Archivio storico dell'arte — 2.1889

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QUADRI DI MAESTRI ITALIANI IN POSSESSO DI PRIVATI A BERLINO

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già il paesaggio con edilìzi di carattere settentrionale; ma a giudicare dal tono freddo argenteo
in cui consiste la sua principale attrattiva, si deve piuttosto cercarne l'autore a Verona o ne'suoi
dintorni. E ciò è tutto quanto potrei dire sulla sua provenienza, non osando proporre alcun nome
conosciuto. Lo stesso dico di una Madonna col bambino innanzi ad una tenda verde ( ri. 4'/2 ) attri-
buita al Sodoma. Il bambino è del tutto raffaellesco, mentre le ombre grigie scure e le carni model-
late a sfumatura accennano nell'autore ad una conoscenza delle opere di Leonardo; è però certo
che il dipinto non ha nulla di comune col Sodoma. Finalmente una grande Madonna dipinta nella
maniera di Andrea del Sarto, molto fina e con una dolce espressione, sembra lavoro di Dome-
nico Puligo.

Rimane ancora da far menzione di alcuni singoli quadri sparsi qua e là : in primo luogo quelli del
conto Pourtalés le cui belle stanze adornate con raro gusto sono ora pur troppo inaccessibili per la
malattia del loro gentile proprietario. Del resto i quadri italiani da lui posseduti sono stati già
studiati dal dott. Bode in occasione dell'esposizione di quadri d'antichi maestri in possesso di pri-
vati a Berlino, per cui io mi limiterò ad enumerarli qui ancora una volta. Essi sono: un Cristo
benedicente del Cima, di straordinaria finezza; un ritratto virile del Tintoretto; uno schizzo (Dio
padre) del Tiepolo, e un busto di Cristo chéporta la croce vestito di bianco. Quest'ultimo quadro
ebbi occasiono di vedere ancor poco tempo fa, e consento pienamente nell'opinione espressa dal
Bode, ch'esso sia lavoro del Basaiti. Come si spiega però la sua somiglianza col quadro di Gior-
gione dello stesso soggetto in possesso della contessa Loschi a Vicenza ? Porse ambedue i dipinti si
riferiscono ad un originale di Giovanni Bellini, o forse il Basaiti s'è servito del lavoro di Giorgione ?
Anche quest'ultima ipotesi sarebbe possibile, giacché il quadro di Giorgione appartiene al primo
periodo della sua camex*a artistica, laddove quello del Basaiti ò dipinto nell'ultima maniera da lui
seguita. In fine si può ancora domandare, se il dipinto della contessa Loschi sia o non sia veramente
di Giox'giono.

Il direttore del Gabinetto delle incisioni in rame, signor Lippmann, possiede oltre a due belli
schizzi di Bernardo Bellotto rappresentanti vedute della città sassone di Pirna, e che, se non erro,
sono studii per due grandi quadx'i esistenti nella galleiia di Di"esda, un graziosissimo ritratto di
scuola milanese da lui acquistato in InghilteiTa l'estate dell'anno scoi'so. Rappx'esenta in pirofilo, volta
a sinistra, una fanciulla di circa vent'anni dalle fattezze delicate, dal naso leggermente curvo e dai
grandi occhi oscuri. I capelli bruno-l'ossi con chiari ed ombx^e finamente sovrapposte sono tirati lisci
al disopra degli orecchi e raccolti di dietro in una enfila di filo d'oro con perle, dalla quale rica-
dono in una coda intrecciala da un gx'osso cordone di perle. Intorno al capo gira un cordone nero,
al quale, sopra l'ox'ecchio sinistro, è attaccalo un grosso pendaglio; il collo lungo e sottile è circon-
dato da un grosso cordone di perle, da cui pendo sul petto un fermaglio di pietre px'eziose. Il petto
è cinto da una ìicca veste di broccato bruna con le maniche fermate da nastri neri; la vita è
stretta da una ricca cintura di gioielli nella quale è posto un garofano. Il tono delle carni giallo
chiaro è quasi privo di coloi'e, con orribile brune appena visibili. Probabilmente quest'ultime sono
sottoposte, ma del resto tutto il colore sottilissimo è tix^ato così finamente, che è difficile farsi un
giudizio del modo con cui fu posto; soltanto i chiari delle perle e della veste di broccato sono alquanto
più pastosi. Tutto il dipinto è di una straordinaria delicatezza nella modellazione, e finezza nella
esecuzione, e presenta tale analogia col ritratto dell'impei'atore Massimiliano nella collezione Ambx-a-
siana a Vienna, che certo non si cadrà in errore attribuendolo allo stesso autox-e di questo ritratto,
cioè ad Ambrogio de Predis. Il dipinto fu x-ecentemente riprodotto in eliotipia nell'« Jahrbuch der
kòn. preussischen Kunstsammlungen » ed il Bode lo fece oggetto di un lungo ed accurato studio.

In fine nominerò dei quadri da me posseduti, il busto di un Cristo benedicente in vesto rossa
splendente su fondo scuro, che pur troppo non è che la rovina di un buon dipinto di Bartolomeo
Montagna. Il Magxfini 1 nomina un Cristo benedicente di questo pittore presso il signor Antonio
Rotamerendis a Venezia, il cui cartellino avrebbe questa scintta: Opus Brmeus Montagna Vincentia
die 21. vi. Otbris 1507. Sul cartellino del mio quadro si leggeva la scritta: Opus Bartholom.
Montagna \ Veronensis \ die 24 septembris 150 '

1 Elogio di B. Montagna, 1850, p. 38.
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