Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA COLLEZIONE GARRAND NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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evangelisti e il profeta Isaia; l'assieme della croce è assai armonico e degno in tutto dell'arte fio-
rentina.

Ma la più bella e la più preziosa è senza dubbio la croce d'altare d'argento dorato, adorna di
smalti, che dev'essere uscita dall'officina di qualche grande artista del quattrocento. Sul piede a
esagono allungato, con quattro smalli translucidi, ove sono raffigurati gli evangelisti, sorge un
edificio di stile archiacuto, a minutissimi fregi d'argento, dalla sommità del quale s'innalza la croce;
lateralmente se ne staccano due branche ripiegate che sorreggono le statuette della Vergine e di
san Giovanni; tanto queste branche quanto la croce, sono tutte coperte di smalti translucidi, a
disegni geometrici, abbastanza ben conservati; sull'asta trasversale poi, sono posti due piccoli busti
rappresentanti il sole e la luna. 1 Nelle linee generali, questa rammenta la celebre croce fatta da
Antonio del Pollaiolo e da Botto di Francesco Betti per il battistero di Firenze, per quanto ne varii
assai per i particolari e per l'esecuzione; si può anzi dire che la nostra è qualche poco più antica,
se si tien calcolo dello stile che sente ancora parecchio del gotico.

I reliquiarii sono molti e di molteplici forme: importante assai pel lavoro è un grosso busto o
piviale in argento e bronzo dorato, su cui doveva posare una testa di santo, come si vede in
parecchi esemplari di sinaìl genere, e segnatamente in quello di sant'Ignazio martire, che è conser-
vato nel Museo Nazionale; in quello della collezione Carrand si è riprodotto assai bene a sbalzo
il disegno della stoffa e i ricami che l'adornavano. Un altro reliquiario d'argento, per ora tutto in
pezzi, ha un piede rettangolare su cui s'innalza un'asta che sostiene due edicole con figurine di
santi ed angioletti, di fine lavoro; lo stile degli ornamenti e più ancora quello delle statuine me
lo fa credere opera neerlandese. Gli somiglia molto un altro reliquiario a piede esagonale pure
con statuine di santi; il piede però col monogramma di Gesù e con teste di serafini, è posteriore
d'assai e spetta alla seconda metà del secolo decimosesto.

L'arte italiana è rappresentata da una base di rame dorato, sorretta da quatto massiccie zampe
di leone; intorno al nodo gira un'iscrizione smaltata: 1$ QUÉSTO EL BRACCI© DI SCO IPOLITO
MARTIRE: È DE LA DISCIPLINA DI SCO GREGORO DA SA SEO %. Seguono un alto reliquiario
a piede esagono con nodo a smalti, sostenente un'edicola a guisa di edificio archiacuto, sormontata
dal crocifisso; due piccole custodie da reliquie a forma di tronco di piramide esagona, adorne di
incisioni, che contenevano frammenti delle vesti di san Luca e di san Lorenzo; un nodo di bronzo
dorato con sei nicchiette gotiche, che dovevano dar ricetto a statuine di santi, oggi scomparse, e
che son notevoli per la ricca ornamentazione a fogliami.

Alla metà del secolo si può riferire un calice con piede a sei lobi, ornato di arabeschi incisi
e con placchettine a ligure di santi nel nodo, che in origine erano ricoperte da smalti translucidi.
Gli è posteriore ed è anche di lavoro più fine un altro calice con piede esagono, sugli spicchi del
quale si alternano il monogramma di Gesù e tre piastrine niellate, in una delle quali è espresso
Gesù che esce dal sepolcro, nell'altro san Michele e nella terza uno si emina a testa di cavallo,
entro cui è un albero, colle lettere P. G. E. S. 3; nel nodo è ripetuto a stampo, su lastra d'argento,
l'agnello mistico: i nielli sono eseguiti assai bene, massime quello rallìgurante l'arcangelo Michele,
che è di disegno molto corretto ed insieme pieno di movimento.

Gli altri arredi sacri che appartengono all'arte del quatlrocenlo sono due paci, una di bronzo
dorato con ornamenti a nodi intrecciati, che ha nel tabernacoletto centrale una microscopica Depo-

1 I busti del sole e della luna si trovano in quasi
tutte le rappresentazioni medioevali della crocifissione, e
cadono in disuso all'epoca del Rinascimento; anche questo
quindi è un carattere d'arcaicità por la nostra croce.

2 Forse San Severo?

3 Le iniziali accennato mi hanno fatto supporre che
il calice possa aver appartenuto ad un vescovo, sebbene
lo stemma non porti nessun ornamento che possa giu-
stificare questa attribuzione; ora dei vescovi italiani il
cui nome s'adatti alle iniziali od anche all'epoca pre-
sunta dal calice, non v'è che Pietro Gara domenicano,

eletto vescovo di Savona nel 1472, o durato in sede sino
al 1499. L'Ugholli non pubblica lo stemma del Gara c
non mi è stato possibile di rinvenirlo in altre opere;
però la somiglianza dell'albero che si vedo nel nostro
calice colla rovere che è l'arme della celebro famiglia
omonima e l'intreccio caratteristico dei rami che è co-
mune ad ambidue (salvo che nel nostro i rami si ter-
minano con frutti che sembrali di pino) mi fa credere
ohe questo possa essere veramente lo stemma del Gara,
che fu parente e protetto di papa Sisto quarto, e poti''
averne assunte le insegne gentilizie, in parte modificate.
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