare sugli abiti diviso estènsi.
Troviamo anche che la stessa divisa del vaso fu ricamata
nel 1441, sopra una sonica d'ordine del marchese Leonello
d'Este: «m°. Angustino frambaglia et compagni», loggesi
nel registro segnato C. (1441) dell'Archivio esféhse
« dono bavero, adì XIII1. do Setehlbre. L. Cento sesanta
m. per loro. dalo'Illu. nostro S. por Rochamare una zornea.
Carmexina a Bochali. Rami. Radici, et Ancoro, a tute
loro Spexo .... due- L. CLX. s.- d. »

La persona raffigurata è quindi senza dubbio una
madonna estense; ma ci mancano gli elementi iconogra-
fici per istabilire se ci troviamo innanzi a Verde, a Lucia
o ad altre figlie di Nicolò III. Noi frammento di icono-
grafia estense, elio vodesi alla biblioteca Vittorio Emanue-
le, si hanno generalmente ritratti fantastici o riproduzioni
poco esatto, fatte alla leggiera, calligraficamente, di ritratti
veri; cosicché non è dato di determinare per ora il nomo
della fanciulla effigiata dal Pisanello in questo quadro.

A. Venturi

Una nuova incisione in rame del maestro
allo Banderuole in Ravenna. — A proposito della
notizia da me data intorno a questa preziosa incisione
nel fase, xr-xn (lolla decorsa annata di questo Archivio,
il signor Bernicoli, sotto bibliotecario della Classenso
di Ravenna mi comunica la storia della scoperta dell'in-
cisione, dalla quale risulta ch'essa fu trovata dal biblio-
tecario Dr. A. Zoli nel marzo del 1886. Riparo per tal
modo ad una involontaria ommissione, e colgo l'occasione
dal ricordo del modo con cui i fogli sono esposti fra
due lastre dì vetro, per osservare una cosa che pur troppo
dovetti notare in quasi tutto le raccolto d'incisioni dell'alta
Italia da ino visitato. Nel museo civico di Passano, nella
pinacoteca «li Bologna, negli Uffizi a Firenze, nella biblio-
teca Ambrosiana a Milano, si trova esposta sotto vetro
una gran quantità d'incisioni in ramo, o per la massima
parto appunto i fogli più rari e più preziosi. Questo modo
di esporre lo incisioni in locali illuminati dal sole, è la
loro corta rovina. Pur troppo l'abbiamo provato con nosti o
rammarico a Dresda, dove alcune dolio più bollo incisioni
di Ronibrandt, fra cui la carta da cento fiorini; il borgo-
mastro Six e il paesaggio coi tre alberi, hanno perduto
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