Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA FACCIATA DEL DUOMO D'ORVIETO

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del Fiore architettata e cominciata da Arnolfo. Gioverà riferire la descrizione che ce ne dà il Ron-
dinelli: «Era la porta principale messa in mezzo, da quattro evangelisti a sedere in quattro nicchie
di marmo grandi e assai maggiori del naturale, i quali furono poscia collocati nelle quattro cap-
pelle della tribuna del Sagramento. Sopra la detta porta veniva una vaga e bella cappelletti 1 nella
quale era una immagine di Nostra Donna di marmo a sederti con Cristo piccolo che con bella grazia
le sedeva sopra un ginocchio ... ed era messa in mezzo da una statua di San Zanobi e da un'altra
di Santa Reparata, e due bellissimi angioli aprivano un padiglione che di panno appariva, sebbene
era di marmo». Questo gruppo corrisponde perfettamente, sì nel concello come nei particolari
principali, al disegno della pergamena di Orvieto. La stessa Vergine col Bambino nello stesso atteg-
giamento: il padiglione sollevato dagli angeli: i santi protettori della città ugualmente in Orvieto
come in Firenze. Ancora un'altra osservazione. L'idea degli angeli che sollevano le cortine il signor
Ruskin l'attribuisce a Giovanni Pisano come messa fuori da questi la prima volta. Giovanni l'avrebbe
per primo introdotta nel monumento a Benedetto XI in Perugia.2 Ma il monumento di Giovanni
Pisano è posteriore di olire treni'anni a quello di Arnolfo in San Domenico d'Orvieto; e se l'idea
diventò poi comunissima dòpo il Pisano, si dovrà dire che fu ricopiala da una idea di Arnolfo.
Lo stesso incontro è nella pergamena di Orvieto e nella lacciaia che Arnolfo cominciò per Santa
Maria del Fiore: pare la riproduzione del pensiero non solo, ma della stessa maniera di disegno
della cortina e degli angeli sopra la figura del cardinale De Bray.

Seguitiamo a descrivere le linee architettoniche del prospetto. Eccoci alle porle laterali.
Colpisce l'ogivo messo cosi a lato dell'arco tondo centrale. Poi la porta architravata molto al di
sotto dello stacco dell'arco: cioè i piedritti tanto prolungati da comprendere lo spazio sufficiente
por una finestra gotica ben proporzionata, come in alcuni casi è praticato nell'arte germanica.
Sopra l'architrave si mostrano figure in tutto rilievo: da un lato l'Annunziamone, dall'altro il
battesimo di Nostro Signore. È una originalità di questo architetto, che anche qui ha un contatto
colle decorazioni sulle porle laterali dell'antica facciala di Santa .Maria del Fiore. La doppia fine-
stra si apre bifora ad archetti trilobati con rosa interposta. Lo due binate si collegano in cima
con una rota entro l'arco a sesto acuto. Cuspidi inclinate a forte angolo acuto sopra i portali
laterali, a più dolce inclinazione sopra il centrale, richiamano la idea comune dei trittici. Le cor-
nici intagliate a rabeschi e a fogliami d'acanto arrampicanti terminano con acroterio, che, nel centro,
sostiene l'agnello pasquale, segno del capii olo: a ciascun de" lati vi posa su un angelo.

La galleria o andito, come dicevano, è una imitazione delle chiese lombarde. S'interrompe per
i vertici delle cuspidi sporgenti alcun poco sopra la sua linea finale. Il davanzale si trafora a
croce, e sopra s'innalzano colonnini terminati ad archetti trilobati. Con essa si chiude il corona-
mento dei lati. Nel centro, nel piano soprastante alla galleria, rinfiancato dalle torri, si leva il
quadrato o frontone, dove si apre entro a cornice a formelle la gran rota dell'occhio fatta di raggi
di colonnette che si appuntano su archetfini trilobati a contrasto di mezzi archettini a sesto
arrovescialo. Sul quadrato prende subito nascimento la cuspide superiore, cui recinge doppia cor-
nice. Non differisce da quella inferiore del portale grande: uguale la inclinazione, perfettamente
equilatera. Nel campo si disegna un quadro, che rappresenta la coronazione della Vergine.

Modificazione del disegno ora descritto è la pergamena a cui ora veniamo accennando. L'idea
fondamentale del trittico dei portali è mantenuta, generando un altro trittico soprapposto alla
linea finale della galleria. Questo ò il concetto più generale che a prima visla si affaccia. Quindi
cuspidi inferiormente e cuspidi anche di sopra. Le generalità della parte bassa sono poi conser-
vale con più integrità che nella parte alta: lo stesso arco fondo nel centro, gli slessi archi ogivi
ai lati. La finestra divaria da binala ad una sola luce. In esecuzione poi prolungasi lino a pog-
giare sull'architrave della porla, e si parte in quattro campi con traforo e tondo nel sesto. La
base è tutta notevolmente rialzala : il portale grande, arricchito assai, i laterali abbassati, e così
le cuspidi di minore e più giusta proporzione. Sentono, in tal modo, assai meno del settentrio-

1 Intendi il vòlto dell'arco. Vedasi il disegno della
facciata di Santa Mari.i del Fioro nella lunetta di-

pinta in San Marco di Firenze da Bernardino Poccetti.
2 Ruskin, Slones of Yenise.
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