Archivio storico dell'arte — 2.1889

Seite: 191
DOI Heft: 10.11588/diglit.17348.39
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17348.40
DOI Seite: 10.11588/diglit.17348#0227
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1889/0227
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
LA FACCIATA DEL DUOMO D'ORVIETO

191

quando cosi dicevasi, dovesse concepirsi la chiesa; ma che in siffatta maniera si esprimesse non
già il concetto astratto, bensì il . progetto dell'edilizio rappresentato agli occhi del pubblico su dise-
gni in pergamena.

L'idea era stata ventilata da un gran pezzo: il consiglio l'aveva deciso: la fabbrica nobile
e solenne a modo di Santa Maria Maggiore doveva definirsi, perchè tale appariva dai disegni-
E anche, perchè come Santa Maria Maggiore? Perchè questa basilica si era allora per l'ap-
punto rifatta, e rifatta veramente magnifica, per ordine di papa Niccola IV. Questo pontefice la
preferiva a tutte le altre basiliche di Roma. Vi faceva lavorare un celebre senese, frate Giacomo
da Torrita, il quale decorando di mosaici la tribuna la rendeva tanto splendida da destare
facilmente il desiderio di imitarla. Un superbo palazzo vi fece costruire a lato: non altrove che
in quello desiderò morire e non volle cercare migliore riposo alle sue ossa che nella sua Santa
Maria. Ripensando noi pertanto come Niccola IV conoscesse bene Orvieto e l'amasse forse fin da
quando vi aveva ricevuto in pubblico concistoro il cappello cardinalizio; che fu protettore cal-
dissimo delle arti e sopratutto devoto alla Vergine, alla cui gloria decorava di splendide opere il
tempio liberiano; che dette impulso alla fabbrica della nuova chiesa cattedrale di Orvieto, si spiega
come egli avesse a cuore la nostra fabbrica ; e gli orvietani lieti poi che nel 1290 quel medesimo
papa, composte tutte le differenze col clero, benedicesse alle murazioni e spingesse innanzi i lavori
col suo incoraggiamento, lo avessero eletto alle cariche di capitano di popolo e di podestà del
loro comune.

Riassumendo il detto fin qui entro le due date dal 12(33, apparizione del miracolo di Rolsena,
al 1290, cerimonia della fondazione della chiesa, ci è facile pensare che prima del 1285 la mente
di un uomo d'arte dovesse studiare un progetto a vestire delle forme del bello architettonico il
desiderio che moveva tutti i cuori dei cittadini.

Chi fu quest'uomo d'arte? Fu egli Lorenzo Maitani di Siena?

Benché lo asseriscano i compilatori dello Statuto del 1421, benché lo confermi la memoria
posteriore di una lapide senza alcuna importanza storica, non mi pare oggi si possa ripeterlo cogli
scrittori e illustratori del duomo dal p. Della Valle al Luzi. Se il Maitani nasceva, secondo il Mila-
nesi, intorno all'anno 1275; se il Maitani fu chiamalo a riparare la chiesa che minacciava rovina ;
se le riparazioni fatte da lui, se tutte le opere sue già eseguite e quelle che gli rimanevano a fare
erano nel 1310 noverate davanti al pubblico consiglio con molto studio a fine di indurlo ad allogare
il Maitani stabilmente e ad accordargli stipendi onorevoli, come si sarebbe trascurato di ricordare
chela struttura del duomo era cosa sua, (piando veramente l'idea tipica fosse appartenuta a lui?
E se egli fosse stato il primo architetto, avrebbero gli orvietani continuala la fiducia in colui che
non aveva saputo dare le giuste proporzioni alla fabbrica? Ponendo mente alle memorie intorno
al Maitani, mi pare di vedere che la sua reputazione cominciasse come costruttore, quale
era slato anche suo padre. Gli orvietani prima del 1310 lo richiesero più volte per sostenere
la chiesa pericolante: i perugini lo dimandarono per le costruzioni necessarie a ricondurre l'acqua
in città: i senesi lo ricercarono di pareri per la solidità della fabbrica del loro nuovo duomo.
Sempre chiamato a riparare. Trovando che in Orvieto era da eseguire la facciata, ne offri il dise-
gno e vi pose lutto il suo amore. Opera come era tutta nuova da farsi, egli, allora che fu stabilita,
per dedicarvisi tutto, rinunziò alla sua pallia, si fermò in Orvieto e ne divenne cittadino. In somma
egli arrivò quando l'edilìzio della chiesa era già sorto: attese a reggere e compire il lavoro di
un altro, il lavoro cominciato molto prima del 1200; poiché la data delle fondazioni solenni non
va inlesa come principio di murazione. Anche a Firenze la benedizione della Dietra di Santa Maria
del Fiore si faceva più tardi del 1291, quando anzi, avanti ancora si andava già costruendo.

Nell'investigare il nome di uno che potesse precedere il Mailani, è fàcile fermarsi a frale
Benvignate, monaco benedettino - silveslrino di Perugia, che troviamo occupato in Orvieto nel duomo.
Egli ebbe mano, a quanto paro, ai principali lavori della sua patria. La celebre fonie, il palazzo
dei priori, il duomo stesso di Perugia venivano su allora. L'acquedotto è opera sua. E forse l'acque-
dotto perugino gli die' occasione di praticare cogli orvietani e di usare con loro anche per i lavori
del duomo. Poiché nel 1277 si costruiva l'acquedotto anche in Orvieto da maestro Buoninsegna da
Venezia, e i perugini quell'anno stesso lo invitavano istantemente alla loro città a dirigere l'opera
loading ...