Archivio storico dell'arte — 2.1889

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QUADRI DI MAESTRI ITALIANI IN POSSESSO DI PRIVATI A BERLINO

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autentici e molto caratteristici di Innocenzo e sono da registrarsi fra i migliori da lui eseguiti;
gli altri due: Cristo che appare alla Maddalena in figura di giardiniere e il martirio di S- Cate-
rina, sono di esecuzione rozza e frettolosa, e devono quindi ritenersi come lavori di qualche garzone
della sua bottega. I quadretti furono acquistati dal loro odierno proprietario presso un mercante
di Bologna; prima devono essersi trovati unitamente all'altare di cui facevano parte nella chiesa
di S. Isaia. 1 Finalmente è da notarsi un buonissimo quadro di Giorgio Pencz segnato col suo
monogramma e con la data 1545; esso è la copia di un originale italiano, e precisamente di
un'opera andata perduta di Giorgione; rappresenta il busto di un guerriero barbuto in splendida
armatura, a cui un fanciullo (o una fanciulla?) accomoda il bracciale. 2

La stupenda collezione del signor A. von Beckerath contiene veramente soltanto sculture in legno e
in pietra nonché disegni; i pochi quadri che vi si trovano, sono collocati non per sè stessi ma
per riempire alcune cornici specialmente belle del Quattrocento e del Cinquecento. Alcuni però
sono degni di menzione, e primo di tutti un san Gerolamo benissimo conservato, inginocchiato
innanzi ad una caverna che sta a destra, occupato nella sua penitenza; a sinistra si vede un cro-
cifisso fatto di rami d'albero e in fondo un paesaggio montuoso; a destra giace sul terreno il
cappello cardinalizio e il leone che somiglia ad un'insegna araldica. Il paesaggio accenna ad una
origine fiorentina; il tipo, i colori e l'esecuzione ad un maestro che segue la maniera di Filippino
Lippi; non credo che si tratti proprio di questo artista, giacché l'esecuzione, benché accurata, non
è tuttavia tanto buona quanto la sua. Un altro piccolo quadro dello stesso formato, di scuola vene-
ziana, ha anche lo slesso soggetto, solo che in questo san Girolamo sta inginocchiato in mezzo ad un
paesaggio ricco d'alberi, e solo a sinistra lo sguardo spazia lontano; a destra giace il leone, a sinistra
si vede una gallina faraona che corre. Il panneggiamento rigido e l'intonazione generale di una tinta
bruna calda ricordano più di tutti le prime opere del Basalti, ed a questo artista può il quadretto
attribuirsi, sebbene l'esecuzione, per un formato così piccolo, sia alquanto larga e frettolosa.

Appartiene certamente alla scuola di Vicenza una Madonna col bambino in mezza figura, in
cui Maria siede di faccia tenendo con ambe le mani stretto a sé il bambino mezzo coricato e
mezzo seduto; il suo capo rotondo ha i capelli lisci divisi nel mezzo, e sulla fronte si stende una
benda nera. Il tono delle carni esclusivamente giallo-bruno con profonde ombre rosso-brune, la
modellazione precisa e netta, la disposizione delle pieghe vivamente illuminate sono particolarità
che richiamano molto la maniera del Montagna. Forse ha ragione il proprietario nell'ascrivere
il quadro al Buonconsiglio; comunque sia, certamente l'autore é un vicentino. Della vicina scuola
di Verona e precisamente di Francesco Torbido é la graziosissima mezza figura di un giovane
vestito di giallo e nero, con un berretto nero ornato di una piuma bianca, il quale gli ombreggia
la parte superiore del volto; però esso non è un ritratto, bensì un frammento di qualche quadro.
Nomineremo ancora la testa di S. Sebastiano legato ad una colonna con un ricco capitello metal-
lico, quadro ben conservato proveniente dalle Marche, lavoro di un maestro che sta in relazione
con Francesco Zaganelli.

La collezione elio in Berlino è di gran lunga la più ricca di quadri di ogni genere é quella
del signor Wesendonck, l'unica che, per la disposizione delle pitture in apposite sale in gran parte
illuminate dall'alto, abbia il carattere di una vera galleria. Però il minimo contigente é fornito dai
dipinti italiani, e questi, anche per il loro valore, sono i meno importanti della collezione; inoltre
in nessun altro luogo più che in essa è difficile il determinarne gli autori, per la qual cosa, meno
poche eccezioni, non oserò proporre dei nomi, ma dovrò limitarmi a segnare dei limiti alquanto
larghi facendo soltanto generalmente dei raggruppamenti secondo le scuole.

Di due lavori di scuola ferrarese, l'uno del Garofalo/ l'altro di Lorenzo Costa (del quale aggiungo
qui accanto una riproduzione), ho parlato già nello studio antecedentemente pubblicato in questo
Archivio. In relazione con quest'ultimo dipinto nominerò ancora un buonissimo quadro egregia-
mente conservato, appartenente pure alla scuola bolognese (n. 50), attribuito dal catalogo a Fran-

1 Sono nominati già dal Masini i, 74 e dal Mal- 2 Di questo dipinto parlò il Bode netto « Jahrbuch

vasia i, 120; in quel tempo si trovavano nella chiosa der kbn. proussischen Kunstsammlungen, » anno 1883,
delle monache di S. Mattia. pagina 151.

Archivio Storico dell'Arte. - Anno II, Fase. V-VI.
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