Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

Busto «li Desiderio da Settenario noi mu-
seo di Berlino. — Abbiamo parlato nel precedente
fascicolo di uno studio dol Bode, noi quale si ritiene che
il busto di Desiderio da Settignano che si trova nel
museo di Berlino, rappresenti una principessa d'Urbino.
Vediamo nella Chronique des Arts (1889, n. 10) espressa
l'opinione, che il busto possa invece essere il ritratto di
Antonietta do Baux, andata sposa noi 1479 a Gian Fran-
cesco Gonzaga, signore di Sabionotta. L'autore dell'articolo
confronta il busto con una medaglia dell'Antico nella (pialo
ò raffigurata quella nobil donna, medaglia pubblicata
dall'Armand (p. 41); in essa egli trova della somiglianza,
che noi dobbiamo confessare di non riuscire a vedere,
principalmente a causa della piccolezza della incisione
pubblicata dall'Armand. Certo è che la donna rappre-
sentata nella medaglia è in età Muffito più avanzata
di quella raffigurata nel busto, il che a vero dire non
infirmerebbe l'ipotesi espressa. Senonchè a noi sombra
che la somiglianza fra il busto e la medaglia si limiti
soltanto all'acconciatura del capo, e 'non è certo su tale
fondamento che si può omettere un giudizio. Laonde, (ino
a prova contraria, sarà meglio attenerci' all'opinione
del Bode, la «pialo non può a meno di apparire probabile
a chi consideri il luogo di provenienza del busto, che
ò con tutta probabilità il palazzo d'Urbino, giacché sap-
piamo elio uno dei cardinali della famiglia Barberini,
dalla cui collezione il busto proviene, fu legato papale ad
Urbino, e durante il suo soggiorno in quella città si ap-
propriò una grande quantità di opere d'arte, che poi tra-
sportò nella sua casa in Roma. Ad Urbino accenna anche
la materia del busto, che è precisamente quella pietra
calcarea che si trova in quei dintorni. C.

Vendita della collezione Klinkosch nVien-

na.— Fra i quadri di scuola italiana esistenti nella col-
leziono dol dofuuto raccoglitore viennese cav. Giuseppe
Carlo de Klinkosch, che presto andrà in vendita a Vienna,
è importantissimo uno di Rocco Marconi rappresentante
la domm adultera innanzi a Cristo; nella maniera ri-
corda Palma il vecchio, od ò veramente una bolla pittura,
sebbene alquanto malandata. A sinistra, in lettore capi-
tali, trovasi la firma dell'autore:

ROCHVS 1) MARCHONIB|VS| 1'

Fra le miniature italiane della stessa colleziono sono
notevoli alcune stupende di Antonio da Monza, di quel
miniatore lombardo, che è autore dol bellissimo disegno
firmato esistente nell'Albertina a Vienna, rappresentante
la Discesa dello Spirito santo. Le tre miniature prove-
nienti dalla raccolta Draxler, appartengono ad altrettante
iniziali di un messale [dimensioni: 31 por 26, 20 per li) e
18 por 181: rappresentano: la Resurrezione, l'Adorazione
dei tre re e la Cena; sono tre composizioni nello quali
si vedo una esecuzione straordinariamente brillante,
splendide di colori e d'oro, ricche di molto figuro, con
bellissime architetture, ornati e cornici. Esse sono tanto
più importanti, inquantochè finora nessuno ne ha parlato.

Degli altri disegni di scuola italiana meritano par-
ticolare menziono un bello studio (figura di donn i) di
Andrea dol Sarto ; pregevoli disogni a pastello e a seppia
dol Canaletto; uno studio raffaellesco per una Incoro-
nazione di Maria in gloria fra gli angeli (proveniente
dalla raccolta Festotits) e la testa di giovane, disegnata
in profilo, di Giovanni Bollini. C.

Vendita della collezione Odiot a Pari-
gi. — In mezzo agli altri oggetti di questa importante
collezione che andò in vendita i giorni 2(i e 27 dol cor-
rente aprilo, notiamo fra i principali, per quello che
riguarda l'arte italiana, un ritratto di donna, grande al
naturale, attribuito a Pier della Francesca, che fu ven-
duto per 13,500 franchi, e una Madonna che il catalogo
attribuisce a Luca della Robbia, venduta a fr. 12,300.

Di molto altro opere d'arte italiana era ricca questa
colleziono: di pitture v'erano due quadri alquanto deludi
della fino del secolo xv, l'uno rappresentante in profilo
una donna pallida, certamente lavoro di un artista fio-
rentino, l'altro un grazioso dipinto di scuola senese raf-
figurante la Verg'ne col bambino., nel (pialo, dietro la
tela, si vedovano impresso a ferro arroventato le armi
dei Piccolomini, alla quale famiglia, com'è noto, appar-
tenne papa Pio IL

La ceramica italiana era rappresentata da un piatto
arcaico di Faenza, da un altro di esecuzione assai rozza,
rappresentante la Madonna col bambino, con di dietro
una segnatura enigmatica; poi, oltre ad un piccolo busto
d'uomo incorniciato dalle grottesche dell'orlo in un piatto
creduto di Castel Durante, due bellissime coppe d'Ur-
bino, veri capolavori dell'arte ceramica. C.

Lavori italiani recentemente acquistati
dal museo Spitzer di Parigi. — Nell'ultima ven-
dita della collezione Londesboi'QUgh in Inghilterra uno
dei maggiori compratori fu il signor Spitzer di Parigi.
Fra le armi di fabbrica italiana da lui acquistate meri-
tano d'esser ricordati uno scudo ed una squarcina da
caccia; lo scudo è di forma circolare, in cuoio cesellato
e ribattuto, e rappresenta Perseo ed Andromeda; la
squarcina ò damaschinata in oro e nel fodero contiene
un piccolo coltello pure damaschinato in oro; da un
lato della lama si vede una città cinta d'assedio, dal-
l'altro si leggono dei versi latini allusivi alla presa di
Bologna latta da Arrigo Vili nel 1544; non è quindi
senza fondamento supporre che sia stata fatta, non solo
in quell'occasione, ma forse anche per il re stesso.
Quanto alla damaschinatura, essa si dimostra lavoro
italiano, e probabilmente è l'opera di un armaiuolo
milanese o veneziana del seguito di quel re.

Fra le faenze italiano v'è un gran piatto dai ridessi
abbaglianti portante a tergo la segnatura di mastro
Giorgio da Gubbio; inoltro un piatto della fabbrica
d'Urbino con eleganti rabeschi e medaglioni in chiaro-
scuro, e della stessa fabbrica uno stupendo rinfrescatolo
da vino consistente in un vaso trilobato. C.
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