Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA COLLEZIONE GARRAND NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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Proseguendo oltre, è degno di particolare menzione un fermaglio in oro smaltato, che appar-
tenne già alla collezione Roux di Tours, e che venne trovato colà nel demolire una cappella: è fatto
a guisa di cerchio diviso in tre zone, delle quali l'esterna e l'interna son nere con perline bianche
e la mediana è bianca colla leggenda: IEZUS - AUTEM - TRANCIEM - PER • MED -; le parole sono di-
visi; da quattro teste del redentore linamente incise a bulino, e con uno stile spiccato che permétte di
assegnare questo bell'oggetto all'oreficeria francese del secolo decimoquarto. Un altro fermaglio è
fogli-iato a corona con grossi e lunghi castoni clic sorreggono dei granati, attorno ai quali girano
dei fogliami a lungo stelo; nel rovescio, su fondo smaltato in nero, è riservata la seguente iscri-
zione in caratteri gotici: AVE MARIA GLAOIA PLENA DOMI:

Oli anelli del secolo decimoquarto sono parecchi; alcuni semplici e adorni di pietre lisce,
altri con iscrizioni: uno assai sottile e accuratamente lavoralo ha in lettere gotiche la leggenda
IIIESUS AUTEM TRANSIEM PER MEDIUM ILLORUM IBAT, SI EROO ME - VERBUM CARO
FACTUM EST; uno simile con castone conico e zaffiro ha pure in lettere gotiche le stessè parole
IEXUS • AUTEM • TRANS;1 due altri invece hanno dei motti profani cioè: D'UN SEUL VOULOIR
e SY VOUS PLEST.

Male rappresentato è il secolo seguente, in cui tuttavia l'arte che andava l'innovellandosi produsse
anche in questo ramo cose meravigliose: è poca cosa e di non grande merito una cintura d'argento
dorato, che servì forse ad ornare qualche statua di madonna, dalla quale pendono cinque croci
adorne di pietre lisce; nè valgono molto quattro anelli piuttosto semplici, uno solo dei quali è
notevole per il filosofico consiglio che porla inciso: Cele fon mal au haineux enuieux - A cesse
fin ql nen soyenl ioyeux. Più importante è un fermaglio d'oro smaltato, in cui entro un cerchio
di foglie sta accosciato un cammello.

Nel Cinquecento accadde una totale trasformazione nell'indirizzo dell'oreficeria: per una parte
si può anzi dire che in quest'arte prima che nelle altre cominciò a svolgersi il processo evolutivo
della decadenza. Ad eccezione del Celimi, che fu in quest'epoca la sola individualità spiccata, gli
altri maestri cessarono dall' applicarsi simultaneamente ai diversi rami dell' arte, come avevano
fatto i loro grandi antecessori del Quattrocento; più non si eseguirono quegl'immensi lavori di
oreficeria religiosa, che tenevano occupate intere generazioni di artisti e che formano ancor oggi
la gloria delle chiese d'Italia, di Francia e di Germania. La lede era venuta meno ed il lusso era
cresciuto: di qui la necessità di un aumento nella produzione dei gioielli minuti, allora che le
severe leggi medievali contro le pompe e gli ornamenti preziosi non erano più tenute in vigore,
o, se l'innovellale, restavano lettera morta. Non è però a dirsi che anche in quelle piccole produ-
zioni artistiche del Cinquecento, improntate al gusto che comunemente dicesi cellinesco, non si
incontrino dei veri capolavori; l'abilità manuale anzi vi ha sfoggiato tutte le sue risorse, sì che dal
punto di vista dell'esecuzione non si può desiderare di più: ma non è men vero che, nella più
gran parte di essi, il merito maggiore risiede appunto nell'accuratezza e nella precisione quasi
perfetta della manualità, mentre le linee generali accennano già all'approssimarsi della decadenza.
E non bisogna dimenticare che gli orefici del Cinquecento avevano a loro disposizione mezzi tecnici
assai più avanzati, e che l'arte del lapidario di mollo progredii a offriva loro le pietre preziose
tagliate regolarmente e quindi meglio utilizzabili e di effetto più grande: eppure i più splendidi
gioielli di questo periodo non valgono certo quelli dei secoli anteriori che ci appaiono più belli,
più gentili, più squisitamente originali.

La collezione Carrand ha un discreto numero di gioielli del secolo decimosesto, e fra i princi-
pali basterà citare un pendente in oro smaltato che raffigura un leone, sostenuto da tre catenelle;
ad ogni zampa e alla bocca dell'animale è attaccata una perla; un altro pendente adorno di perle
e di pietre è fregiato al centro da un cammeo, rappresentante l'adorazione dei magi. Assai grazioso
è un gioiello, forse placchetta da attaccarsi al cappello, che raffigura san Giorgio a cavallo in
atto di trafiggere il drago, e lo credo lavoro di buon artefice italiano ; ò pure degno di nota un

1 Sembra che queste parole doli'©vangelo si credes- come di talismano; è cosa frequente il trovarle sugli
sero in quei tempi dotate di potere soprannaturale e oggetti destinati all'uso personale e specialmente poi si
quindi si può supporre che i fedeli se ne valessero come vedono molto spesso sugli anelli.
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