Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

diverse pietre di vario colore e da circoletti di madreperla, in cui sono incastrati dei granati; fra
i castoni delle pietre corrono delle piccole spirali di lilograna, saldate sulla lamina. Un'altra, latta
similmente con una lamina d'oro unita con mastice ad una di bronzo, è lavorala con granati e
lilograna ed ha nel lembo esterno degli ornamenti composti con pezzetti di vetro rosso, coi quali
sembra che l'artista abbia voluto raffigurare degli uccelli. Una terza, pure d'oro e bronzo, è ammi-
rabile por la bellezza delle pietre e per la precisione, con cui sono disposte le piccole spirali di lilo-
grana. Viene ultima una piccola fibula d'argento foggiata a margherita, i cui petali sono formati
dalle solite laminette di vetro rosso: al centro v'è un fregio in lilograna d'argento a guisa di
croce.1 Tutte queste fibule sono abbastanza frequenti nei sepolcreti francesi dell'epoca merovingia:
si trovano anzi in maggior numero che non gli altri gioielli, e ciò dimostra che esse formavano
allora il principale ornamento della popolazione gallo-franca.

Accanto alle fibule si devono mettere gli altri oggetti preziosi di uso personale, fra cui gli
aghi crinali e gli orecchini: dei primi ve ne sono due, uno dei quali, d'argento con incrostazioni
d'oro, è di stile affatto barbaro, mentre la capocebia dell'altro è fatta a dodecaedro e decorata
di piccoli vetri rossi.2 Gli orecchini sono due anch'essi, e sono formati da un largo anello di bronzo
die regge un dodecaedro, adorno di vetri rossi come la testa dello spillo già descritto. 3 La serie si
chiude con una cicala d'oro che ha gli occhi o le ali fregiate di granati, adoperata forse come
fibula, e con un bottone d'oro, a cui i vetri sono caduti.

I gioielli di quel periodo del medio evo che va dal decimo al decimoquarto secolo sono raris-
simi, e per questo la raccolta Garrand non ne offre che pochi: bisogna però dire, che in quasi
tutti questi pochi l'eccellenza del lavoro è grande e compensa in tal modo la ristrettezza del numero.
Il più prezioso è un ammirabile fermaglio in oro con due grossi rubini balasci e quattro smeraldi
montati su alti castoni, fra i quali corre un delicatissimo fregio di foglie e fiori finamente eseguiti
a rilievo: nei due punti che corrispondono alle estremità della spilla, escono di sotto il fogliame
due leoni che stanno fieramente ritti in atto minaccioso. Questo fermaglio che appartenne già alla
collezione Debruge-Duménil, è uno de' più bei lavori che ci restino dell'oreficeria del secolo decimo-
terzo e ci dà un'alta idea del maestro che lo eseguì: se l'arte lapidaria fosse stata in quei tempi
più avanzata, in modo che le belle pietre che vi sono incastonate, invece di essere greggio, fos-
sero a regolari faccette, il gioiello non avrebbe nulla da invidiare ai più bei saggi del Rinascimento
e sarebbe anzi superiore a molti di essi per l'armonica eleganza dell'assieme. 4

Mollo più semplice è un altro fermaglio d'oro che sembra lavorato sotto l'influenza dell'arte
bisantina: è un grande quadrato, le cui diagonali formano una croce greca, e su di esse e sui lati
del quadrato sorgono degli alti castoni adorni di un cerchio a granitura che racchiudono smeraldi,
rubini e zaffiri, disposti intorno ad un grosso smeraldo centrale. (Hi si approssima per stile, ma è
più finamente eseguito, un fermaglietto esagono in lilograna d'oro con pietre preziose.

Del secolo dodicesimo è un piccolo fermaglio costituito da un anello d'oro su cui in smalto
nero'spicca la seguente leggenda che non so spiegare: $ RVENLTASIOGNAVCMSGGPL. 5
E sono pure di questi tempi due grossi anelli lisci con pietre greggie.

Gli altri gioielli che possono giudicarsi di questo periodo e che non devono essere posteriori
al secolo decimoterzo sono due spille abbastanza rozze; un anello liscio con castone piramidale
fregiato da uno zaffiro; due altri, uno dei quali con grossolani ornali; e finalmente un anello intorno
a cui girano dei fogliami, con castone conico che racchiude uno zaffiro. 6

1 fi sig. Labarte ne ha pubblicato una quasi identica
nella sua opera citata, alla tavola xxvn, 8.

2 Confronta l'opera del sig. Labarte, tav. cit., 13.

3 Confronta l'opera del sig. Labarte, tav. cit., 14 e 15.
Alcuni, visto lo spessore dell'anello di questi orecchini,
hanno creduto che fossero invece destinati a servire
come pendenti da attaccarsi ai capelli.

1 È pubblicato dal sig. Labarte, nella sua opera ci-
tata, tomo n, tav. xl, 1.

5 Forse è una leggenda religiosa degenerata ; nelle
ultime lettere mi sembra di trovarci le primo parole
abbreviate della salutazione angelica: Ave Maria grada
piena, che troveremo più avanti anche su un altro
fermaglio. E noto del resto come sui gioielli medioevali
le iscrizioni religioso fossero frequentissime.

0 Descritto nel catalogo generale dell' esposiziono
di Parigi nel 1867 Vedi Ilistoire du travail, pag. 145,
n. 1974.
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