Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

■fermaglio d'oro smaltato, con una testa femminile al centro, da cui si staccano degli ornamenti di
siile abbastanza puro e di lavoro francese. Una croce episcopale fregiata anteriormente di ama-
tiste e nella faccia posteriore di smalti è da attribuirsi all'arte veneziana verso la Bne del Cinque-
cento: e deve essere pure veneziano un rosario in filograna d'argento a grossi chicchi, sebbene la
croce che vi è appesa abbia da un lato il crocifisso e dall'altro la vergine col bambino, che sono
evidentemente di fattura tedesca.

Importante e rara è una catena per cintura con un fermaglio a fiore di bell'effetto, da cui
pende un'elegante umetta traforata, dove le gentildonne solevano tenere profumi ; 1 e sono curiosi
due microscopici lucchetti in oro e argento che s'aprono a chiave, fregiati di pietruzze e di inci-
sioni e che sono larghi appena mezzo centimetro.

Fra i gioielli pongo anche i piccoli reliquiarii da portarsi indosso, due dei quali sono in cri-
stallo di rocca con legature in oro ed in argento: un terzo tutto d'oro è foggiato a tabernacolo con due
sportellini che si aprono, e contiene un'immagine della vergine con due santi, minutamente inta-
gliati in legno; posteriormente vi è incisa le seguente leggenda: VIRGINIS ARAM QUyE NITET
INTUS DE RATE MftWM MARTE REDEM1T INGLYTUS ARMIS ANDRE FURTADO.

Gli anelli sono parecchi e tutti di buona fattura; è singolare uno che è grossissimo ed ha l'in-
terno foderato di velluto; quasi tutti sono smaltati ed hanno i castoni sostenuti in diverse guise
da piccole cariatidi, da mani, da foglie, da zampe di uccelli o di altri animali. Poco è da dirsi dei
gioielli del secolo seguente, che sono-in scarso numero e di non grande interesse; preziosa per
materia e per fina lavorazione è una figurina di madonna in oro smaltato, che [iosa sa una grossa
perla rotonda e su una mezza luna formata di diamanti.

Oreficeria religiosa. — Sotto questa denominazione generale si raccolgono molti oggetti ese-
guili in diverse guise, che nel medio evo servirono agli usi del culto. Sappiamo già che in quei
tempi gli artisti non isdegnavano valersi anche dei metalli men nobili per produrre lavori, che
con la doratura acquistavano poi apparenza di melallo prezioso; e sebbene la pietà dei fedeli fosse
allora maggiore che in oggi, il costo dell'oro e dell'argento era tanto eccessivo, che solo le chiese
più ricche potevano nelle sacre funzioni usare arredi che fossero pregevoli, non solo per l'arte, ma
anche per la materia. Del resto le opere prodotte dall'oreficeria in argento e ancor più in oro,
ebbero sempre due grandi nemici, prima il loro valore intrinseco che tentò spesso la rapacità degli
uomini, poi la moda: è incredibile quanto l'arte abbia avuto a soffrire dalla manìa di rinnovamento
da cui ogni generazione si sentì invasa; ed è solo da poco tempo che si è cercato di raccogliere
e di conservare quanto il medio evo ed i secoli più vicini a noi avevan prodotto di bello. Per
questo gli oggetti sacri medievali in metalli preziosi sono rarissimi ed anche quelli eseguiti in
bronzo, materia che meglio si prestava ad imitare l'oro e l'argento, non son giurili a noi che
sciupati, mutilati e destinati il più delle volte ad uso ben diverso da quello a cui li consacrava
un tempo la fede intensa dei nostri antichi.

Il primo periodo del medio evo anteriore al mille non è rappresentato in questa serie della
collezione Garrand: è nolo d'altra parte che gli arredi sacri di quell'epoca che ci furon conser-
vati, si contano per così dire sulle dita, e quindi è spiegabile questa lacuna, che si protrae a lui lo
l'undecimo secolo. Del seguente è notevole un nodo di croce processionale di bronzo, lavorato a
giorno, che è Lullo un intreccio di fogliami e di animali favolosi: da un lato spicca una scimmia
col cappuccio fratesco, seduta dinanzi ad un leggio su cui sta un libro aperto; 2 dall'altro v'è una
donna nuda che coglie un frutto da un albero, nella quale forse l'artista ha voluto raffigurare Eva;
lutto l'assieme è ben disposto e lascia trasparire negli ornamenti l'influenza bisantiua, che si eser-
citò, a quell'epoca, specialmente in Germania. Gli è di poco posteriore e spel ta pure all'arte tedesca

1 L'umetta ha molta somiglianza con una simile che
si vede in un ritratto di una nobil donna, Ruland d'Augs-
bourg, datato 1617, e che fu pubblicata dal signor
Luthmer. Joaillerie de la renaissance, tav. 11, 1.

2 In questa figura si potrebbe riconoscere una rap-
presentazione alterata della favola del lupo scolaro; un

bassorilievo della cattedrale di Friburgo, in cui è effigiata
questa favola, è stato illustrato nelle Melanges d'arcìico-
logie, I, 124; ò pure noto un capitello del duomo di
Parma, in cui si vede un lupo in abito di monaco, col-
l'iscrizione: Est monachvs factvs i.vrvs me svb dog-
mate tractvs, che 1' Odorici lesse erroneamente tracius.
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